10 Settembre 2019

La Cappella degli Scrovegni. Arte e religione. L’Ingresso a Gerusalemme è un affresco (200×185 cm) di Giotto, databile al 1303-1305 circa e facente parte del ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova.

Filed under: LEZIONI DI RELIGIONE — giacomo.campanile @ 03:10

Giotto (1267-1336) è universalmente considerato come il più importante pittore della grandiosa stagione gotica, del Medioevo tutto e come uno dei principali protagonisti dell’intera storia dell’arte. Ma conobbe il successo anche mentre era in vita. Grazie all’impresa della decorazione della Basilica di San Francesco ad Assisi, con le Storie del santo, riuscì a creare, in breve tempo, una delle più importanti botteghe artistiche d’Italia, che contava allievi, aiuti e collaboratori a vari livelli. Questo gli consentì di accettare, nel corso della sua carriera, molte commissioni e in diverse città della penisola. Il maestro si spostava tra questi centri, impostando i lavori che tuttavia venivano spesso continuati dai suoi aiutanti, per suo conto. Dopo Assisi si recò a Firenze, quindi a Pisa, poi a Roma e infine a Rimini. La Cappella degli Scrovegni di Giotto.

La Cappella degli Scrovegni

Nel 1300, a Padova, il ricchissimo banchiere Enrico Scrovegni acquistò un terreno sul sito dell’antico anfiteatro romano, per edificarvi, tra il 1302 e il 1303, un piccolo ambiente a una sola navata (lungo 29,88 m, largo 8,41 m, alto 12,65 m), inizialmente dedicato a Santa Maria della Carità e poi chiamato Cappella degli Scrovegni (o anche Cappella dell’Arena, in ricordo dell’anfiteatro che lì nei pressi sorgeva). La cappella, privata ma aperta al pubblico, era, in origine, collegata al Palazzo degli Scrovegni, abbattuto nel 1827. Oggi risulta, invece, isolata.

Cappella degli Scrovegni, Padova. Veduta esterna.

Enrico aveva ereditato una immensa fortuna ma anche una pessima fama. Suo padre Rinaldo, “prestatore”, all’epoca considerato usuraio, era finito nell’Inferno dantesco. La costruzione della cappella, di fatto una piccola e preziosa chiesa cittadina, gli serviva a ripulire la sua immagine di famiglia e a presentarsi come un nobile, e soprattutto devotissimo, cavaliere benefattore.

Giotto, Enrico Scrovegni dona la Cappella degli Scrovegni alla Madonna. Particolare del Giudizio Universale. Padova, Cappella degli Scrovegni.

Nel 1303, Enrico chiese a Giotto, ormai quarantenne e all’apice della sua fama, di affrescare la cappella. I lavori impegnarono l’artista fino al 1305 ma procedettero celermente. Sappiamo che nel marzo del 1304 papa Benedetto XI rilasciò la concessione di indulgenze ai visitatori e che i fedeli iniziarono ad affollare la cappella, anche per ammirare gli affreschi di Giotto, che a quella data erano in gran parte realizzati. Negli anni 1317-1320 venne ultimata la zona dietro l’altare, con le tombe di Enrico e di sua moglie, la cui decorazione è tuttavia opera di un mediocre pittore padovano che operò nello stile di Giotto.

Giovanni Pisano

All’interno della cappella era un tempo conservato un crocifisso dipinto da Giotto medesimo, oggi al Museo degli Eremitani. Collaborò alla decorazione della Scrovegni, su incarico di Enrico, anche lo scultore Giovanni Pisano, che per l’altare realizzò tre sculture: due angeli e la celebre Madonna degli Scrovegni. Insomma, per la sua cappella, Enrico volle gli artisti più famosi del suo tempo.

Giotto, Crocifisso di Padova, 1303-05. Tempera su tavola, 2,23 x 1,64 m. Padova, Museo degli Eremitani.
Leggi anche:  I crocifissi di Giotto a Firenze, Rimini e Padova

Rispetto alle Storie di San Francesco, dipinte pochi anni prima da Giotto nella Basilica superiore di San Francesco ad Assisi, gli affreschi della Scrovegni sono giunti a noi meno rovinati: gli sfondi realizzati con l’azzurrite, applicata a secco, si sono meglio conservati, apparendo di colore più intenso. Nel 2001, l’intera decorazione pittorica è stata oggetto di uno straordinario restauro che ha in gran parte restituito le brillanti cromie di un tempo.

Leggi anche:  Le Storie di San Francesco di Giotto e la questione giottesca
Giotto, Cappella degli Scrovegni. Particolare dell’interno con i quattro registri sovrapposti affrescati.

La decorazione della Scrovegni

La decorazione pittorica della Cappella degli Scrovegni è veramente grandiosa. Giotto scelse di ricoprire l’intera superficie muraria con un vasto e articolato ciclo di affreschi, secondo un programma assai complesso. Le pareti della navata presentano nella parte più bassa un alto zoccolo di finti marmi, dove si aprono, con grande resa realistica, alcune nicchie con le allegorie dei Vizi e delle Virtù dipinte in monocromo.

Quadro compositivo delle Virtù e dei Vizi di Giotto. Padova, Cappella degli Scrovegni.
Giotto, Fede, dalle Virtù, 1303-5. Affresco, 120 x 55 cm. Padova, Cappella degli Scrovegni.
Giotto, Carità, dalle Virtù, 1303-5. Affresco, 120 x 55 cm. Padova, Cappella degli Scrovegni.
Giotto, Invidia, dai Vizi, 1303-5. Affresco, 120 x 55 cm. Padova, Cappella degli Scrovegni.
Giotto, Ira, dai Vizi, 1303-5. Affresco, 120 x 55 cm. Padova, Cappella degli Scrovegni.

Le grandi scene figurate

Nella parte alta compaiono invece gli affreschi con grandi scene figurate, disposte su tre registri sovrapposti in modo da seguire un andamento rigorosamente narrativo. Le scene narrano le Storie di Anna e Gioacchino (i genitori della Madonna) nel primo registro in alto della parete sud, a destra rispetto all’altare; poi le Storie di Maria nel primo registro in alto della parete nord, a sinistra rispetto all’altare.

Le Storie di Cristo iniziano sull’Arco Trionfale dell’altare in alto, con Dio Padre e l’Annunciazione, proseguono con la Visitazione, sempre nell’Arco Trionfale, e poi si snodano a partire dal secondo registro della parete sud, per continuare sul medesimo registro della parete nord e poi, passando nuovamente per l’Arco Trionfale, con una sola scena, sul terzo registro in basso di entrambe le pareti.

 

La presenza di sei finestre su un solo lato della cappella, quello sud, vincolò l’impianto della decorazione, rendendolo asimmetrico nelle due pareti: Giotto scelse di inserire due riquadri sovrapposti in ogni spazio tra le finestre, all’altezza del secondo e terzo registro, creando delle fasce ornamentali nell’altra parete per ricavarvi riquadri di egual misura, anche se in numero maggiore: 18 invece che 16. Il ciclo di affreschi della Scrovegni è concluso da una grande raffigurazione del Giudizio Universale, dipinta sulla controfacciata.

Giotto, Cappella degli Scrovegni, 1303-05. Veduta dell’interno verso la controfacciata con il Giudizio Universale.
Leggi anche:  Il Giudizio universale di Giotto nella Cappella degli Scrovegni
Giotto, Cappella degli Scrovegni, 1303-05. Veduta dell’interno verso l’altare.

Lo schema della Cappella degli Scrovegni

Schema della Cappella degli Scrovegni, verso l’altare, con la distribuzione di episodi e personaggi nelle pareti e nella volta e indicazione della sequenza di lettura. 1-6 Storie di Anna e Gioacchino 1 Cacciata di Gioacchino; 2 Gioacchino dai pastori; 3 Annuncio ad Anna; 4 Sacrificio di Gioacchino; 5 Sogno di Gioacchino; 6 Incontro alla porta aurea. 7-12 Storie di Maria 7 Nascita della Vergine; 8 Presentazione della Vergine al Tempio; 9 Cerimonia dei bastoni; 10 Preghiera per il miracolo; 11 Matrimonio della Vergine; 12 Corteo nuziale. 13-39 Storie di Cristo 13 Arcangelo Gabriele; 14 Dio Padre circondato dagli angeli; 15 Vergine annunciata; 16 Visitazione; 17 Natività; 18 Epifania; 19 Presentazione al Tempio; 20 Fuga in Egitto; 21 Strage degli innocenti; 22 Cristo fra i dottori; 23 Battesimo di Cristo; 24 Nozze di Cana; 25 Resurrezione di Lazzaro; 26 Ingresso di Cristo a Gerusalemme; 27 Cacciata dei mercanti dal Tempio; 28 Tradimento di Giuda; 29 Ultima Cena; 30 Lavaggio dei piedi; 31 Bacio di Giuda; 32 Cristo nel Sinedrio; 33 Cristo deriso; 34 Andata al Calvario; 35 Crocifissione; 36 Compianto; 37 Resurrezione; 38 Ascensione; 39 Pentecoste. 40-41 Coretti prospettici42-48 Virtù 42 Prudenza; 43 Forza; 44 Temperanza; 45 Giustizia; 46 Fede; 47 Carità; 48 Speranza. 49-55 Vizi 49 Disperazione; 50 Invidia; 51 Infedeltà; 52 Ingiustizia; 53 Ira; 54 Incostanza; 55 Follia. 56-58 Volta 56 Redentore; 57 Madonna col Bambino; 58 Giovanni Battista e Profeti.
Giotto, Cappella degli Scrovegni, 1303-05. Parete sud.
Giotto, Cappella degli Scrovegni, 1303-05. Parete nord.
Giotto, Cappella degli Scrovegni, 1303-05. Arco Trionfale con l’abside.

Le Storie di Anna e Gioacchino

Nei primi sei riquadri della parete sud si narrano le Storie di Anna e Gioacchino, i genitori della Madonna, ispirate da un Vangelo apocrifo, ossia il Protovangelo di San Giacomo, e rielaborate, in età medievale, dalla Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze. I due coniugi, oramai anziani, non avevano avuto figli, e questo all’epoca era considerato un disonore. Così, Gioacchino viene cacciato dal Tempio di Gerusalemme e, mortificato, si rifugia fra i pastori. Ma l’Arcangelo Gabriele annuncia ad Anna che presto diventerà madre. Gioacchino, avvertito in sogno da un angelo, può tornare a casa.

Giotto, Annuncio a Sant’Anna, dalle Storie di Anna e Gioacchino, 1303-5. Affresco, 2 x 1,85 m. Padova, Cappella degli Scrovegni.

L’incontro con la moglie avviene presso la Porta Aurea di Gerusalemme, che nell’affresco di Giotto, intitolato, appunto, Incontro di Anna e Gioacchino alla Porta Aurea, ricorda l’Arco di Augusto di Rimini, città in cui Giotto aveva soggiornato prima di arrivare a Padova. I due si abbracciano e, teneramente, si baciano sulla bocca. È, questo, uno dei baci coniugali più teneri e sinceri di tutta la storia della pittura italiana. Gioacchino è seguito da un pastore, che risulta tagliato per metà fuori dalla scena, a suggerire che lo spazio si estende oltre la cornice del riquadro: una soluzione, per quei tempi, modernissima ed efficacissima.

I colori e le virtù teologali

Anna è invece accompagnata da un gruppo di donne festanti e vestite con abiti i cui colori simboleggiano le virtù teologali: il verde la Speranza, il bianco la Fede, il rosso la Carità. Una sola donna è completamente vestita di nero e si copre parzialmente il volto con il manto. Questo personaggio misterioso potrebbe simboleggiare la religione ebraica, o Sinagoga, che si ritrae di fronte alla nascente chiesa cristiana oppure la condizione di sostanziale vedovanza vissuta da Anna in assenza del marito e che ora sta per terminare.

Giotto, Incontro di Anna e Gioacchino alla Porta Aurea, dalle Storie di Anna e Gioacchino, 1303-5. Affresco, 2 x 1,85 m. Padova, Cappella degli Scrovegni.
Giotto, Incontro di Anna e Gioacchino alla Porta Aurea, dalle Storie di Anna e Gioacchino, 1303-5. Particolare.
Giotto, Incontro di Anna e Gioacchino alla Porta Aurea, dalle Storie di Anna e Gioacchino, 1303-5. Particolare.

Le Storie di Maria

Le Storie di Maria, ispirate alla Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze, si dispiegano dalla sua nascita fino al suo corteo nuziale. La scena della Natività di Maria, che apre questo segmento del ciclo giottesco, si svolge nella casa dei genitori, la medesima che si incontra nel precedente Annuncio ad Anna. L’abitazione è ovviamente semplificata nella sua struttura, limitandosi alla sola camera da letto, che si apre alla vista dell’osservatore venendo privata di una parete.

Una donna, alla porta, porge ad un’altra figura femminile dei panni; dentro, un’altra donna vestita di rosso porta un contenitore con del brodo, solitamente preparato per sostenere le puerpere sfinite, mentre la levatrice sta porgendo Maria, completamente fasciata, a sua madre Anna. Si noti l’estremo realismo con cui viene rappresentato il letto, con la sua bella coperta a righe e la tenda del baldacchino che può scorrere, grazie agli anelli, sulle stanghe di legno, fissate al soffitto.

In primo piano, troviamo in una anacronistica sovrapposizione temporale (molto frequente nelle scene medievali e anche rinascimentali) la piccola Maria cui è stato appena fatto il bagnetto e alla quale una donna sta strizzando il nasino, con l’intento di renderlo più affilato e delicato. L’espressione contrariata della piccola è tanto naturale quanto irresistibile.

Giotto, Natività di Maria, dalle Storie di Maria, 1303-5. Affresco, 2 x 1,85 m. Padova, Cappella degli Scrovegni.

Le Storie di Cristo

Le Storie di Cristo raccontano le vicende umane del Messia attraverso un gran numero di scene che partono dall’Annunciazione, e quindi dal contestuale miracoloso concepimento, per concludersi con la Pentecoste. Alcuni episodi, come la Natività, la Fuga in Egitto, la Resurrezione di Lazzaro, il Bacio di Giuda e il Compianto, sono considerati come le cose migliori dipinte dal grande pittore toscano.

Giotto, Natività, dalle Storie di Cristo, 1303-5, particolare. Affresco, 2 x 1,85 m. Padova, Cappella degli Scrovegni.
Leggi anche:  Le Natività di Giotto e Duccio

La Fuga in Egitto

L’impostazione della scena con la Fuga in Egitto è tutta concepita lungo una direttrice orizzontale, a indicare il lento e faticoso cammino della Sacra Famiglia che, guidata da un angelo preoccupato e impaziente, cerca la salvezza. L’ultimo personaggio a sinistra è addirittura tagliato, come in un fotogramma cinematografico. La Vergine, al centro, affronta questa prova con la dignità di una regina costretta all’esilio; tiene con sicurezza il figlio in braccio, aiutata da una fascia annodata sulla spalla. Giuseppe ascolta il ragazzo che porta l’asino ma il suo pensiero è chiaramente altrove. Il paesaggio, come sempre accade nei dipinti giotteschi, accompagna la vicenda: la cresta montuosa al centro sullo sfondo gareggia con Maria per monumentalità e, trovandosi sull’asse di simmetria verticale, bilancia l’intera composizione.

Giotto, Fuga in Egitto, dalle Storie di Cristo, 1303-5. Affresco, 2 x 1,85 m. Padova, Cappella degli Scrovegni.

Nella Resurrezione di Lazzaro, Gesù, in piedi a sinistra, alza il braccio destro, ordinando a Lazzaro, morto oramai da giorni, di uscire dal suo sepolcro. L’uomo, avvolto dalle bende, ha le labbra e le palpebre semichiuse, il volto giallo e scavato, e mostra ancora i segni della putrefazione, sicché qualcuno porta il mantello al naso, infastidito dal cattivo odore. Tutti i presenti reagiscono manifestando, con gesti espliciti, il proprio sbalordimento. In particolare, l’uomo vestito di verde stende il braccio destro, in una efficacissima posizione di scorcio, già paragonabile ad analoghe soluzioni rinascimentali. Le sorelle di Lazzaro, Marta e Maria di Betania, crollano ai piedi di Cristo, per ringraziarlo e adorarlo.

Giotto, Resurrezione di Lazzaro, dalle Storie di Cristo, 1303-5. Affresco, 2 x 1,85 m. Padova, Cappella degli Scrovegni.
Giotto, Il bacio di Giuda, dalle Storie di Cristo, 1303-5. Affresco, 2 x 1,85 m. Padova, Cappella degli Scrovegni.
Leggi anche:  Il Bacio di Giuda di Giotto

Il Compianto del Cristo morto

Le scene della Passione sono segnate da un sentimento sempre crescente. È considerato uno dei più bei dipinti di tutti i tempi il Compianto del Cristo morto. Qui, l’asse portante della composizione è definito dalla posizione del corpo deposto dalla croce, intorno al quale si dispongono gli altri personaggi: la Madonna, che gli tiene il busto sulle ginocchia, Maria di Cleofa (a sinistra) con le braccia aperte, Maria Salomè (al centro) che gli tiene le mani, la Maddalena che gli tiene i piedi, il giovane san Giovanni piangente che sovrasta il gruppo e altri uomini e donne.

Questa piccola folla di dolenti non solo crea, con il volume dei corpi, uno spazio credibile attorno a Gesù (si notino anche le due figure di spalle), ma con gesti e atteggiamenti variati e perfettamente calibrati orchestra una scena emotivamente coinvolgente, di un lirismo sino ad allora impensabile.

Giotto, Compianto del Cristo morto, dalle Storie di Cristo, 1303-5. Affresco, 2 x 1,85 m. Padova, Cappella degli Scrovegni.

I gesti e il paesaggio

Alcuni personaggi non appaiono direttamente coinvolti nella scena e sembrano piuttosto testimoni esterni dell’evento: come i due uomini fermi e in piedi sulla destra, forse Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea, quest’ultimo pronto con la Sindone al collo. Nicodemo tiene le mani intrecciate, il gesto tipico del testimone impotente di un evento tragico. La donna alle spalle della Madonna intreccia le mani e le posa sotto la guancia, con un effetto profondamente naturale.

Giotto, Compianto del Cristo morto, dalle Storie di Cristo, 1303-5. Particolare.

Altri, invece, palesano la propria disperazione: come Maria di Cleofa alla sinistra, che alza le braccia al cielo, o come Giovanni, le cui braccia spalancate, espressione di un’incontrollabile disperazione, sembrano irrompere nello spazio intorno. Gli angeli volteggiano nel cielo come uccelli impazziti; alcuni di loro singhiozzano, altri portano le mani al viso, altri ancora sono mostrati nell’atto violento di tirarsi i capelli.

Giotto, Compianto del Cristo morto, dalle Storie di Cristo, 1303-5. Particolare.

Sullo sfondo si dispiega un desolato paesaggio invernale; l’albero spoglio è un chiaro richiamo alla morte di Gesù e testimonia il dolore universale per quell’estremo sacrificio. Una roccia taglia diagonalmente lo spazio della scena e sembra precipitarsi sul corpo di Cristo, rispondendo al pianto disperato di Giovanni. Anche lì, nel nodo principale della scena, dove Maria accosta teneramente il proprio viso a quello di Gesù, piomba il silenzio: la madre e il figlio, come al momento della Natività, sono di nuovo soli.

Giotto, Compianto del Cristo morto, dalle Storie di Cristo, 1303-5. Particolare.

I coretti della Scrovegni

Nell’Arco di Trionfo di accesso all’abside, Giotto dipinse due ambienti voltati a crociera e mostrati in prospettiva, comunemente chiamati coretti. Si trovano nel registro inferiore dell’arco trionfale e quindi, idealmente, affiancano l’altare. Questi ambienti costituiscono degli efficacissimi trompe-l’oeil (termine con cui si chiamano quelle immagini illusionistiche concepite per ingannare l’occhio e per creare ambienti virtuali che nella realtà non esistono): nel caso specifico, simulano la presenza di un transetto che non venne mai costruito.

Giotto, Cappella degli Scrovegni, 1303-05. Veduta angolare dell’interno verso l’altare.

Si connettono alla cappella per mezzo di un grande arco a sesto acuto e si affacciano idealmente all’esterno per mezzo di eleganti e alte finestre bifore. Dai centri delle volte pendono delle lampade ad olio, tenute insieme da strutture metalliche, fedeli riproduzioni di oggetti assai comuni all’epoca.

Giotto, Coretto destro della Cappella degli Scrovegni. Affresco, 140 x 150 cm.

I coretti della Scrovegni rappresentano una delle prove più convincenti di prospettiva medievale, la cui applicazione costituisce, certamente, una delle componenti più rivoluzionarie della pittura giottesca. Benché empirica, ossia tirata ad occhio e in assenza di regole geometriche (sarà Brunelleschi, nel primo Quattrocento, ad elaborarle), la prospettiva di Giotto è davvero credibile, perfino stupefacente, e risponde perfettamente allo scopo per cui venne adottata dall’artista.

La volta

La volta della Scrovegni presenta uno spettacolare cielo stellato, ricco di stelle ad otto punte (il numero otto fa riferimento all’ottavo giorno, e quindi al tempo di Dio, all’Eternità). Due grandi tondi accolgono le figure del Redentore benedicente e della Madonna col Bambino; altri otto tondi ospitano Giovanni Battista e i sette grandi profeti dell’Antico Testamento.

Giotto, Volta della Cappella degli Scrovegni, 1303-05. Affresco.

Un linguaggio pittorico rivoluzionario

Gli affreschi della Cappella degli Scrovegni sono considerati espressione della maturità artistica di Giotto, il quale, liberatosi in pochi anni delle ultime esitazioni stilistiche, ancora presenti ad Assisi, rese più sfumato il chiaroscuro dei suoi dipinti, ammorbidì il modellato, acquisì maggiore sicurezza nella resa anatomica dei corpi e nell’uso della prospettiva empirica e intuitiva. Giotto, insomma, si dedicò con risultati di eccellente naturalismo alla rappresentazione della vita reale.

Lo spazio immaginato è più razionale, le architetture non sono più solo scatole spaziali o sfondi teatrali della scena illustrata ma diventano le immagini di ambienti concreti in cui gli uomini vivono e di cui vale la pena mostrare i bauli, le panche, le mensole, i letti, le tende, le coperte a righe; i personaggi s’impongono in quello spazio, con la forza plastica dei loro corpi. Raramente, nella storia dell’arte, un artista è stato così incline a guardare all’umanità dei propri personaggi con tanta accondiscendenza.

E la cosa stupisce ancora di più se consideriamo che Giotto era un pittore medievale che dipingeva episodi sacri. Nella scena della Lavanda dei piedi, per esempio, all’osservatore più attento non sfugge il gesto dell’apostolo che, evidentemente imbarazzato perché consapevole di avere i piedi sporchi, prima che Gesù arrivi da lui cerca di porre rimedio dandosi una ripulita, con un indice passato fra le dita…

Giotto, Lavanda dei piedi, dalle Storie di Cristo, 1303-5. Affresco, 2 x 1,85 m. Padova, Cappella degli Scrovegni.
Giotto, Lavanda dei piedi, dalle Storie di Cristo, 1303-5. Particolare.

La teologia di Giotto

Questo specchio della vita non è fine a sé stesso: l’ulteriore conquista della realtà ha invece per Giotto una chiara finalità morale. Il suo nuovo naturalismo è interamente al servizio dell’uomo, della sua vita e delle sue emozioni. Egli volle calare l’evento divino in una dimensione quotidiana che l’osservatore medievale poteva facilmente riconoscere e sentire propria. I grandi riquadri figurati della Scrovegni si susseguono come i canti di un poema cristiano, dove si coglie una serrata trama di natura teologica.

Gli affreschi esprimono il senso della continuità che lega le vicende che avevano preparato l’avvento di Cristo ai fatti narrati dal Nuovo Testamento; mostrano il concatenarsi degli eventi con i quali si concretizza il disegno divino, cui gli uomini sono chiamati a fare parte. Ed è ancora al destino degli uomini che Giotto sembra dedicare la maggiore attenzione, sicché (nonostante il tema) il suo “poema cristiano” non vuole essere dottrina ma “semplice” racconto, nel quale leggiamo brani di alta poesia.

Giotto, Cappella degli Scrovegni, 1303-05. Interno, veduta grandangolare.

L’Ingresso a Gerusalemme è un affresco (200×185 cm) di Giotto, databile al 1303-1305 circa e facente parte del ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova. È compresa nelle Storie di Gesù del registro centrale superiore, nella parete sinistra guardando verso l’altare.

Descrizione e stile

Da sinistra Gesù avanza a cavallo di un asino verso le porte di Gerusalemme, seguito dagli Apostoli e andando incontro a una folla incuriosita: chi si prostra, chi accorre a vedere, chi è sorpreso, ecc. Sebbene la stesura denoti un’autografia non piena dell’episodio, la scena spicca come una delle più vivacemente naturali del ciclo, con una serie di episodi interni tratti dalla vita quotidiana, come quello dell’uomo che si copre la testa col mantello (un’azione goffa o un simbolo di chi non vuole accettare l’arrivo del Salvatore?) oppure i due fanciulli che salgono sugli alberi per staccare i rami d’ulivo da gettare al Salvatore e per vedere meglio, dettaglio derivato dalla tradizione bizantina, ma qui più realistico che mai, come già comparso nelle Storie di san Francesco ad Assisi, in particolare nella scena del Pianto delle clarisse.

La porta urbica è la stessa che si ritrova, ruotata, nella scena dell’Andata al Calvario.


TESTI E ACCORDI CANTI DI GIACOMO CAMPANILE

CLASSEVIVA

 

FOTO

RMLG0031.233089

Giacomolode

INNO MONTALE, TESTO.

EX803PT

giacomo.campanile@liceomontaleroma.it

Giacomolode

ORARIO 25921

LUN  . . .1r secondo .  5d terzo 2b secondo   

MARTEDI   2r Terra 1d primo 5r terra 4r terzo     . . . .

MERCOLEDI ..5b primo 3d secondo 1p terzo 1b terzo  . . .

GIOVEDI  2d primo 2p terzo 3p terzo.    . . .

VENERDI   . . 4b primo 3b terra 3r  terzo 4d primo  . .

  1. 08-8.50

2. 8.50-9;40

3. 9:40-10:40

4. 10:40 – 11:40

5. 11:40-12:40

6. 12:40-13:५०

7. 13:40-14:40

8. 14:40-15,40

1° RIC 10:30

10:50

20 RIC

12:30

12:50

 

Per partecipare alla lezione video di Religione, fai clic su questo link:

https://meet.google.com/xso-nfxz-uma

La festa di tutti i Santi.

GIUBILEI NELLA STORIA.

BIBBIA DA COMMENTARE. LEZIONE OTTOBRE 2021

Cristianesimo in Cina. Lezione settembre 2021

Compiti per le vacanze. Estate 2020-21 Leggere il libro di Giobbe dall’Antico Testamento.

I Måneskin trionfano all’Eurovision Song Contest, con loro esulta anche il professore Giacomo Campanile: ”Spingere Damiano nei suoi primi palchi è stato un dono”

L’appartenenza ad una Comunità e l’orfananza

Beata Vergine Maria di Fatima. Religione e devozione mariana.

LE PARABOLE DI GESÙ.

1. Religione, canto, musica e gioia. 

I sogni e il futuro – sull’ascolto dei giovani di Roma.  Religione e attualità.

Giovani e spiritualità – SECONDO VIDEO sull’ascolto dei giovani  Religione e attualità.

Ascolto dei giovani ed adolescenti – SENTIMENTI ED EMOZIONI 

Religione e attualità.

la religione fondata da Zarathustra (Zoroastro). Mazdeismo, parsismo.

Bach e Mozart e la passione di Cristo.

Il Getsemani parola aramaica che significa frantoio

ULTIMA CENA – LEONARDO DA VINCI

Damiano David e i Maneskin vincono il festival 2021. Religione e musica.

Le virtù cardinali e le virtù teologali. Religione e morale.

Diego Fusaro, nel suo libro “Glebalizzazione. La lotta di classe ai tempi del populismo”

Giotto, Lavanda dei piedi

 VIZI CAPITALI. Religione e morale.

La basilica di San Pietro in Vaticano. Architettura, Arte e Religione.

Oh mio Dio! è un film del 2017 diretto da Giorgio Amato.

SIGNIFICATO DELLA QUARESIMA. 

Carnevale storia e religione.

Beata Vergine Maria di Lourdes

La basilica di San Pietro in Vaticano. Architettura, Arte e Religione.

Hegel la filosofia della religione. 

La Candelora. Significato della Festa popolare. Gesù venne presentato al Tempio e offerto a Dio.

Socrate e il cristianesimo.

Karl Marx e la Religione.

Prologo Giovanneo in greco

LA LISTA D’ORO. ESERCITAZIONE

Teologia della morte di Dio. teologia radicale

“Glebalizzazione”

Amore, amicizia, fidanzamento.

Bibbia e Religione. IL NUOVO TESTAMENTO

Monachesimo, storie di uomini e di deserti – Da Oriente ad Occidente

Sant’ Antonio Abate il fondatore del monachesimo cristiano.

Gregorio Magno e il monachesimo

Beato Gioacchino da Fiore Abate cistercenseCelico, Cosenza, 1130  Fiore, 30 marzo 1202

Sant’ Angela da Foligno Terziaria francescana 4 gennaio Foligno, 1248 – 4 gennaio 1309

Martin Lutero il riformatore 1546

Riforma protestante

LIBERTÀ E RELIGIONE.

Religione Ortodossa e popoli slavi. 99 Differenze tra l’Ortodossia e il Cattolicesimo Romano

IL TEMPO DI AVVENTO

QUIZ SULLA BIBBIA.

NATALE 2020

IL NATALE DI GESÙ’.

CANZONI DI NATALE TESTI

L’imperatore Costantino

ROMA. CAPUT MUNDI.

SACCO DI ROMA. 

Miracoli di Gesù

Chi è Gesù? La vita di Gesù. VANGELI.

Bibbia e Religione. Testi LEZIONE

POLITICA E RELIGIONE IN AMERICA. 

Vita e messaggio di San Filippo Neri. Proietti è S. Filippo Neri nella fiction sulla RAI

Peste e pandemia in San Cipriano

Il grande Sant’Agostino di Ippona.

RELIGIONE E PACE. EDUCARE ALLA PACE NELLA SCUOLA. 

Carlo Acutis, la storia del ragazzo morto a 15 anni proclamato beato ad Assisi.

Vita e messaggio di Mosè.

Introduzione alla Sacra Bibbia.

Il Concilio Vaticano II

Basilica di Santa Maria del Popolo a Roma

Voi sarete il mio popolo

ABRAMO (Genesi 12,1-3).

LA RELIGIONE DEI GRECI, ETRUSCHI, ROMANI.

CANTICO DELLE CREATURE DI SAN FRANCESCO D’ASSISI

IL TEMPIO DI GERUSALEMME

Pitagora e la religione.

Missione degli arcangeli Michele Gabriele e Raffaele.

Angelo custode. Tutti quanti abbiamo un angelo.

STATISTICHE MONDIALI POPOLAZIONE

Cristianesimo ed Epicureismo

Campanile group concerto Senigallia festival di Epicuro

prima parte

seconda parte

Regole anticovid per la scuola 

Margherita e la musica

Il pellegrinaggio cristiano. Lezione 2020-21

San Giustino filosofo.

 

Giacomino. La LODE. Nuovo canto 30919. 

LE DIMORE E MARGHERITA

 

Preghiere di guarigione per il virus

INNO MONTALE, TESTO. 

HOSANNA   

Ti ringrazio remix

TI RINGRAZIO.  GIACOMO

ALLELUJA LAMPADINE

Hosanna 1-2-20

Vi darò un cuore

 Pace a te veloce

Pace a te

Gesù al mattino Gesù alla sera. Concerto Madonna delle grotte. Mondolfo

Laudato sii mi Signore di S.Francesco

Giovanni Paolo II, il papa più amato

Le chiese di Senigallia.

Beata Vergine Maria di Fatima

Credo (liturgia)

FESTE DEL MESE DI MAGGIO 

Devozione mariana e Religione. 

L’Arca dell’Alleanza. Bibbia e Religione.

Apparizioni mariane nel mese di maggio. 

CRUCIVERBA SULLA BIBBIA.

La basilica di San Pietro in Vaticano. Arte e Religione.

Discepoli di Emmaus. Luca 24,13 – 35. In Caravaggio.

 

Noli me tangere è un affresco di Giotto nella Cappella degli Scrovegni di Padova.

QUIZ SULLA PASQUa

  1. Apparizioni mariane nel mese di maggio.

Caravaggio e la Pasqua di Cristo.

Significato teologico della Pasqua cristiana.

Cibi di Pasqua tradizionali ebraici e cristiani.

Le sette opere di misericordia .

Le virtù cardinali e le virtù teologali. 

Le Tentazioni di Gesù nel deserto.

Pasolini e la fede. Lezione marzo 2020

SIGNIFICATO DELLA QUARESIMA DI GIOIA

Coronavirus, morale e religione. Emergenza mondiale.

LE VIRTÙ’. CARDINALI E TEOLOGALI.

Blaise Pascal. Filosofia e Religione.

CROCIFISSO NELL’ARTE. Lezione marzo 2020.

PLATONE E LA RELIGIONE. LEZIONE MARZO 2020

Carnevale storia e religione. 

Gelosia.

Beata Vergine Maria di Lourdes

MORALE SESSUALE. Il nuovo ordine erotico. Gender, LGTB

Estasi Mistica.

Dottrina sociale della Chiesa.

Papa e antipapa.

I CRISTIANI PERSEGUITATI.

Giuseppe il re dei sogni

Il sacramento del Battesimo.

Christian day. LEZIONE FEBBRAIO 2020

Il manicheismo. LEZIONE FEBBRAIO 2020

Magia e Religione. Lezione febbraio 2020

I CRISTIANI PERSEGUITATI.

la religione fondata da Zarathustra (Zoroastro). Mazdeismo, parsismo.

 ABRAMO (Genesi 12,1-3).

Giordano Bruno, filosofo e religioso italiano

Giornata della Memoria in ricordo della Shoah

Cartesio: vita, filosofia e pensiero.

Simboli paleocristiani.

Karl Marx e la religione. Lezione gennaio 2020.

Ludwig Feuerbach e la Religione. Lezione gennaio 2020

Re David. Religione, Bibbia, arte, musica.

Chiesa di Sant’Agnese in Agone. Gennaio 2020

Basilica di Santa Maria del Popolo a Roma. Gennaio 2020

IL futuro negato ai giovani. Lezione gennaio 20

Umiltà, santità e vanità. Lezione gennaio 20

BASILICA SANTA SABINA. SETTE COLLI. LEZIONE GENNAIO 2020

1984  George Orwell.

CAPITALISMO COME RELIGIONE.

Religione e felicità sono collegate.

LA BIBBIA. LEZIONE GENNAIO 2020

QUIZ SUL NATALE 2019

CANZONI DI NATALE TESTI

Religione e trap.

VIRTÙ E VIZI CAPITALI.

METODO DI STUDIO.

RELIGIONE E ELLENISMO

Festa di Ognissanti.

Cartesio: vita, filosofia e pensiero. Il fondatore della filosofia moderna

San Tommaso d’Aquino  – Filosofo e teologo

Soren Kierkegaard, filosofo danese.

Kant e la Religione. Lezione novembre 2019

La parabola del lievito. Le parabole del Regno dei Cieli.

CLEMENTE ALESSANDRINO E LA GNOSI.

Socrate e il cristianesimo. Lezione novembre 2019

CORAGGIO. LEZIONE NOVEMBRE 2019

SOLITUDINE. LEZIONE NOVEMBRE 2019

Il principe d’Egitto

Commento alla lettera di San Paolo ai Romani.

San Clemente I Romano Papa e martire. Basilica Romana.

CAPPELLA SISTINA. RELIGIONE E ARTE. 

Vanità e narcisismo. Religione e morale.

Il Principe d’Egitto. Storia di Mosè. Dal libro dell’Esodo.

State buoni , Se potete – Su San Filippo Neri. + 1595. Regia L.Magni

Friedrich Nietzsche. Filosofia e religione.

Hegel la filosofia della religione.

Religione Egiziana. Lezione ottobre 2019

La Scuola di Alessandria. Lezione ottobre 2019

INNO DEL MONTALE

Leggere il libro dell’Apocalisse di Giovanni.

Dio e il mistero del mondo. Lezione settembre 2019

Epicuro:Cristianesimo ed Epicureismo. Settembre 2019

Giacomino. La LODE. Nuovo canto 30919.

Arte bizantina. Mosaici e chiese. Lezione ottobre 2019

Battaglia di Lepanto 1571 e Madonna del Rosario. Religione e storia.

LA RELIGIONE DEI GRECI, ETRUSCHI, ROMANI.

3 Settembre 2019

La LODE. SIGNIFICATO DELLA PREGHIERA PER L’UMANITA ‘

Filed under: LEZIONI DI RELIGIONE — giacomo.campanile @ 07:17

Significato antropologico e teologico della lode nelle religioni.

 

Dentro una Preghiera. Bellissima poesia in Napoletano a Gesù

GIACOMINO-LA LODE

Nuovo canto 30919

La Lode, la Lode, solo la Lode
La regalo agli studenti
E’ meglio delle banconote
Ti scuote e ti apre il cuore!
Piace anche alle suore
Mica di Nuela qui parliamo della Lode
Il Si – gnore, da l’a – more
Il si, il signore, da l’a, da l’a, da l’amore
La mia devozione? Solo alla Lode
Arrivo nella sagrestia divento sacerdote
La Lode, la Lode, solo la Lode
La regalo agli studenti
E’ meglio delle banconote
Ti scuote e ti apre il cuore
Piace anche alle suore
Mica di Nuela qui parliamo della Lode
Vado in pr0- ce- ssione
Gesù è la mia passione
Cosa sei lo saprai se tu segui la lode
Le rime, con Lode, sono, finite
Quindi…emmm… .LA PUTENZA!
La Lode, la Lode, solo la Lode
La regalo agli studenti
E’ meglio delle banconote
Ti scuote e ti apre il cuore!
Piace anche alle suore
Mica di Nuela qui parliamo della Lode

GIACOMO, CITOFONI, CITOFONI, GIACOMO…
Nuova composizione con Lucio Chieruzzi

Risultati immagini per lode nelle religioni

Risultati immagini per preghiera nelle religioni

Dio e il mistero del mondo.

Il primo punto da sottolineare del rapporto di Dio e la storia è questo: Dio è assolutamente innocente. egli non è in alcuna maniera la causa del male morale.

Il male morale ha sua origine nell’uomo e nella sua libertà che è una non considerazione della regola, cioè nella libertà  da parte dell’uomo stesso, che risulta essere la causa prima del male. Il male è la sola cosa che possa essere fatta senza Dio.

La cosa importante da considerare nella storia dell’umanità e la libertà di Dio e la libertà dell’uomo. Il piano divino una volta fissato da tutta l’eternità è immtabile è fissato da tutta l’eternità solo tenendo conto della libera mancanza dell’uomo che Dio vede nel suo eterno presente. uomo entra così nel piano eterno e  non per modificarlo, il che sarebbe assurdo, entra nella stessa composizione e eterna, grazie al suo potere di dire no.

Possiamo interpretare in due modi diversi la parola del vangelo: senza me non potete fare niente . Relativamente alla linea del bene ed allora significa che senza Dio, noi non possiamo fare nulla, senza Dio noi non possiamo compiere il minimo atto in cui appaia l’essere o il bene. Interpretandola come riferimento alla linea del male, significa che senza Dio noi possiamo fare il nulla, senza Dio noi possiamo fare questa cosa che è di per sé niente, noi possiamo introdurre nell’azione e nel essere la nientificazione che costituisce il male.

Nel caso del bene, la prima iniziativa viene sempre da Dio: l’iniziativa della libertà creata dipende essa stessa dalla iniziativa divina. A causa del potere di rifiuto, che fa attualmente parte di ogni libertà creata, nel caso del male, la prima iniziativa viene sempre dalla creatura.

La storia, ad ogni istante del tempo e come inventare dalle iniziative concordi o discordi di queste due libertà, l’intersecarsi della libertà creata umana e la libertà increata o libertà Divina

La storia è fatta anzitutto da intersecarsi e dal comporsi, della inseguirsi e dal conflitto di libertà increata e di libertà creata.

Che cos’è il mondo?

Il mondo in senso molto generale, è l’insieme delle cose create o di tutto ciò che non è dio.

In senso più delimitato, è il nostro universo materiale è visibile. Il nostro universo umano e morale, Il cosmo dell’uomo, della cultura e della storia, nel loro sviluppo sulla terra, con tutte le relazioni e le reciproche tensioni che mi sono implicate. Il mondo in questo modo costituisce l’ordine della natura. In questo senso l’universo materiale l’uomo in quanto essere intelligente, immagine di Dio e per eccellenza l’esistente che non è dio.

Secondo il primo aspetto il fine naturale della storia del mondo e la signoria dell’uomo sulla natura e la conquista dell’autonomia umana.

Leggiamo nella Genesi 1,28 ” Dio li benedisse e disse siate fecondi, moltiplicatevi, riempite la terra e sottomettetela, dominate i pesci del mare, gli uccelli del cielo e tutti gli animali che strisciano  sulla terra “. Queste parole indicano la signoria sulla natura: sottomettere la terra.

 

Si può affermare che il fine è la conquista da parte dell’uomo della propria autonomia, la conquista della sua libertà di autonomia.

Un secondo aspetto della finalità naturale e lo sviluppo delle molteplici attività immanenti o spirituali dell’uomo, specialmente nello sviluppo della conoscenza e dell’attività creatrice dell’arte, e l’attività morale.

Infine si può indicare un terzo aspetto del fine naturale del mondo e precisamente la manifestazione di tutte le potenzialità della natura umana. Anche questo deriva dal fatto che l’uomo non è un puro spirito, ma uno spirito unito la materia.

Per uno spirito è normale manifestare se stesso. È dal momento che l’uomo possiede una quantità di potenzialità nascoste, è  normale che egli riveli progressivamente questo universo interiore, che è l’uomo stesso.

LA PROVVIDENZA

Provvidenza canto

La Divina Provvidenza (in lingua greca antica πρόνοια, o semplicemente Provvidenza) è il termine teologico religioso che indica la sovranità o l’insieme delle azioni operate da Dio in soccorso degli uomini, per aiutarli a realizzare il PIANO DI SALVEZZA.

La Divina Provvidenza in Manzoni nei Promessi sposi .

Il Manzoni nei Promessi sposi dice che la Divina Provvidenza agisce come un vero e proprio personaggio influenzando gli eventi della storia umana.

Risultati immagini per La Divina Provvidenza in Manzoni nei Promessi sposi .

Risultati immagini per La Divina Provvidenza in Manzoni nei Promessi sposi .

Risultati immagini per La Divina Provvidenza in Manzoni nei Promessi sposi .

Giovanni Damasceno AFFERMA:

La provvidenza divina”La provvidenza consiste nella cura esercitata da Dio nei confronti di ciò che esiste. Essa rappresenta, inoltre, quella volontà divina grazie alla quale ogni cosa è retta da un giusto ordinamento. Se dunque la volontà di Dio è provvidenza, tutto quanto avviene per suo dettato si realizza necessariamente in maniera bellissima e sempre diversa, nel migliore dei modi possibile. È logico ritenere, infatti, che Dio stesso sia tanto il creatore delle cose quanto colui che le cura e le preserva: non è conveniente né ragionevole immaginare che uno sia il creatore e un altro protegga l’opera del primo. Se così fosse, infatti, essi sarebbero entrambi assolutamente impotenti: l’uno di fare, l’altro di provvedere. Dio, perciò, è colui che ha creato e colui che provvede; la sua capacità di creare e di conservare e di provvedere altro non è se non la sua stessa benigna volontà: infatti tutto ciò che il Signore volle lo fece nel cielo e sulla terra (Sal 134,6) e nessuno può resistere alla sua volontà (Rm 9,19). Tutto quanto egli volle che esistesse, è stato creato. Egli vuole che il mondo esista ed esiste: tutto ciò che vuole, lo crea.

Giustamente, dunque, si può affermare, senza alcun’ombra di dubbio, che Dio provvede, e provvede opportunamente. Solo Dio è buono e sapiente per natura: in quanto è buono, è provvidente (colui che non provvedesse, infatti, non sarebbe neppure buono: anche gli uomini e gli stessi animali provvedono con l’istinto naturale ai loro figli, ed è riprovevole chi non lo fa) e, in quanto è sapiente, cura nel modo migliore tutto ciò che esiste.

Nel considerare attentamente quanto siamo andati osservando, è dunque necessario che noi ammiriamo tutte le opere della provvidenza, le lodiamo tutte, tutte incondizionatamente le accettiamo, sebbene a molti talune cose appaiano ingiuste. La provvidenza di Dio, infatti, non può essere né conosciuta né compresa; e i nostri pensieri e le nostre azioni, come il nostro futuro, sono noti ad essa soltanto. Infatti le cose soggette alla nostra discrezionalità, non vanno ascritte alla provvidenza, ma al libero arbitrio dell’uomo.

In realtà, delle cose che dipendono dalla provvidenza, alcune avvengono grazie alla sua volontà attiva, altre invece attraverso la sua volontà permissiva. In virtù della prima accadono tutte quelle cose che risultano come incontrovertibilmente buone; molte sono, invece, le forme nelle quali si manifesta la volontà permissiva di Dio. Per esempio, quando egli permette che l’uomo giusto s’imbatta nelle calamità, affinché la virtù nascosta in lui si renda visibile anche per gli altri, come accadde nel caso di Giobbe (Gb 1,12). Talvolta, Dio consente che avvenga qualcosa d’ingiusto affinché, attraverso circostanze apparentemente inique, si compia qualcosa di grande e di mirabile: attraverso la croce, ad esempio, egli ha dato la salvezza agli uomini. Inoltre il Signore permette che l’uomo pio sia afflitto da gravi sventure: perché non si allontani, cioè, dalla retta coscienza ovvero, a causa dell’autorità e della grazia concessegli, non precipiti nella superbia, come avvenne in Paolo (2Cor 12,7).

Perché altri ne traggano insegnamento, qualcuno viene dunque talvolta abbandonato da Dio; gli altri così considerando le sue disgrazie, ne ricavano ammaestramento: si osservi, a tal proposito, il caso di Lazzaro e del ricco (Lc 16,19). Spontaneamente, infatti, nel vedere chi soffre, ci si stringe il cuore. Talvolta, poi, Dio consente che qualcuno soffra, non per punire colpe sue o dei suoi antenati, ma perché si manifesti la gloria di qualcun altro: nel caso del cieco nato (cf. Gv 7,3), ad esempio, si doveva rivelare, attraverso la sua guarigione, la gloria del Figlio dell’uomo.

La sofferenza viene inoltre tollerata da Dio onde suscitare negli animi il desiderio di emulazione degli altri: affinché cioè, incoraggiati dalla gloria toccata a chi ha sofferto, gli altri sopportino piamente le avversità, grazie alla speranza della gloria futura e sollecitati dal desiderio dei beni eterni, come accadde ai martiri.

Infine, il Signore permette persino che qualcuno cada in una azione turpe perché abbia modo di liberarsi di qualche vizio più grave. Ad esempio, se qualcuno s’insuperbisce delle sue virtù e delle sue buone azioni Dio lascia che costui cada nella fornicazione affinché divenendo in tal modo consapevole della propria debolezza, diventi umile e cominci a confidare maggiormente nel Signore.

Si deve poi sapere che la scelta delle azioni da compiere dipende da noi; quando queste sono buone, invece, il loro risultato è da attribuire all’aiuto di Dio che giustamente soccorre, nella sua prescienza, coloro che intraprendono il bene con retta coscienza. L’esito delle azioni cattive, al contrario, si deve al disimpegno di Dio che, grazie sempre alla sua virtù di conoscere in anticipo ogni cosa, opportunamente abbandona l’uomo malvagio.

In particolare esistono, da parte di Dio, due diversi tipi di abbandono: quello pratico, cioè educativo; e l’abbandono assoluto, fonte della disperazione. Il primo comporta, per chi lo subisce, raddrizzamento, salvezza, gloria sia per suscitare negli altri emulazione e imitazione, sia per la gloria di Dio. L’abbandono assoluto, per contro, avviene quando, sebbene Dio abbia compiuto ogni cosa per la salvezza di una persona, costei continua nondimeno a rimanere insensibile e incurante del proprio destino, anzi inguaribile; e viene perciò abbandonata, come Giuda (Mt 26,27), all’estrema rovina. Ci sia dunque propizio il Signore, preservandoci da tale abbandono.

Numerosissimi sono poi i metodi della divina provvidenza: non possono esser spiegati a parole né compresi con la mente. Non si deve ignorare che tutte le calamità recano la salvezza di coloro che le sopportano con rendimento di grazie, risultando in tal modo per essi di grande beneficio. Iddio, infatti, secondo la sua volontà antecedente, vuole che tutti si salvino e divengano membri del suo regno (1Tm 2,4): egli non ci ha creato per punirci, ma, essendo buono, perché fossimo partecipi della sua bontà. D’altronde, essendo anche giusto, il Signore vuole però punire i peccatori.

La prima volontà di Dio, dunque, è detta volontà antecedente o benevolenza, poiché deriva direttamente da lui; la seconda, invece, è la volontà conseguente o permissione, avendo origine per causa nostra. Quest’ultima, a sua volta, è duplice: l’una rientra nel piano di Dio ed è educativa ai fini della salvezza; l’altra, cioè quella concernente la disperazione, porta invece, come abbiamo già ricordato, alla più assoluta dannazione. Tali volontà non riguardano quanto dipende da noi.

Delle cose che dipendono da noi, Dio fin da principio vuole e approva quelle buone. Quelle cattive e veramente malvagie, egli non le desidera né direttamente né indirettamente: le permette in ragione del nostro libero arbitrio. Ciò che avvenisse per forza, infatti, non converrebbe alla ragione né potrebbe considerarsi come virtù.

Dio provvede, dunque, a tutto il creato. Attraverso di esso beneficia e istruisce sovente anche servendosi dei demoni, come nel caso di Giobbe o dei porci (Mt 8,30ss).”

Giovanni Damasceno, Esposizione della fede ortodossa, 2,29

Powered by WordPress. Theme by H P Nadig