24 Maggio 2016

CARAVAGGIO 2016

Filed under: CARAVAGGIO,Senza Categoria — giacomo.campanile @ 11:34

La7 Caravaggio Eredità di un rivoluzionario

15 Aprile 2015

PREDICA AGLI UCCELLI – GIOTTO

Filed under: ARTE,LEZIONI 2014-15,LEZIONI DI RELIGIONE,Religione,Senza Categoria — giacomo.campanile @ 10:52

PREDICA AGLI UCCELLI – GIOTTO

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La Predica agli uccelli è la quindicesima delle ventotto scene del ciclo di affreschi delle Storie di san Francesco della Basilica superiore di Assisi, attribuiti a Giotto.
Fu dipinta verosimilmente tra il 1295 e il 1299. Misura 270×200 cm, più breve delle altre scene perché si trova sulla controfacciata.
Questo episodio appartiene alla serie della Legenda maior (XII,3) di san Francesco: “Andando il beato Francesco verso Bevagna, predicò a molti uccelli; e quelli esultanti stendevano i colli, protendevano le ali, aprivano i becchi, gli toccavano la tunica; e tutto ciò vedevano i compagni in attesa di lui sulla via.
Secondo la tradizione, la predica agli uccelli ebbe luogo sull’antica strada che congiungeva il castello di Cannara a quello di Bevagna. Oggi il punto dove San Francesco d’Assisi fece il miracolo è segnalato da una pietra sita in località Piandarca nel Comune di Cannara in un’area ancora oggi incontaminata, raggiungibile attraverso un sentiero che inizia appena fuori il paese e si snoda attraverso i campi.

Giotto di Bondone, forse diminutivo di Ambrogio o Angiolo, conosciuto semplicemente come Giotto (Vespignano, 1267 circa — Firenze, 8 gennaio 1337). Venne affidato alla bottega di un pittore, Cenni di Pepi, detto Cimabue, iscritto alla potente Arte della Lana, che abitava nella parrocchia di Santa Maria Novella.
Il Vasari racconta come Giotto fosse capace di disegnare una perfetta circonferenza senza bisogno del compasso, la famosa “O” di Giotto.
Importante per la sua formazione fu il viaggio che intraprese a Roma prima di entrare a far parte del cantiere di Assisi.
Giotto è il protagonista delle decorazioni del registro inferiore della basilica di Assisi, dipinge un ciclo decorativo composto da 28 affreschi dedicati alla vista di San Francesco.
Giotto di pinge questo scene con uno stile tutto nuovo: basta con lo stile bizantino e le rappresentazioni bidimensionali, immette le scene in un mondo che diventa reale utilizzando i chiaroscuri per dare volume, la visione prospettica e armoniosa.

Leonardo Da Vinci. Un genio del Rinascimento. Religione, arte. Lezione maggio 2019

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Leonardo Da Vinci. Un genio del Rinascimento. Religione, arte.

Leonardo Da Vinci. Un genio del Rinascimento. Religione, arte.

Breve biografia della vita e delle opere del genio universale Leonardo da Vinci

L’Annunciazione è un dipinto a olio e tempera su tavola (98×217 cm), attribuito a Leonardo da Vinci, databile tra il 1472 e il 1475 circa e conservato nella Galleria degli Uffizi di Firenze.

ULTIMA CENA – LEONARDO DA VINCI

L’Ultima Cena è un dipinto parietale a tempera grassa su intonaco di Leonardo da Vinci, databile al 1494-1498 e conservato nell’ex-refettorio rinascimentale del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano.

 

VERGINE DELLE ROCCE – LEONARDO DA VINCI

ULTIMA CENA – LEONARDO DA VINCI

 

VERGINE DELLE ROCCE – LEONARDO DA VINCIRisultati immagini per Vergine delle Rocce

La seconda versione della Vergine delle Rocce è un dipinto a olio su tavola di Leonardo da Vinci, conservato nella National Gallery di Londra.
La prima versione del dipinto, è invece al Museo del Louvre.
Il dipinto venne commissionato dai confratelli dell’Immacolata Concezione di Maria di Milano per il loro altare nella chiesa di San Francesco Maggiore, ma ci furono dei problemi e si arrivò a una seconda versione poi effettivamente esposta nella chiesa, ora scomparsa.

LA CONVERSIONE DI SAN PAOLO – PARMIGIANINO

Filed under: ARTE,LEZIONI 2014-15,Religione — giacomo.campanile @ 10:31

La Conversione di San Paolo è un dipinto del Parmigianino, soprannome di Girolamo Francesco Maria Mazzola, conservato nel Kunsthistorisches Museum a Vienna.
Racconta un episodio biblico tratto dagli Atti degli Apostoli: il romano Saulo persecutore dei Cristiani è sulla strada di Damasco, quando all’improvviso si squarcia il cielo e il Signore gli parla..
A seguito di questo episodio Saulo diventato cieco si convertirà e recupererà la vista a seguito del battesimo.


Girolamo Francesco Maria Mazzola, detto il Parmigianino (Parma, 11 gennaio 1503 — Casalmaggiore, 24 agosto 1540), è stato un pittore italiano, fondamentale esponente della corrente manierista; deve il soprannome alle sue origini.

ULTIMA CENA – LEONARDO DA VINCI

Filed under: ARTE,LEZIONI DI RELIGIONE — giacomo.campanile @ 10:27

ULTIMA CENA – LEONARDO DA VINCI

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L’Ultima Cena è un dipinto parietale a tempera grassa su intonaco di Leonardo da Vinci, databile al 1494-1498 e conservato nell’ex-refettorio rinascimentale del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano.

Il Cenacolo è un dipinto parietale ottenuto con una tecnica mista a secco su intonaco[1] (460×880 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1494-1498 e realizzato su commissione di Ludovico il Moro nel refettorio del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano.

Si tratta della più celebre rappresentazione dell’Ultima Cena, capolavoro di Leonardo e del Rinascimento italiano in generale. Nonostante ciò, l’opera – a causa della singolare tecnica sperimentale utilizzata da Leonardo, incompatibile con l’umidità dell’ambiente – versa da secoli in un cattivo stato di conservazione, cui si è fatto fronte, per quanto possibile, nel corso di uno dei più lunghi restauri della storia, durato dal 1978 al 1999 con le tecniche più all’avanguardia del settore. In oltre 17 anni, l’Olivetti (società finanziatrice del progetto dal 1982 al 1999) sostenne per il restauro un costo di circa 7 miliardi di lire.

« Dette queste cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Di’, chi è colui a cui si riferisce?». Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose allora Gesù: «È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. »   (Giovanni 13, 21-26 Gv13,21-Gv13,26)

Il dipinto si basa sul Vangelo di Giovanni 13:21, nel quale Gesù annuncia che verrà tradito da uno dei suoi apostoli. L’opera si basa sulla tradizione dei cenacoli di Firenze, ma come già Leonardo aveva fatto con l’Adorazione dei Magi, l’iconografia venne profondamente rinnovata alla ricerca del significato più intimo ed emotivamente rilevante dell’episodio religioso. Leonardo infatti studiò i “moti dell’animo” degli apostoli sorpresi e sconcertati all’annuncio dell’imminente tradimento di uno di loro

Appunti sulla composizione del Cenacolo

«Uno, che beveva, lascia la zaina nel suo sito, e volge la testa inverso il proponitore. Un altro tesse le dita delle sue mani insieme, e con rigide ciglia si volta al compagno; l’altro, colle mani aperte, mostra le palme di quelle, e alza la spalla inverso li orecchi, e fa la bocca della meraviglia. Un altro parla nell’orecchio all’altro, e quello che l’ascolta si torce inverso lui, e gli porge li orecchi, tendendo un coltello nell’una mano e nell’altra il pane, mezzo diviso da tal coltello. L’altro, nel voltarsi, tenendo un coltello in mano, versa con tal mano una zaina sopra della tavola. L’altro posa le mani sopra della tavola e guarda, l’altro soffia nel boccone, l’altro si china per vedere il proponitore, e fassi ombra colla mano alli occhi, l’altro si tira indirieto a quel che si china, e vede il proponitore infra ‘l muro e ‘l chinato.»

L’ambientazione e la figura di Cristo
Dentro la scatola prospettica della stanza, rischiarata da tre finestre sul retro e con l’illuminazione frontale da sinistra che corrispondeva all’antica finestra reale del refettorio, Leonardo ambientò in primo piano la lunga tavola della cena, con al centro la figura isolata di Cristo, dalla forma pressoché piramidale per le braccia distese. Egli ha il capo reclinato, gli occhi socchiusi e la bocca appena discostata, come se avesse appena finito di pronunciare la fatidica frase.

Linee prospettiche e compositive del Cenacolo.
Col suo gesto di quieta rassegnazione, Gesù costituisce l’asse centrale della scena compositiva: non solo delle linee dell’architettura (evidente nella fuga di riquadri scuri ai lati, forse arazzi), ma anche dei gesti e delle linee di forza degli apostoli. Ogni particolare è curato con estrema precisione e le pietanze e le stoviglie presenti sulla tavola concorrono a bilanciare la composizione.

Dal punto di vista geometrico l’ambiente, pur essendo semplice, è calibrato. Attraverso elementari espedienti prospettici (la quadratura del pavimento, il soffitto a cassettoni, gli arazzi appesi alle pareti, le tre finestre del fondo e la posizione della tavola) si ottiene l’effetto di sfondamento della parete su cui si trova il dipinto, tale da mostrarlo come un ambiente nell’ambiente del refettorio stesso, una sorta di raffinato trompe l’oeil. La luce proviene da sinistra, e in effetti in quel lato si aprono le uniche finestre che illuminano l’ambiente. Il chiarore illusorio proveniente dal fondo, invece, dona a Cristo un isolamento sovrannaturale e al tempo stesso determina un effetto di ‘controluce’.

Secondo uno studio recente, il paesaggio che si intravede dalle finestre potrebbe essere un luogo ben preciso, appartenente al territorio dell’alto Lario

Gli apostoli

Filippo apostolo.

Da sinistra: Bartolomeo, Giacomo Minore e Andrea.
Attorno a Cristo gli apostoli sono disposti in quattro gruppi di tre, diversi, ma equilibrati simmetricamente. L’effetto che ne deriva è quello di successive ondate che si propagano a partire dalla figura del Cristo, come un’eco delle sue parole che si allontana generando stati d’animo più forti ed espressivi negli apostoli vicini, più moderati e increduli in quelli alle estremità. Ogni singola condizione psicologica è approfondita, con le sue peculiari manifestazioni esteriori (i “moti dell’animo”), senza però compromettere mai la percezione unitaria dell’insieme.

Pietro (quarto da sinistra) con la mano destra impugna il coltello, come in moltissime altre raffigurazioni rinascimentali dell’ultima cena, e, chinandosi impetuosamente in avanti, con la sinistra scuote Giovanni chiedendogli “Di’, chi è colui a cui si riferisce?” (Gv. 13,24). Giuda, davanti a lui, stringe la borsa con i soldi (“tenendo Giuda la cassa” si legge in Gv. 13,29), indietreggia con aria colpevole e nell’agitazione rovescia la saliera. All’estrema destra del tavolo, da sinistra a destra, Matteo, Giuda Taddeo e Simone esprimono con gesti concitati il loro smarrimento e la loro incredulità. Giacomo il Maggiore (quinto da destra) spalanca le braccia attonito; vicino a lui Filippo porta le mani al petto, protestando la sua devozione e la sua innocenza.

La probabilità che certi particolari della composizione possano essere stati suggeriti dai domenicani (forse dallo stesso priore Vincenzo Bandello) è data dal fatto che questo ordine religioso dava grande importanza all’idea del libero arbitrio: l’uomo non sarebbe predestinato al bene o al male ma può scegliere tra le due possibilità.[27] Giuda infatti nel dipinto di Leonardo è raffigurato in modo differente dalla grande maggioranza delle ultime cene dell’epoca, dove lo si vede da solo, al di qua del tavolo. Leonardo raffigura invece Giuda assieme agli altri apostoli, e così aveva fatto pure il domenicano Beato Angelico, nell’Ultima Cena dell’Armadio degli Argenti esposta al Museo di San Marco a Firenze, lasciandogli l’aureola al pari degli altri. Altra evidente differenza tra l’opera di Leonardo e quasi tutte le ultime cene precedenti è il fatto che Giovanni non è adagiato nel grembo o sul petto di Gesù (Gv. 13,25) sebbene sia separato da lui, nell’atto di ascoltare la domanda di Pietro, lasciando così Gesù solo al centro della scena.

Che la scena raffigurata da Leonardo derivi dal quarto vangelo è intuibile, oltre che dal “dialogo” tra Pietro e Giovanni, dalla mancanza del calice sulla tavola. Diversamente dagli altri tre, detti vangeli sinottici, nel quarto non è descritta la scena che viene ricordata durante la Messa al momento della consacrazione: “Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati” (Matteo 26,27). Giovanni, dopo l’annuncio del tradimento, scrive invece così: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv. 13,34).

LO SPOSALIZIO DELLA VERGINE RAFFAELLO

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LO SPOSALIZIO DELLA VERGINE RAFFAELLO

Lo Sposalizio della Vergine è un dipinto a olio su tavola di Raffaello Sanzio, datato 1504 e conservato nella Pinacoteca di Brera a Milano. È firmato “Raphael Vrbinas” e datato “MDIIII”
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MADONNA SISTINA – RAFFAELLO SANZIO

Filed under: ARTE,LEZIONI 2014-15,Religione — giacomo.campanile @ 09:44

MADONNA SISTINA – RAFFAELLO SANZIO

La Madonna Sistina è un dipinto a olio su tela di Raffaello, databile al 1513-1514 circa e conservato nella Gemäldegalerie di Dresda.
L’opera venne dipinta per il convento di San Sisto a Piacenza, come conferma la presenza di due santi ivi particolarmente venerati.
Quest’opera è nota al grande pubblico fondamentalmente per i due angioletti posti sul parapetto della finestra che sono stati riprodotti in svariati gadget.

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23 Aprile 2014

Discepoli di Emmaus. Luca 24,13 – 35

Filed under: ARTE,LEZIONI DI RELIGIONE — giacomo.campanile @ 12:11

Religione e arte. Approfondimento. La Cena in Emmaus è un dipinto a olio su tela (139×195 cm) di Caravaggio, databile al 1601-1602 e conservato nella National Gallery di Londra. Emmauslode

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Emmaus era una antica città della Palestina situata 11 chilometri a nord-ovest di Gerusalemme.

Due discepoli, sconsolati per quanto è appena accaduto a Gesù che essi credevano il Messia, incontrano sulla strada il Signore che spiega loro le Scritture. Un fuoco brucia nel loro cuore e riconoscono nel compagno di viaggio la persona di Gesù quando spezza il pane e lo offre loro. L’episodio dei discepoli di Emmaus rivela l’esperienza di tutti coloro che sono deboli nella fede, ma ai quali il Signore stesso va incontro per confermarli  con la  sua parola e la sua presenza.

Michelangelo da Caravaggio, La cena in Emmaus; dipinto per Ciriaco Mattei nel 1601-02. Dimensioni: 195 x 139 cm). National Gallery, Londra.

Fu arsa da Publio Quintilio Varo, governatore della Siria, ma fu ricostruita e chiamata Nicopoli.

Incerta è la sua identificazione con l’omonimo villaggio, menzionato nel Vangelo di Luca (24,13 – 35), celebre per l’apparizione di Gesù a due dei suoi discepoli.

Giuseppe Flavio conferma la notizia di san Luca evangelista laddove, raccontando che l’imperatore Vespasiano vi aveva stabilito una colonia di 800 veterani licenziati dal suo esercito, dice: «Il luogo è chiamato Emmaus e dista da Gerusalemme sessanta stadii.» (Guerra giudaica 7:6,6)

Duccio da Buoninsegna. Gesù Risorto appare ai discepoli di Emmaus (particolare). Predelle della Maestà, Museo dell’Opera del Duomo. Siena

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15 Aprile 2014

La Resurrezione e Noli me tangere è un affresco (200×185 cm) di Giotto

Filed under: ARTE,LEZIONI DI RELIGIONE — giacomo.campanile @ 07:17
Resurrezione e Noli me tangere

Le 2 domande a cui dovete rispondere per prendere eccellente riguarda un affresco del grande pittore Giotto del 1300 che ha come titolo Noli me tangere.

Prima domanda elenca i personaggi che appaiono in questo affresco.

Seconda domanda cosa c’è scritto sulla bandiera o vessillo che tiene in mano Gesù.

La Resurrezione e Noli me tangere è un affresco (200×185 cm) di Giotto, databile al 1303-1305 circa e facente parte del ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova. È compreso nelle Storie della Passione di Gesù del registro centrale inferiore, nella parete sinistra guardando verso l’altare.

La scena mostra un doppio episodio: a sinistra il sepolcro vuoto di Cristo con gli angeli seduti e le guardie addormentate testimonia la Resurrezione; a sinistra la Maddalena inginocchiata davanti all’apparizione di Cristo trionfante sulla morte, con tanto di vessillo crociato, e il gesto del Salvatore che le dice di non toccarlo pronunciando, nelle versioni latine dei vangeli, la frase Noli me tangere. Sul vessillo si legge l’iscrizione “VI[N]CI/TOR MOR/TIS”.

Le 2 domande a cui dovete rispondere per prendere eccellente riguarda un affresco del grande pittore Giotto del 1300 che ha come titolo Noli me tangere.

Buona giornata cari ragazzi sempre lode e gioia

Mandare le risposte al prof. In privato su WP.

CANTO CRISTO NOSTRA PASQUA TESTO E MUSICA DI G.CAMPANILE

 

14 Settembre 2013

CAPPELLA SISTINA. RELIGIONE E ARTE. LEZIONE OTTOBRE 2019

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Cappella Sistina. Religione e Arte. La volta, episodi della Genesi

Franz Joseph Haydn – DIE SCHÖPFUNG – (La Creazione) Oratorio per Soli, Coro e Orchestra

Video introduttivo Cappella Sistina

video Michelangelo. Cappella Sistina per dipingere ad affresco i mille metri quadrati

La Cappella Sistina è una delle cappelle del Palazzo Apostolico della Città del Vaticano, dove si trova la residenza ufficiale del Papa. Il suo nome proviene dal Papa Sisto IV che ordinò il suo restauro tra il 1473 e il 1481. Da allora, questa cappella è servita per la celebrazione di atti e cerimonie papali.

Durante il pontificato di Sisto IV, un gruppo di pittori rinascimentali venne chiamato ad eseguire opere nella cappella, tra cui Sandro Botticelli, Pietro Perugino, Pinturicchio, Domenico Ghirlandaio, Cosimo Rosselli e Luca Signorelli. Furono fatte due serie di pannelli d’affresco, uno sulla vita di Mosè a sinistra dell’altare e un altro sulla vita di Gesù Cristo a destra.

Su ordine di papa Giulio II, Michelangelo decorò la volta della cappella, tutti gli affreschi del soffitto della Cappella Sistina sono opera di questo brillante artista che ha avuto bisogno di quattro anni per completare l’opera, dal 1508 al 1512, creando un’opera d’arte senza precedenti e che avrebbe cambiato il corso dell’arte occidentale.

Anni dopo, tra il 1536 e il 1541, dipinse il Giudizio Universale nel muro dell’altare, per i Papi Clemente VII e Pablo III.

Volta

Volta

 Giulio II  affida a Michelangelo una nuova decorazione pittorica.

L’8 maggio del 1508 l’artista sottoscrisse il contratto, Michelangelo pose nove Storie centrali, raffiguranti episodi della Genesi, con ai lati figure di Ignudi, sostenenti medaglioni con scene tratte dal Libro dei Re. Alla base della struttura architettonica, dodici Veggenti, cioè Profeti e Sibille, siedono su troni monumentali a cui si contrappongono più in basso gli Antenati di Cristo, raffigurati nelle Vele e nelle Lunette (parete nordparete sudparete ingresso). Infine nei quattro Pennacchi angolari, l’artista rappresentò alcuni episodi della miracolosa salvazione del popolo d’Israele.

Il lavoro dovette essere completato entro il 31 ottobre del 1512, poiché il 1° novembre il Papa celebrò la messa in Cappella.

IL GIUDIZIO UNIVERSALE VIDEO

La grandiosa composizione, realizzata da Michelangelo tra il 1536 e il 1541, si incentra intorno alla figura dominante del Cristo, colto nell’attimo che precede quello in cui verrà emesso il verdetto del Giudizio (Matteo 25,31-46). Il suo gesto, imperioso e pacato, sembra al tempo stesso richiamare l’attenzione e placare l’agitazione circostante: esso dà l’avvio ad un ampio e lento movimento rotatorio in cui sono coinvolte tutte le figure.

Ne rimangono escluse le due lunette in alto con gruppi di angeli recanti in volo i simboli della Passione (a sinistra la Croce, i dadi e la corona di spine; a destra la colonna della Flagellazione, la scala e l’asta con la spugna imbevuta di aceto).

Accanto a Cristo è la Vergine, che volge il capo in un gesto di rassegnazione: ella infatti non può più intervenire nella decisione, ma solo attendere l’esito del Giudizio.

Anche i Santi e gli Eletti, disposti intorno alle due figure della Madre e del Figlio, attendono con ansia di conoscere il verdetto. Alcuni di essi sono facilmente riconoscibili: S. Pietro con le due chiavi, S. Lorenzo con la graticola, S. Bartolomeo con la propria pelle in cui si suole ravvisare l’autoritratto di Michelangelo, S. Caterina d’Alessandria con la ruota dentata, S. Sebastiano inginocchiato con le frecce in mano.

Nella fascia sottostante, al centro gli angeli dell’Apocalisse risvegliano i morti al suono delle lunghe trombe; a sinistra i risorti in ascesa verso il cielo recuperano i corpi (Resurrezione della carne), a destra angeli e demoni fanno a gara per precipitare i dannati nell’inferno.

Infine in basso Caronte a colpi di remo insieme ai demoni fa scendere i dannati dalla sua imbarcazione per condurli davanti al giudice infernale Minosse, con il corpo avvolto dalle spire del serpente. E’ evidente in questa parte il riferimento all’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Assieme agli elogi, il Giudizio suscitò tra i contemporanei violente reazioni, come ad esempio quella del Maestro delle Cerimonie Biagio da Cesena, il quale disse che “era cosa disonestissima in un luogo tanto onorato avervi fatto tanti ignudi che si disonestamente mostrano le loro vergogne e che non era opera da Cappella del Papa ma da stufe e osterie” (G. Vasari, Le Vite). Le polemiche, continuate nel corso degli anni, portarono nel 1564 alla decisione da parte della Congregazione del Concilio di Trento di far coprire alcune delle figure del Giudizio ritenute “oscene”. L’incarico di dipingere i panneggi di copertura, le cosiddette “braghe”, fu data a Daniele da Volterra, da allora noto come il “braghettone”. Le “braghe” di Daniele furono solo le prime, altre infatti se ne aggiunsero nei secoli successivi.

Parete Nord

Parete Nord

Le Storie di Cristo comprendevano in origine otto riquadri, ciascuno presentato da un titolo nel fregio superiore, che iniziavano con la Natività eseguita dal Perugino sulla parete dell’altare, poi distrutta per far posto al Giudizio Universale di Michelangelo. Oggi, quindi, i Fatti della Vita di Cristo partono dal secondo riquadro che rappresenta il Battesimo (Matteo 3, 13-17Marco 1, 9-11Luca 3, 21-22Giovanni 1, 29-34), Tentazioni di Cristo (Matteo 4, 1-11Marco 1, 12-13Luca 4, 1-13) e la Purificazione del lebbroso (Matteo 8, 1-4Marco 1, 40-45Luca 5, 12-16). Il terzo raffigura in primo piano la Vocazione dei primi apostoli Pietro e Andrea, mentre sullo sfondo è la chiamata di Giovanni e Giacomo (Matteo 4, 18-22Marco 1, 16-20Luca 5, 1-11).

L’affresco successivo illustra il Discorso della montagna (Matteo capp. 5-7Luca 6, 17-49) e la guarigione del lebbroso (Matteo 8,1-4Marco 1, 40-45Luca 5, 12-16), mentre il quinto mostra la Consegna delle chiavi (Matteo 16, 13-20), vale a dire la trasmissione dei poteri da Cristo a Pietro, suo vicario, oltre ai due episodi del Pagamento del tributo (Matteo 17, 24-27) e della Tentata lapidazione di Cristo (Giovanni 8, 31-59;10, 31-39) sullo sfondo. Conclude la serie su questa parete l’Ultima Cena (Matteo 26, 17-29Marco 14, 12-25Luca 22, 7-23Giovanni 13, 21-30) dove, al di là delle finestre sono rappresentati tre episodi della Passione: Orazione nell’orto (Matteo 26, 36-46Marco 14, 32-42;Luca 22, 39-46), Cattura di Gesù (Matteo 26, 47-56Marco 14, 43-52Luca 22, 47-53Giovanni 18, 1-11), Crocifissione (Matteo 27, 32-50Marco 15, 22-39Luca 23, 33-46Giovanni 19, 17-30).

Il ciclo si conclude con la Resurrezione di Cristo (Matteo 28, 1-8) sulla parete d’ingresso. A ciascun riquadro delle storie corrisponde nella fascia inferiore un finto tendaggio con le imprese di Sisto IV. La serie dei Pontefici si snodava lungo tutte le pareti della Cappella a partire da quella dell’altare, in cui al centro figuravano Cristo e il primo papa Pietro, oltre a Lino e Cleto. Le quattro figure andarono perdute allorché Michelangelo, per ordine di Paolo III, nel 1536 dipinse su questa parete il Giudizio Universale. I Pontefici sono disposti a coppie entro nicchie ai lati delle finestre: la loro successione non si svolge su una parete, ma si alternano con quella di fronte.

Gli autori della serie sono gli stessi dei cicli della vita di Mosè e di Cristo, vale a dire Pietro Perugino, Sandro Botticelli, Cosimo Rosselli, Domenico Ghirlandaio. I diversi personaggi si differenziano solo lievemente nella posizione; essi sono generalmente rappresentati a figura intera, di tre quarti con un libro o un rotolo, oppure in atto di benedizione.

Nelle lunette e nelle vele soprastanti Michelangelo ha rappresentato gli Antenati di Cristo, anticipatori della sua venuta e quindi della Redenzione. Essi sono elencati all’inizio del Vangelo di Matteo (Matteo 1,1-17), che a partire da Abramo riporta i nomi di quaranta progenitori di Cristo (differenziandosi dall’altra versione dell’evangelista Luca, che iniziando da Adamo riporta invece 75 famiglie), rappresentati qui non tanto come immagini storiche quanto come figurazioni simboliche di un’umanità colta in varie attitudini e soprattutto nel suo costituirsi in nuclei familiari. Numerosi tentativi di collegare i nomi scritti sulle targhe ai personaggi raffigurati non hanno però consentito fino ad ora di stabilirne una identificazione certa.

Parete Sud

Parete Sud

Le Storie di Mosè, che comprendevano in origine otto riquadri ciascuno presentato da un titolo nel fregio superiore, iniziavano dalla parete d’altare con la Nascita e il Ritrovamento di Mosè del Perugino, affresco andato perduto al tempo della realizzazione del Giudizio Universale di Michelangelo.

Oggi quindi il ciclo dell’Antico Testamento parte dal Viaggio di Mosè in Egitto, in cui compaiono in un unico riquadro il Congedo dal suocero Ietro (Esodo 4, 18-20), il Ritorno in Egitto con la famiglia (Esodo 4, 18-20), la Circoncisione del secondogenito (Esodo 4, 24-26). Il secondo riquadro descrive alcuni Fatti della vita di Mosè: l’uccisione dell’egiziano (Esodo 2, 11-15), la lotta con i pastori per difendere le figlie di Ietro (Esodo 2, 16-21) e la visione del roveto ardente (Esodo 3, 1-12). Il terzo affresco illustra il Passaggio del Mar Rosso (Esodo 14, 5-31), cui segue la Consegna delle Tavole della Legge dove sono narrati simultaneamente la Salita di Mosè sul Monte Sinai (Esodo 24, 12-1731, 18 ) per ricevere le Tavole della Legge, l’Adorazione del vitello d’oro (Esodo 32, 1-20), la Punizione degli ebrei idolatri (Esodo 32, 25-35) e il ritorno del Profeta con le nuove Tavole della Legge (Esodo 34, 1-4). Il riquadro successivo illustra un episodio alquanto raro, vale a dire la Punizione di Core, Datan e Abiram (Numeri 16, 1-35), sacerdoti ebrei che negavano a Mosè e Aronne l’autorità civile e religiosa sul popolo eletto; essi furono per questo inghiottiti dalla terra e consumati da un fuoco invisibile insieme alle loro famiglie.

L’ultimo affresco mostra il Testamento e morte di Mosè (Deuteronomio 3334) dopo essere giunto in vista della Terra Promessa. Il ciclo si conclude sulla parete d’ingresso con la Contesa sul corpo di Mosè (Lettera di Giuda, 9). Ciascun riquadro delle storie corrisponde nella fascia inferiore un finto tendaggio con le imprese di Sisto IV.

Michelangelo, per ordine di Paolo III, nel 1536 dipinse su questa parete il Giudizio Universale. I Pontefici sono disposti a coppie entro nicchie ai lati delle finestre: la serie non è rappresentata in sequenza ma si alterna sulle pareti. Gli autori sono gli stessi dei cicli della vita di Mosè e di Cristo, vale a dire Pietro Perugino, Sandro Botticelli, Cosimo Rosselli, Domenico Ghirlandaio. I diversi personaggi si differenziano solo lievemente nella posizione o nella fisionomia dei gesti; essi sono generalmente rappresentati di tre quarti con un libro o un rotolo oppure in atto di benedizione. Nelle lunette e nelle vele soprastanti Michelangelo ha rappresentato gli Antenati di Cristo, anticipatori della sua venuta e quindi della Redenzione. Essi sono elencati all’inizio del Vangelo di Matteo (Matteo 1, 1-17), che a partire da Abramo riporta i nomi di quaranta progenitori di Cristo (differenziandosi dall’altra versione dell’evangelista Luca, che iniziando da Adamo riporta invece 75 famiglie), rappresentati qui non tanto come immagini storiche quanto come figurazioni simboliche di un’umanità colta in varie attitudini e soprattutto nel suo costituirsi in nuclei familiari. Numerosi tentativi di collegare i nomi scritti sulle targhe ai personaggi raffigurati non hanno però consentito fino ad ora di stabilirne una identificazione certa.

 

 

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