26 Aprile 2007
25 Aprile 2007
LE CHIESE DEL CENTRO DI ROMA. ARTE, STORIA, RELIGIONE 23.04.07
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12-4-18. Pantheon. Santa gita 2d
CHIESE DI CARAVAGGIO. San Luigi dei francesi, SantAgostino.
CHIESE DI PIAZZA NAVONA – S.AGNESE IN AGONE – S.MARIA IN VALICELLA – S.ANDREA DELLA VALLE – S.LUIGI DEI FRANCESI. 17.04.07 classe 1 B
CHIESE DI TRASTEVERE – S.MARIA IN TRASTEVERE – S.FRANCESCO A RIPA – S.CECILIA 23.04.07 classe 2 c
Karl Barth e Mozart. Teologia e musica. Sinfonie più belle
Il teologo protestante Karl Barth (1886-1968) nutriva un amore profondo e quasi quotidiano per la musica di Wolfgang Amadeus Mozart, che ascoltava ogni mattina prima di dedicarsi alla teologia.
Barth vedeva in Mozart un artista capace di “giocare” con la perfezione, percependo nella sua musica una sintesi armonica tra luce e ombra, vita e morte.
Ecco i punti chiave del rapporto tra Barth e Mozart:
Un culto quotidiano: Barth ha confessato di iniziare le sue giornate ascoltando Mozart, considerandolo un compagno indispensabile per la sua attività intellettuale.
Mozart in Paradiso: Barth dichiarò celebremente che, se fosse giunto in Paradiso, avrebbe chiesto prima di Mozart e solo dopo dei grandi teologi come Agostino o Tommaso d’Aquino.
La teologia del “gioco”: Per Barth, Mozart non era un musicista “divino” nel senso tradizionale, ma esprimeva una gioia pura e un “gioco” artistico che rifletteva una conoscenza profonda del senso della vita.
L’opera su Mozart: Nel 1956, in occasione del bicentenario della nascita del compositore, Barth pubblicò un piccolo ma significativo saggio dedicato a Mozart.
Parallelismo con altri teologi: La passione per Mozart accomunava Barth ad altri pensatori del Novecento, come Hans Urs von Balthasar
Karl Barth nutriva una venerazione per l’intero corpus mozartiano, ma alcune composizioni occupavano un posto d’onore nella sua vita quotidiana e nelle sue riflessioni teologiche.
In particolare, il teologo prediligeva:
Il flauto magico (Die Zauberflöte): Considerata da Barth un’opera fondamentale, la citava spesso per la sua capacità di unire il sacro e il profano, l’alto e il basso, in un’armonia perfetta. Negli ultimi giorni della sua vita, Barth lavorò alternativamente proprio su quest’opera e sul Requiem.
Requiem in Re minore (K 626): Insieme al Flauto Magico, fu l’opera che lo accompagnò fino alla morte. Barth vi vedeva una rappresentazione onesta della mortalità umana avvolta dalla luce divina.
Sinfonia n. 40 in Sol minore (K 550): Citata per la sua capacità di far risuonare il “No” (il tragico, l’oscurità) all’interno di un più forte “Sì” (la grazia, la speranza). Barth la considerava un esempio di “musica totale”.
Così fan tutte: Barth apprezzava molto quest’opera per il suo carattere giocoso e per l’ironia che, secondo lui, non scadeva mai nel cinismo, ma rifletteva la libertà umana sotto lo sguardo di Dio.
Concerto per clarinetto (K 622): È una delle opere strumentali che Barth menzionava esplicitamente come fonte di gioia e consolazione.
Adagio in Do minore (K 546): Secondo una delle sue celebri battute, Barth era convinto che in cielo gli angeli suonassero proprio questo brano quando volevano stare tra di loro.
In generale, Barth non amava Mozart per singoli brani “famosi”, ma per la libertà infantile e la sovranità che percepiva in ogni sua nota, vedendo nel compositore qualcuno che “conosceva il centro di tutte le cose” senza il bisogno di fare prediche.
Per Barth, Il flauto magico era molto più di una fiaba musicale; era una parabola sonora della grazia e dell’ordine della Creazione.
Ecco i motivi principali per cui la riteneva teologicamente centrale:
Il superamento dei dualismi: Barth restava affascinato dal modo in cui Mozart faceva coesistere opposti apparentemente inconciliabili: il giorno e la notte (Sarastro e la Regina della Notte), il sublime e il buffo (Tamino e Papageno), la saggezza e l’istinto. In questa sintesi, Barth vedeva il riflesso di una Creazione che, nonostante le sue contraddizioni, è tenuta insieme da un’armonia superiore.
La figura di Papageno: Barth amava profondamente Papageno perché rappresentava l’uomo comune, con i suoi limiti e desideri terreni, che viene comunque incluso nel piano salvifico. Per il teologo, questo era l’esempio perfetto di come la gioia di vivere e la spiritualità non siano in contrasto.
La vittoria del “Sì”: Nell’opera, la luce non annienta le tenebre con violenza, ma le ordina e le supera attraverso la bellezza e la prova. Barth vi leggeva la sua stessa teologia: il male esiste ed è reale, ma è una “potenza nulla” rispetto alla sovranità della grazia divina.
La Libertà e il Gioco: Barth vedeva in quest’opera la libertà suprema di chi non deve dimostrare nulla. Mozart non faceva “teologia in musica” consapevolmente (come Bach), ed è proprio questo disinteresse — questo “giocare” davanti a Dio — che Barth considerava il vertice della fede e dell’umanità.
In sintesi, per lui Il flauto magico era la prova che il mondo, pur nel suo caos, è fondamentalmente buono perché è nelle mani di Dio.
Hai perfettamente ragione: il legame tra Il flauto magico e la Massoneria è storicamente indiscutibile. Mozart e il librettista Schikaneder erano entrambi massoni, e l’opera è intrisa di simbologia, rituali e ideali legati alle logge del Settecento (il numero tre, le prove di silenzio, il passaggio dalle tenebre alla luce).
Tuttavia, Karl Barth affronta questo aspetto con una prospettiva molto originale e, per certi versi, “scettica”:
L’irrilevanza delle etichette: Per Barth, il genio di Mozart superava qualsiasi ideologia o appartenenza. Egli sosteneva che, sebbene Mozart usasse il linguaggio e i simboli massonici del suo tempo, la sua musica “ripuliva” quegli elementi, trasformandoli in qualcosa di universale e puramente umano.
Massoneria come “Vangelo mascherato”: Barth, da teologo protestante, non vedeva nella Massoneria di Mozart un nemico della fede. Al contrario, interpretava quegli ideali di fratellanza, saggezza e vittoria della luce come una forma di “rivelazione naturale”. Vedeva in Sarastro non tanto un maestro segreto, quanto un riflesso della benevolenza divina.
Il primato della musica: Barth scriveva che Mozart, pur essendo massone (e cattolico praticante), non era “incatenato” a nessuno dei due sistemi. La sua musica restava libera. Barth scherzava dicendo che Mozart era “cattolico in modo libero e massone in modo libero”, poiché ciò che contava era la sua capacità di far risuonare la libertà del creato.
Umanità vs. Ideologia: Secondo Barth, la forza del Flauto Magico non sta nella dottrina massonica, ma nel fatto che anche il “gran sacerdote” Sarastro e i simboli della loggia servono a celebrare la bontà della vita e della grazia, temi che per Barth erano puramente cristiani nel profondo.
In breve: Barth sapeva benissimo che l’opera fosse massonica, ma riteneva che la bellezza della musica di Mozart “evaporasse” il contenuto massonico, lasciando spazio solo alla verità della creazione divina.
Sinfonia Concerto per pianoforte n. 9 in Mi bemolle maggiore K. 271, noto come Jeunehomme (o Jenamy), è il primo grande capolavoro strumentale della maturità di Wolfgang Amadeus Mozart, composto a Salisburgo nel 1777 a soli 21 anni. Dedicato alla virtuosa francese Victoire Jenamy, il musicologo Alfred Einstein lo ha definito “l’Eroica di Mozart” per la sua incredibile forza rivoluzionaria.
Il concerto rompe drasticamente con le convenzioni dell’epoca attraverso una struttura in tre movimenti:
Allegro: Stravolge le regole del tempo facendo entrare il pianoforte solista già alla seconda battuta, rompendo la tradizionale introduzione orchestrale.
Andantino: Un movimento in Do minore cupo, tragico e profondamente espressivo, che anticipa il romanticismo.
Rondò (Presto): Un finale travolgente e virtuosistico che nasconde una sorpresa: un elegante e inatteso minuetto con variazioni inserito proprio al centro del movimento.
La Sinfonia n. 40 in Sol minore (K 550) di Mozart è un pilastro del classicismo musicale, nota per il suo carattere drammatico e malinconico.
Caratteristiche principali
Tonalità: Il sol minore, usato da Mozart raramente e quasi sempre per esprimere dolore, ansia e tragedia.
Struttura: Divisa in quattro movimenti, è celebre per il tema d’apertura “ansimante” dei violini.
Innovazione: Anticipa la sensibilità del Romanticismo per l’intensità emotiva e l’uso audace di armonie dissonanti.
Quando e perché è stata scritta
Data: Fu completata il 25 luglio 1788 a Vienna.
Contesto: Composta in soli due mesi insieme alle sinfonie n. 39 e n. 41 (il suo ultimo trittico sinfonico).
Motivazione: Non ci fu una committenza ufficiale. Probabilmente Mozart la scrisse per una serie di concerti privati o semplicemente per esigenza creativa durante un periodo di gravi difficoltà economiche e personali (come la morte della figlia).
Cosa significa
La sinfonia rappresenta un’introspezione psicologica profonda: è stata definita un “lavoro di dolore e lutto”. Musicalmente, segna il passaggio dall’eleganza formale del Settecento a una musica come confessione personale dell’autore.
[14:07, 12/01/2026] Giacomo Lode: Il tema iniziale della Sinfonia n. 40 di Mozart è uno dei più celebri della storia. Ecco alcune curiosità specifiche:
Inizio “in medias res”: A differenza di molte sinfonie dell’epoca, non ha un’introduzione lenta. Comincia subito con un accompagnamento agitato delle viole, dando l’impressione che la musica fosse già iniziata prima che noi potessimo udirla.
Il “sospiro” musicale: La melodia dei violini è costruita su un intervallo di semitono discendente, che nel linguaggio musicale del ‘700 rappresentava il “sospiro”, simbolo di sofferenza e ansia.
Anacrusi e ritmo: Il tema non inizia sul primo battito della misura, ma “in levare”. Questo genera una sensazione di instabilità e urgenza costante.
Tonalità rara: È scritta in Sol minore, una tonalità che Mozart usava pochissimo (solo in due sinfonie su 41) e che riservava per esprimere profonda tragedia, fatalismo e malinconia.
Popolarità pop: Grazie alla sua orecchiabilità, è stata riutilizzata ovunque: dalla musica pop (come nella canzone Ya Ana Ya Ana della cantante libanese Fairuz) alle suonerie dei primi cellulari.
La Sinfonia n. 31 in Re maggiore, nota come “Parigi”, fu composta da Mozart nel 1778 durante un soggiorno nella capitale francese nel tentativo di ottenere un impiego stabile.
Significato e Scopo
Il titolo deriva dalla città in cui fu scritta ed eseguita per i Concert Spirituels. Mozart la concepì specificamente per compiacere il pubblico parigino, integrando lo stile brillante e la grandiosità orchestrale che i francesi adoravano all’epoca.
Caratteristiche Originali
Organico: È la prima sinfonia di Mozart a utilizzare i clarinetti, conferendo un colore timbrico più ricco e moderno.
Effetto “Coup d’archet”: Mozart sfrutta l’attacco all’unisono degli archi (tipico dell’orchestra di Parigi) per creare un inizio potente e deciso.
Struttura: Si articola in…
[16:18, 19/12/2025] Giacomo Lode: Tra le interpretazioni più apprezzate della Sinfonia n. 31 “Parigi” di Mozart, spiccano due approcci differenti per stile e sonorità:
Sir Charles Mackerras (con la Scottish Chamber Orchestra): considerata da molti la migliore versione moderna. Unisce il vigore delle orchestre da camera alla precisione della prassi esecutiva storica, rendendo il suono brillante e trasparente.
Karl Böhm (con i Berliner Philharmoniker): l’interpretazione classica per eccellenza. È solenne, sontuosa e dotata di una bellezza formale senza tempo, ideale se preferisci il suono pieno delle grandi orchestre sinfoniche tradizionali.
Altre letture di riferimento includono Nikolaus Harnoncourt, per chi cerca un contrasto dinamico più audace, e Trevor Pinnock, per una versione filologica su strumenti originali estremamente gioiosa.
[16:33, 19/12/2025] Giacomo Lode:
La Sinfonia Concertante K 364 di Mozart è uno dei suoi capolavori più amati. Ecco i dettagli principali:
Perché si chiama così?
Il nome deriva da un genere musicale molto in voga a Parigi e Mannheim alla fine del ‘700. Si tratta di un’ibrido tra la Sinfonia e il Concerto:
Dalla Sinfonia prende la struttura orchestrale e l’importanza del dialogo tra gli strumenti.
Dal Concerto prende la presenza di solisti (in questo caso violino e viola) che esibiscono il proprio virtuosismo.
Quando è stata composta?
Mozart la scrisse nel 1779 a Salisburgo, subito dopo il suo ritorno da un viaggio a Parigi e Mannheim. Questo viaggio influenzò profondamente lo stile dell’opera, portandolo a fondere la brillantezza francese con la profondità emotiva tipica della sua maturità.
Curiosità tecnica
Per far risaltare il suono scuro della viola rispetto al violino, Mozart scrisse la parte originale in scordatura: la viola veniva accordata un semitono più in alto per ottenere una sonorità più brillante e penetrante.
Ti piacerebbe approfondire la struttura dei suoi tre movimenti o ricevere consigli su quali esecuzioni ascoltare?
[16:36, 19/12/2025] Giacomo Lode: La Sinfonia Concertante in Mi bemolle maggiore K. 364 (1779) è considerata il vertice mozartiano del genere, poiché trasforma una forma solitamente “di intrattenimento” in un capolavoro di profonda intensità emotiva.
Struttura dei Movimenti
L’opera segue la classica tripartizione del concerto solistico:
I. Allegro maestoso: Un movimento di ampio respiro sinfonico. Mozart utilizza la tecnica del “crescendo di Mannheim” e introduce i solisti con una nobiltà che supera la semplice esibizione virtuosistica.
II. Andante: Il cuore emotivo dell’opera, in Do minore. È un dialogo tragico e patetico tra violino e viola, che si scambiano frasi come in un’aria d’opera, toccando vette di malinconia rare per l’epoca.
III. Presto: Un Rondò brillante che chiude l’opera con energia e vitalità, ripristinando un clima di “amichevole rivalità” tra i due strumenti.
Perché è così originale?
L’originalità di Mozart in quest’opera risiede in tre scelte tecniche e stilistiche fondamentali:
La Scordatura della Viola: Mozart scrisse la parte della viola in Re maggiore (mentre l’orchestra è in Mi bemolle), istruendo il musicista ad accordare lo strumento un semitono più alto. Questo trucco rende il suono della viola più brillante e penetrante, permettendole di competere con il timbro più acuto del violino.
Trattamento dei Solisti: Non c’è una gerarchia. Il violino e la viola sono partner alla pari che si imitano, si completano e si fondono, creando un tessuto sonoro quasi cameristico all’interno di una cornice orchestrale.
Le Viole raddoppiate: Nell’orchestra, Mozart divide le viole in due sezioni (Viole I e II). Questo conferisce all’accompagnamento una sonorità più scura e densa, che fa risaltare per contrasto la luminosità dei due solisti.
Ti interessa analizzare più nel dettaglio l’uso della scordatura o preferisci passare all’analisi del tragico Andante in Do minore?
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21 Aprile 2007
BATTESIMO GIORGIO 150407
GUARDATE IL VIDEO DEL BATTESIMOGIORGIO150407.wmv 
20 Aprile 2007
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PALERMO 1. 270307.wmv – PALERMO 2.27MARO07.wmv – SEGESTA 290307 WMV.wmv
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14 Aprile 2007
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10 Aprile 2007
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