17 Febbraio 2011

DIO E LA MATEMATICA

Filed under: Divertenti,PRESENTAZIONI — giacomo.campanile @ 09:54
Sette sono i cieli dell’antichità, ciascuno corrispondente a una sfera dei pianeti visibili (Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno) più il Sole e la Luna.

Sette è un numero biblico, è il numero della creazione.

Sette sono i peccati capitali.

Sette sono le virtù:tre teologali (fede, speranza, carità) e quattro cardinali (giustizia, temperanza, prudenza, fortezza).

Sette sono i doni dello Spirito Santo: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timor di Dio.

Sette sono i sacramenti: battesimo, cresima (o confermazione), eucaristia, penitenza, unzione dei malati, ordine sacro, matrimonio. COMMENTA QUESTA RICERCA.

11 Febbraio 2011

Beata Vergine Maria di Lourdes

Filed under: articoli,Religione,SANTI — giacomo.campanile @ 12:15
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IN CHE ANNO CI FURONO LE APPARIZIONI DI LOURDES?
CHI ERA Maria Bernarda Soubirous?
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Maria Bernarda Soubirous, ebbe le apparizioni della Vergine Maria (11 febbraio – 16 luglio 1858) alla grotta di Massabielle.

Lourdes accoglie ogni anno 5 milioni di visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Il messaggio di Lourdes consiste nel richiamo alla conversione, alla preghiera, alla carità.

la giovane Bernadette Soubirous, contadina quattordicenne del luogo, riferì di aver assistito a diciotto apparizioni di una “bella Signora” in una grotta poco distante dal piccolo sobborgo di Massabielle.

La giovane affermò: « Io scorsi una signora vestita di bianco. Indossava un abito bianco, un velo bianco, una cintura blu ed una rosa gialla sui piedi »La Signora aveva l’aspetto di una giovane di sedici o diciassette anni. Dal braccio le pendeva un grande rosario dai grani bianchi, legati da una catenella d’oro.

La Vergine sorride al gesto di Bernadette e non dice nulla. Il 18 febbraio, finalmente, la Signora parla. “Non vi prometto di farvi felice in questo mondo – le dice – , ma nell’altro. Volete farmi la cortesia di venire qui per quindici giorni?”. La Signora, quindi, confida a Bernadette tre segreti che la giovane deve tenere per sé e non rivelare mai a nessuno. Nell’apparizione del 24 febbraio la Madonna ripete per tre volte la parola “Penitenza”. Ed esorta: “Pregate per i peccatori”.

Il giorno seguente, la Signora dice a Bernadette di andare alla fonte a lavarsi e a bere. Ma non c’erano fonti in quel luogo, né sorgenti. La Signora allora indica un punto esatto. Bernadette vi si reca e poiché non vede l’acqua comincia a scavare con le sue mani, impiastricciandosi la faccia e mangiando fili d’erba… Da quella piccola buca scavata nella terra dalle mani di Bernadette, cominciava a scorrere acqua in abbondanza. Un cieco si bagnò gli occhi con quell’acqua e riacquistò la vista all’istante.

Da allora la sorgente non ha mai cessato di sgorgare. E’ l’acqua di Lourdes, che prodigiosamente guarisce ancora oggi ogni sorta di mali, spirituali e fisici, e senza minimamente diffondere il contagio delle migliaia di malati immersi nelle piscine.

Ma un fatto ancora più eclatante doveva verificarsi, dopo il miracolo della sorgente, per avvalorare come soprannaturali le apparizioni di Massabielle. La Signora aveva chiesto a Bernadette che i sacerdoti si portassero lì in processione e che si costruisse una cappella. L’abate Peyramale, però, parroco di Lourdes, non ne voleva sapere e chiese perciò a Bernadette un segno irrefutabile: qual era il nome della bella Signora che le appariva alla grotta?

Nell’apparizione del 25 marzo 1858, la Signora rivelo il suo nome. Alla domanda di Bernadette, nel dialetto locale rispose: “Que soy era Immaculada Councepciou…” (Io sono l’Immacolata Concezione). Quattro anni prima, Papa Pio IX aveva dichiarato l’Immacolata Concezione di Maria un dogma, ma questo Bernadette non poteva saperlo.

Il riconoscimento ufficiale delle apparizioni può procedere speditamente, fino alla lettera pastorale firmata nel 1862 dal vescovo di Tarbes consacrava per sempre Lourdes alla sua vocazione di santuario mariano internazionale. Si calcola che oltre settecento milioni di persone abbiano visitato Lourdes.

Ricordo che Alexis Carrel premio nobel per la medicina del 1912 accompagnò una sua paziente terminale a Lourdes che guarì sotto i suoi occhi. Carrel era ateo. Ci mise tre anni a riconoscere nel fatto un miracolo e a convertirsi.

redazione@vivereroma.org

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10 Febbraio 2011

Il santo del giorno: Santa Scolastica

Filed under: articoli,MONACHESIMO,Religione,SANTI — giacomo.campanile @ 12:17
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Santa Scolastica (Norcia, 480 – Piumarola frazione di Villa Santa Lucia, 547) è stata una religiosa italiana. Venerata come santa vergine dalla Chiesa Cattolica, dalla Chiesa ortodossa e dalla Chiesa anglicana, è la fondatrice e patrona dell’ordine cattolico delle benedettine.
RISPONDETE PER L’OTTIMO
CHI ERA SANTA SCOLASTICA?
DOVE FU SEPPELLITA?
Sorella (forse gemella) di Benedetto da Norcia, si consacrò a Dio giovanissima e fu sempre vicina al fratello: prima a Subiaco, poi a Cassino, dove fondò un monastero ai piedi del monte. Della sua vita si conoscono solo poche vicende agiografiche narrate nel secondo Libro dei Dialoghi di papa Gregorio Magno.
I due fratelli si incontravano una volta all’anno in una casa a metà strada tra i due monasteri. Gregorio racconta che in uno di questi incontri, poco prima della sua morte, Scolastica chiese al fratello di protrarre il colloquio spirituale fino al mattino seguente, ma Benedetto si oppose per non infrangere la regola. Allora Scolastica implorò il Signore di non far partire il fratello e subito scoppiò un violento temporale che costrinse Benedetto a rimanere tutta la notte. Gregorio conclude la narrazione dell’episodio affermando: «Poté di più, colei che più amò».
Ancora Gregorio narra che Benedetto, avuta notizia della morte della sorella “da un segno divino”, la seppellì nella tomba dove anch’egli fu sepolto, poco più tardi: «come la mente loro sempre era stata unita in Dio, nel medesimo modo li corpi furono congiunti in uno stesso sepolcro».
Le reliquie di Scolastica e Benedetto sono conservate sotto l’altare maggiore della basilica di Montecassino.
di Giacomo Campanile
redazione@vivereroma.org
Questo è un Articolo pubblicato sul giornale del 10/02/2011

9 Febbraio 2011

Teologia della morte di Dio. teologia radicale

Filed under: LEZIONI DI RELIGIONE,Religione — giacomo.campanile @ 12:37

William Hamilton e la morte
di Dio
È incredibile che un professore di teologia come William
Hamilton (1924-2012), dicesse negli anni Sessanta che
la teologia era morta, soprattutto in un paese materialista
come gli Stati Uniti, l’erede più radicale della riforma
luterana. Bisogna proprio dire che gli anni Sessanta e
Settanta sono stati tra i più significativi dal dopoguerra
ad oggi.

Nel testo che andremo a esaminare, La teologia radicale e
la morte di Dio (ed. Feltrinelli, Milano 1981), scritto con
Thomas Altizer, tre suoi articoli sono molto eloquenti in
proposito, anche se il suo testo più importante fu La nuova
essenza del cristianesimo (ed. Queriniana, Brescia 1969, ma
si veda anche a cura di R. Gibellini, Antologia del
Novecento teologico, ed. Queriniana, Brescia 2011).

Per questo docente del seminario di Colgate-Rochester (Usa)
non era morta solo la teologia (dogmatica), ma anche
la Chiesa (istituzionale), la Bibbia (come strumento di
lettura popolare), il cristianesimo in generale (che andava
ogni volta riattualizzato per renderlo credibile) e persino
il concetto di “Dio” (che all’uomo moderno non dice
più nulla): tutti morti sotto il peso di un irreversibile e
imponente progresso tecnico-scientifico e consumistico.

Al teologo non resta che utilizzare il linguaggio laicizzato
del mondo contemporaneo per riuscire a farsi capire.
Difficile trovare, nello stesso periodo, una radicalità del
genere in Europa occidentale, benché lui stesso dica che
i teologi della morte di Dio avevano tratto ispirazione da alcune opere di Hegel,
Feuerbach (di cui apprezzavano la riduzione della teologia in antropologia),
Nietzsche,Dostoevskij, ecc.

In particolare Hamilton sostiene che la
prima opera di teologia secolare, in area britannica, fu pubblicata nel
1956 da Ronald G. Smith, The New Man, ma ritiene che il movimento americano
della teologia della morte di Dio abbia preso le mosse dall’opera del
vescovo anglicano John A. T. Robinson, Honest to God
(Lealtà verso Dio), del 1963, con cui veniva rifiutato il teismo oggettivato.

In Europa occidentale, restando nell’ambito della teologia, si era arrivati ad accettare la demitologizzazione dell’esegeta Bultmann, oppure si tendeva
ad associare il cristianesimo col socialismo. Se qualcuno
fosse arrivato ai livelli di autoconsapevolezza dei teologi
americani, avrebbe fatto presto a uscire dalla Chiesa e a
impegnarsi in tutt’altra direzione.

Infatti quel che non si capisce nell’atteggiamento di
Hamilton è l’idea di voler tenere “due maschere”:
una “moderatamente devota, zelante e seria, ed è quella che
si mette quando insegna e durante il suo lavoro
ecclesiastico. L’altra è moderatamente mondana, e la mette
per i contatti coi suoi amici laici e nella vita comune.

Qualche volta, deliberatamente, scambia le maschere e
indossa la maschera mondana durante un sermone o una
conferenza o nei discorsi coi parrocchiani. Ciò diventa
causa di innocuo divertimento…” (p. 107).
Ci pare molto difficile che un soggetto del genere avrebbe
potuto insegnare in un istituto religioso di un
qualunque paese europeo.

Le autorità ecclesiastiche di qualsivoglia Confessione, preoccupate per la fede dei
propri adepti, non avrebbero visto in tale dicotomia esistenziale alcun “innocuo divertimento”. Dunque, già negli anni Sessanta Hamilton rifletteva una
crisi di valori religiosi molto forte negli Stati Uniti.

Tuttavia, egli, invece di combatterla assumendo una
posizione contro il sistema borghese o cristiano-borghese,
responsabile di quella crisi, rifiutando cioè, pur
nell’accettazione di una concezione laicistica della vita,
lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura,
preferiva dire che se doveva avere un modello da seguire,
avrebbe scelto Dietrich Bonhoeffer, che l’Europa
occidentale – secondo lui – aveva abbandonato come “guida
teologica” (p. 110).
Lottare contro il sistema per lui voleva dire assumere una
posizione da sconfitto o, se si preferisce, da “martire”:
“il suo fragile, bisogno d’amore ha qualche cosa in comune
con l’amore della Croce” (ib.). Indubbiamente molto
kierkegaardiano in questa scelta di vita.
Davvero quindi la teologia della morte di Dio non aveva
fatto altro che portare alle conseguenze più logiche
le riflessioni dei grandi filosofi atei dell’Europa
occidentale?

Noi diciamo che tale consequenzialità è
possibile rinvenirla solo nelle opere di Marx ed Engels, i
quali avevano saputo unire l’ateismo col socialismo. Sotto
quest’aspetto neppure la riduzione dell’idealismo hegeliano
al materialismo naturalistico, compiuta da Feuerbach,
poteva essere considerata sufficiente.

La filosofia borghese ha eliminato la teologia cristiana, ma
una rivoluzione socialista, come p. es. quella dell’Ottobre
russo, aveva avuto la pretesa di superare la stessa
filosofia borghese.

Viceversa, i teologi radicali, rifiutando il nesso
strategico di ateismo e socialismo, finivano con fare della
sofferenza causata dall’antagonismo sociale ed economico un
male invincibile e, in fondo, del tutto incomprensibile.

La loro è stata la classica dimostrazione che non
basta dirsi atei per riuscire ad affrontare meglio le
contraddizioni del presente.
Il sistema va politicamente rovesciato. Senonché questo non
è mai stato un obiettivo di Hamilton, che vedeva nel
Cristo soltanto un “servo sofferente”, totalmente privo di
alcuna strategia eversiva: un Cristo che soccombe alle
figure simboliche di Oreste o Prospero, i quali non hanno
un rapporto travagliato col proprio padre (come Edipo e
Amleto), ma anzi vivono come se non esistesse alcun padre,
e non si lasciano determinare da forze
imponderabili, ma anzi si affidano totalmente alla loro
volontà, che non è certo una volontà democratica.
Nota
1 Oltre ad Hamilton e Altizer vanno annoverati Gabriel
Vahanian e Paul van Buren, ma anche il teologo battista
Harvey
Cox, che difendeva la teologia della liberazione,
simpatizz

8 Febbraio 2011

LODE AL SIGNORE. TESTO E MUSICA GIACOMO CAMPANILE

Filed under: CANTI RELIGIOSI,Musica,Video — giacomo.campanile @ 11:30

LODE LODE LODE

LODE AL SIGNORE

CANTA CANTA CANTA

CANTA AL SIGNORE

AMA AMA AMA IL SIGNORE

AMA IL SIGNORE

PACE PACE PACE

PACE E’ IL SIGNORE

GIOIA GIOIA GIOIA

GIOIA E’ IL SIGNORE

LA LISTA D’ORO. ESERCITAZIONE

Filed under: LEZIONI DI RELIGIONE — giacomo.campanile @ 11:27

L'immagine può contenere: il seguente testo "La lista d'oro. Ogni giorno Elenca dieci cose per cui devi lodare il Signore"

L’ultima ricchezza, il film 2013 diretto da Michael Landon Jr., narra le vicende di un cinico milionario abituato ad avere sempre tutto dalla vita.

Dopo l’ultimo viaggio in cui ha dovuto affrontare le 12 faticose prove imposte da suo nonno per giungere al misterioso “ultimo regalo”, Jason (Logan Bartholomew) è riuscito contro ogni pronostico a portare a termine la missione, a ereditare la società multimilionaria e a imparare una lezione per la vita che l’ha reso un uomo migliore.
Tuttavia, il denaro ricevuto ha scatenato intorno a lui gelosie e invidie da parte di alcuni membri della sua famiglia, che vogliono più di ogni cosa entrare in possesso del patrimonio.

Come se non bastasse, la situazione complicata, la causa in corso, i suoi beni confiscati e le varie responsabilità che gli gravano sulle spalle, gli hanno fatto perdere completamente di vista la sua relazione con Alexia (Ali Hillis).

Quando la donna lo lascia e va ad Haiti per lavoro, Jason si rende conto di aver sbagliato totalmente a stilare la sua scala di priorità.
Confuso, cerca istintivamente consiglio nel migliore amico di suo nonno, dal quale riceve un diario in cui il suo progenitore ha descritto la storia della sua incredibile ascesa.

Ripercorrendo, pagina dopo pagina, gli episodi della sua magnifica vita, Jason comprende finalmente quale sia il suo destino e cos’è che davvero conta nella sua esistenza

“Soul”: il film della Disney è l’odissea di un’anima

Filed under: CANTI RELIGIOSI,Musica,Video — giacomo.campanile @ 11:26

recensione

Joe Gardner è un uomo maturo, eppure sente che la sua vita non è mai veramente cominciata. Appassionato pianista di jazz, aspetta la grande occasione mentre insegna musica in una scuola media e suona quando capita nei locali notturni, facendo preoccupare la madre che vorrebbe per lui le garanzie del posto fisso.

Il giorno in cui passa l’audizione per debuttare con un famoso quartetto, Joe sente finalmente di avercela fatta, ma cade in un tombino scoperchiato e la sua anima si ritrova in uno strano luogo, mentre il suo corpo giace in un letto d’ospedale. Determinato a non morire proprio ora, Joe imbroglia le carte e stringe un patto salvavita con un’inquieta giovane anima, la numero 22.

22 non vuole vivere, e Joe non vuole morire. Le due cose ci sembrano spesso accadere per caso o per destino, e se invece, in entrambi i casi, ci fosse bisogno della giusta preparazione?

Pete Docter è l’uomo della Pixar con una specializzazione nei cosiddetti massimi sistemi, e con Soul mira dritto al punto più alto. Le invenzioni grafiche e visive, le ambientazioni fantasiose, il geniale utilizzo del personaggio del gatto, faranno sognare anche i bambini, ma non c’è dubbio che lo spettatore ideale di questo film sia uno spettatore adulto, anche se la soluzione finale del rebus non può prescindere dalla relazione affettiva con la sua giovanissima spalla.

Il coraggio e l’avventura di Coco, che già ci aveva fatto viaggiare con originale fluidità tra Aldiqua e Aldilà, la precisione psicologica di Inside Out, che ci aveva avvicinato ad un altro tipo di viaggio, psichico e analitico, e una nuova frontiera del disegno digitale, per cui gli esseri umani non sono mai stati così vicino al vero, sono alcuni tra gli ingredienti più evidenti di quello che potremmo definire il La vita è meravigliosa della Pixar: un film in cui l’apparente semplicità del messaggio finale è superata dalla complessità narrativa e cinematografica del percorso.

Come per il jazz, nel quale, spiega Joe, “la musica è una scusa per tirare fuori quello che hai dentro”, così le finestre che il film apre sul “Grande Oltre” e sul “Grande Prima”, e cioè gli argomenti più altisonanti e liminali, sono una scusa per guardare con rinnovata attenzione al nostro piccolo grande “Adesso” e, nel caso di 22 – che incarna un punto di vista preadolescente – per superare l’ansia da prestazione esistenziale e imparare a vedere la vita nella sua straordinaria quotidianità, come una pizza dal gusto irresistibile.

4 Febbraio 2011

TI RINGRAZIO

Filed under: CANTI RELIGIOSI,Religione,Video — giacomo.campanile @ 21:41

DOLCE SENTIRE

Filed under: CANTI RELIGIOSI,Video — giacomo.campanile @ 21:36

 

SPARTITI VIENI SALVARMI

Filed under: SPARTITI — giacomo.campanile @ 19:56

MUSICHE DI GIACOMO CAMPANILE

BENEDETTO SIA DIO

ABRAMO

CANTICO DELLE CREATURE

IL SERVO DI YAHVE’

INGRESSO A GERUSALEMME

I PRIGIONIERI DI SION

LE NOZZE DI CANA

TU CHE ABITI

VIENI A SALVARMI

VIENI SPIRITO SANTO

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