28 Febbraio 2010

DAL PROFONDO MUSICA DI GIACOMO CAMPANILE

Filed under: Musica — giacomo.campanile @ 23:07

http://www.youtube.com/watch?v=O-Z2Av_lnC4
SALMO 130
La-7 la-4/6
Dal profondo a te grido o Signore
Re-7 Mi-7 La-7
Se consideri le colpe Signore
Chi potrà mai sussistere Fa7+ Do+ Sol+
Rit. Ma presso te Signore Troveremo lamore Io spero nel Signore Egli è l’amore
L’anima mia attende il Signore
Come le sentinelle l’aurora

La Trasfigurazione di Gesù. E’ bello per noi essere qui

Filed under: articoli,Religione — giacomo.campanile @ 00:09

L’episodio della trasfigurazione è narrato nei tre vangeli sinottici (Vangelo secondo Marco 9,2-8, Vangelo secondo Matteo 17,1-8, Vangelo secondo Luca 9,28-36). Gesù sale sul monte Tabor con i discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni, cambiò aspetto mostrandosi ai tre discepoli con uno straordinario splendore della persona e delle vesti.

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24 Febbraio 2010

Gesù contro satana

Filed under: articoli,Religione — giacomo.campanile @ 09:16

In questa I domenica di Quaresima il vangelo ci porta all’inizio della sua vita pubblica di Gesù. Egli fu condotto nel deserto dallo Spirito e qui fu tentato da satana. I racconti, vogliono dimostrare la fermezza di Gesù, la sua disponibilità totale a seguire un messianismo conforme alla volontà di Dio.

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17 Febbraio 2010

ERCOLE. RELIGIONE E MITOLOGIA

Filed under: articoli,Religione — giacomo.campanile @ 00:50

Ercole Farnese e Ercole e Caco di Canova

ERCOLE. RELIGIONE E MITOLOGIA

VIDEO LEZIONE DEL PROF. GIACOMO CAMPANILE

Presso i Romani, nome dell’eroe greco Eracle, famoso per la sua forza. La figura di Ercole ha posto vari problemi all’indagine: in primo luogo se debba essere annoverato tra gli dei o tra gli eroi. Su questo punto le testimonianze antiche relative al suo culto appaiono contraddittorie.

Le tradizioni greche ci parlano dell’eroe figlio di Zeus e della mortale Alcmena, ma anche di un Eracle concepito come Dattilo Ideo, primo di un gruppo di cinque Dattili, nati direttamente dalla grande Dea Madre di Creta, e quindi un dio; questo suo aspetto divino, quale Dattilo, è riconoscibile anche nella maggior parte delle imprese da lui compiute e raccolte nella tradizione ‘vulgata’ relativa alle ‘dodici fatiche’ sostenute da E. per volere di Era. La dea in questa tradizione è presentata come nemica dell’eroe-dio, ma comunque resta, anche in questa prospettiva, una grande divinità femminile al servizio (o per ordine) della quale una figura maschile sovrumana compie una serie di imprese; e nello stesso quadro rientra anche la tradizione dello stato di servitù al quale era assoggettato Ercole presso Onfale.

1. Il mito

Nella versione vulgata del mito (che si riassume nelle tradizioni tebane) Zeus possedette la mortale Alcmena avendo assunto l’aspetto del marito Anfitrione. Era, gelosa di Alcmena, anticipò la nascita di Euristeo rispetto a quella del cugino Ercole, perché potesse sottometterlo. Quando Ercole aveva otto mesi (o appena nato), mentre era in culla con il gemello Ificle, strozzò i due serpenti mandatigli contro da Era mostrando da allora la sua forza sovrumana. E. crebbe a Tebe educato in ogni disciplina da uno specialista mitico: da Eurito nell’arco, da Autolico nella lotta, da Castore nelle armi. L’uccisione di Lino, che gli insegnava la scrittura e la musica, lascia intravedere l’aspetto selvaggio della sua natura.

Mandato per punizione dal padre sul Citerone a custodire il gregge, diede a 18 anni la prova della sua forza uccidendo un leone. Tornando a Tebe, mutilò del naso e delle orecchie i messi di Ergino, re dei Mini in Orcomeno, che pretendevano un tributo da Tebe e li rimandò incatenati. Ne sorse una guerra in cui E. vinse. In ricompensa ottenne per moglie la figlia di Creonte, re di Tebe, Megara, dalla quale ebbe tre figli (o più). Quando Euristeo, re di Tirinto (o Micene), lo chiamò al suo servizio, Ercole uccise i propri figli e due di quelli di Ificle in un accesso di follia mandatagli da Era per costringerlo al servizio di Euristeo con una colpa tale che rendesse necessaria l’espiazione, o perché, malgrado l’oracolo di Zeus, Ercole esitava a riconoscere Euristeo come padrone. Sceso nell’Ade per ordine di Euristeo, al suo ritorno sposò Deianira, sorella di Meleagro, che fu causa della sua morte.

Al servizio di Euristeo E. compì le dodici fatiche, impostegli dall’oracolo di Delfi per la durata di dodici anni come prezzo per la sua immortalità o come espiazione per l’uccisione dei figli. Esse, pur con varianti nella successione, in età ellenistica, sono: a) il leone di Nemea in Argolide, nato da Tifone e da Echidna (o dalla Chimera e dal cane Ortro): Ercole lo strozzò con le mani e ne rivestì la pelle; la testa del leone gli servì da elmo; b) l’idra di Lerna, un drago mostruoso, nato da Tifone ed Echidna, con 5 o 7 (o più, fino a 100) teste esalanti alito mortale: E. colpì le teste con le frecce infiammate o le tagliò con la spada, aiutato dal nipote Iolao; schiacciò con un masso la testa centrale, che era immortale, e avvelenò le sue frecce con il sangue del mostro; c) il cinghiale di Erimanto, in Arcadia, che infestava i campi di Psofide: E. lo catturò vivo; d) la cerva di Cerinea, monte fra l’Arcadia e l’Acaia; aveva le corna d’oro e i piedi di rame ed era sacra ad Artemide: Ercole, che non doveva perciò ucciderla, la inseguì per un anno intero finché la colpì con una freccia e la prese; e) gli uccelli di Stinfalo, lago in Arcadia, dotati di artigli, rostri e ali di bronzo e anche di penne di bronzo che scagliavano come dardi: Ercole ne uccise alcuni con le sue frecce, gli altri li cacciò spaventandoli con un sonaglio di bronzo datogli da Atena; f) la cintura di Ippolita, regina delle Amazzoni, dono fattole da Ares, ma desiderata da Admeta figlia di Euristeo: Ercoleuccise Ippolita e le prese la cintura; g) le stalle di Augia, re degli Epei nell’Elide, piene del letame accumulato dagli immensi armenti: in un giorno solo E. riuscì a ripulirle immettendovi la corrente del fiume Alfeo (o del Peneo o di ambedue i fiumi); h) il toro di Creta, mandato al re Minosse da Posidone e poi reso furioso dal dio perché Minosse non lo aveva sacrificato: E. portò vivo il toro a Micene; Euristeo volle dedicarlo a Era, ma la dea lo rifiutò; perciò fu rimesso in libertà (e figura poi come toro di Maratona nella leggenda di Teseo); i) le cavalle di Diomede, re dei Bistoni in Tracia, che si chiamavano Podargo, Lampon, Xanto, Deino e si nutrivano di carne umana:. E. vinse Diomede e lo diede in pasto alle sue cavalle, che si lasciarono domare dall’eroe e portare a Euristeo, il quale poi le rimise in libertà; l) i buoi di Gerione, mostro figlio di Crisaore, custoditi in grandi armenti nell’isola di Eritea dal gigantesco pastore Eurizione e dal cane bicipite Ortro: per prenderli Ercole dovette attraversare l’Oceano ottenendo da Elio la ‘coppa’ che serviva al dio per il viaggio di ritorno dall’occidente all’oriente; ammazzati Ortro ed Eurizione, Ercole portò via i buoi; Gerione raggiunse E. sulle rive del fiume Antemo; là però l’eroe lo uccise e imbarcati i buoi sulla coppa giunse sull’altra riva dell’Oceano a Tartesso. m) i pomi d’oro delle Esperidi, che erano stati regalati da Gea a Era come dono di nozze; erano custoditi in un giardino dell’estremo occidente, presso il Monte Atlante, dalle Esperidi e guardati da un drago, Ladone: E. uccise Ladone, prese tre pomi e li portò a Euristeo; n) il cane Cerbero, che stava a guardia dell’Ade: l’eroe discese dal capo Tenaro in Laconia nell’Ade dove ebbe molte avventure e incontri; avendo ottenuto da Ade il permesso di catturare la bestia a condizione di non usare armi, E. afferrò Cerbero per il collo e dopo fiera lotta riuscì a trascinarlo fuori fino a Micene in presenza di Euristeo, che per lo spavento si rifugiò in una botte; poi lo ricondusse nell’Ade. Con quest’ultima fatica, E. si liberò dalla servitù di Euristeo. Secondo altre versioni l’ultima fatica sarebbe la ricerca dei pomi delle Esperidi, con cui l’eroe conquistò l’immortalità. 

Delle leggende romane che lo riguardano, la più nota è quella della lotta di Ercole e Caco , formatasi su tratti autentici della mitologia italico-romana, ma secondo modelli ellenistici in tempo piuttosto tardo. La prima forma della leggenda doveva mostrare l’eroe accolto, al ritorno da Gerione, dal re Fauno, che usava sacrificare agli dei gli stranieri, ma che fu ucciso da Ercole; questi poi continuò il suo cammino per la Magna Grecia. Nella tradizione ordinaria Evandro, conosciuta dalla madre Carmenta la vera natura di Ercole, gli consacra un altare fra il Palatino e l’Aventino, la cosiddetta Ara massima. La leggenda di Ercole è collegata anche con il mito della Bona Dea.

Il culto di Ercole si diffuse nelle province d’Italia e nelle regioni dell’Impero, e fu dato spesso il suo nome a divinità indigene analoghe. Gli imperatori Caligola e Commodo si fregiarono dei suoi attributi (pelle leonina e clava). Massimiano si chiamò Erculeo. Il culto dell’Ara massima fu in vigore fino al tempo di Costantino.

2. Iconografia

L’iconografia greca e romana del dio insiste sugli attributi della clava e della pelle leonina e talvolta compaiono anche l’arco e la faretra; in alcuni tipi arcaici e italici Ercole indossa la corazza. I due tipi barbato e imberbe coesistono fino dall’arcaismo; la muscolatura del corpo è sempre vigorosa, resa con grandiosa efficacia soprattutto nel tipo attribuito a Lisippo, noto specialmente dalla copia Farnese (Museo archeologico nazionale di Napoli). Numerose sono anche le figurazioni del dio in azione nelle 12 fatiche e negli altri episodi del mito. Particolari figurazioni sono l’Ercole banchettante, quello che suona la cetra, quello ebbro, quello in abiti di Onfale.

3. Letteratura

E. è protagonista di varie tragedie greche, dalle Trachinie di Sofocle all’Alcmeone a Psofide, al Telefo (queste due perdute), all’Alcesti e all’Eracle di Euripide. Nella letteratura latina il mito di Ercole è trattato soprattutto nelle Metamorfosi di Ovidio, nell’Eneide di Virgilio, nell’Ercole furente (lat. Hercules furens) e nell’Ercole Eteo (lat. Hercules Oetaeus) di Seneca. La leggenda della sua nascita è trattata con vena comica nell’Anfitrione di Plauto, da cui deriva la commedia elegiaca Geta di Vitale di Blois (12° sec.). Particolare fortuna ebbe nel Medioevo specialmente il mito di Ercole al bivio, narrato da Prodico, che fu assunto a simbolo del destino di ogni uomo. Nel primo Umanesimo e poi nel Rinascimento, la figura di Ercole divenne il simbolo dell’uomo che vince la fortuna e conquista l’eternità grazie alle proprie virtù. Sono da ricordare il De laboribus Herculis di C. Salutati; il trattato Los trabajos de Hércules di E. de Villena (1417); il poema Ercole di G.B. Giraldi Cinzio (1557); l’Hercule mourant di J. de Rotrou (1634). Nel campo musicale si ricorda l’oratorio Hercules di G.F. Händel (1745).

Accanto all’interpretazione drammatica o lirica della figura di Ercole, non è mancata fin dall’antichità quella comica (vedi Gli Uccelli e Le Rane di Aristofane), che è poi venuta sempre più accentuandone i tratti buffoneschi.

Colonne d’Ercole Le due rupi di Calpe e di Abila che formano lo Stretto di Gibilterra, così chiamate per la leggenda d’origine fenicia secondo cui il dio Melqart (identificato poi con E., Hercules Gaditanus, per il culto e il famoso tempio di Gades) avrebbe posto ai lati dello stretto due colonne. Furono considerate l’estremo limite raggiunto da E. nelle sue peregrinazioni e, specie nel Medioevo, come un limite posto perché gli uomini non si spingessero nell’Oceano Atlantico.

ASTRONOMIA

Grande costellazione del cielo boreale tra la Lira e la Corona boreale, in cui gli antichi Greci riconoscevano la figura di E., coperto della pelle del leone Nemeo e armato di clava.

11 Febbraio 2010

Le reliquie di Santa Bernadette Soubirous, la veggente di Lourdes, a Roma

Filed under: articoli,Religione — giacomo.campanile @ 18:26

Emozionante la processione con le reliquie di Santa Bernadette Soubirous alle ore 9,30, che in occasione della Giornata del Malato, sono state portate invia Conciliazione e fino a piazza San Pietro, dove verranno benedette da papa Benedetto XVI. Alla processione hanno partecipato il Presidente del Pontificio Consiglio della Salute, mons. Zygmunt Zimowski e il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

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Le apparizioni della Beata Vergine Maria di Lourdes Maria

Filed under: articoli,Religione — giacomo.campanile @ 12:53

Bernarda Soubirous, ebbe le apparizioni della Vergine Maria (11 febbraio – 16 luglio 1858) alla grotta di Massabielle.Lourdes accoglie ogni anno 5 milioni di visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Il messaggio di Lourdes consiste nel richiamo alla conversione, alla preghiera, alla carità.

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9 Febbraio 2010

Eutanasia e concezione cristiana della vita

Filed under: articoli,Religione — giacomo.campanile @ 22:39

Benedetto XVI ha chiesto questo venerdì ai Vescovi scozzesi di difendere fedelmente il magistero della Chiesa sulla sacralità della vita umana, soprattutto nell’attuale dibattito sull’eutanasia e la manipolazione embrionale.

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Più figli e austerità per risolvere la crisi sostiene l’economista Gotti Tedeschi

Filed under: articoli,Religione — giacomo.campanile @ 22:37

Il presidente dello IOR (Istituto per le Opere di Religione) l’econominsta prof. Gotti Tedeschi sostiene che per risolvere la crisi attuale bisogna tutelare le famiglie, avere più figli e una vita più austera nella società.

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Santa Scolastica

Filed under: Religione — giacomo.campanile @ 22:32

Santa Scolastica (Norcia, 480 – Piumarola frazione di Villa Santa Lucia, 547) è stata una religiosa italiana. Venerata come santa vergine dalla Chiesa Cattolica, dalla Chiesa ortodossa e dalla Chiesa anglicana, è la fondatrice e patrona dell’ordine cattolico delle benedettine.

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3 Febbraio 2010

Sant’Agostino. Teologia della storia

Filed under: articoli,Religione,Teologia — giacomo.campanile @ 09:35

Sant’Agostino espone la sua teologia della storia principalmente nel De civitate Dei (La città di Dio), un’opera monumentale in 22 libri scritta tra il 413 e il 426 d.C., stimolata dallo sconcerto per il sacco di Roma del 410.
​Le Caratteristiche Fondamentali
​Concezione lineare e provvidenziale: Agostino rifiuta la visione ciclica ed eterna della storia tipica del mondo greco-romano. La storia ha un inizio (la Creazione) e una fine (il Giudizio Universale), guidata dall’inizio alla fine dalla Provvidenza divina.
​Senso e Salvezza (Escatologia): La storia non è un susseguirsi casuale di eventi politici, ma un cammino dotato di un fine trascendente: la salvezza dell’umanità.
​Le Dinamiche: La Lotta tra le Due Città
​Il motore spirituale e dinamico della storia umana è la coesistenza e la tensione costante tra due comunità invisibili, definite in base all’oggetto del loro amore:
​La Città Terrena (Civitas terrena):
​Amore di sé fino al disprezzo di Dio.
​Fondata sul peccato, sull’egoismo, sulla ricerca del potere e dei beni materiali.
​La Città di Dio (Civitas Dei):
​Amore di Dio fino al disprezzo di sé.
​Fondata sulla grazia, sulla giustizia e sulla fede.
​Le dinamiche principali:
​Mescolanza (Pernixtio): Fino alla fine dei tempi, le due città sono visibilmente e storicamente intrecciate. Gli individui di entrambe vivono assieme nelle stesse istituzioni (compreso lo Stato e la Chiesa visibile).
​Separazione finale: Solo al termine della storia, con il Giudizio Universale, si compirà la definitiva separazione tra i destinati alla salvezza e quelli alla dannazione.
​Disincanto del potere terreno: Agostino demitizza gli imperi e le istituzioni umane (compreso l’Impero Romano): sono strumenti provvisori utili solo a garantire la pace terrena, ma non rappresentano la salvezza divina.
Joseph Ratzinger ha dedicato a Sant’Agostino — suo principale punto di riferimento teologico e spirituale — diverse opere e catechesi.
​1. Popolo e casa di Dio in Sant’Agostino (1954)
​È la tesi di dottorato di Ratzinger e la sua opera accademica fondamentale su Agostino.
​Ecclesiologia eucaristica: Ratzinger analizza la visione agostiniana della Chiesa. Sostiene che per Agostino la Chiesa non sia una semplice organizzazione giuridica o sociale, ma si costituisca essenzialmente attorno all’Eucaristia.
​Unità e Carità: L’unione con il Corpo di Cristo nei sacramenti produce la caritas, rendendo la Chiesa un unico corpo e la vera “casa di Dio”.
​2. Catechesi e scritti divulgativi su Sant’Agostino
​Raccolte di omelie e cicli di udienze generali (tenute prevalentemente durante il pontificato come Benedetto XVI).
​La costante conversione: Ratzinger rilegge Le Confessioni, mostrando come la conversione di Agostino non sia stato un evento isolato, ma un cammino interiore durato tutta la vita.
​Fede e Ragione: Evidenzia come in Agostino l’intelligenza cerchi la fede e la fede illumini l’intelligenza (“crede ut intelligas, intellige ut credas”).
​In sintesi: Per Ratzinger, Agostino dimostra che la teologia non è pura speculazione astratta, ma un incontro personale e vivo con Cristo che trasforma l’esistenza e la comunità.
per Sant’Agostino la Chiesa terrena non è una societas perfecta (termine giuridico introdotto solo più tardi dalla Scolastica e dalla Controriforma). Per Agostino la Chiesa nella storia è un “corpus permixtum” (un corpo misto), composto sia da santi sia da peccatori, paragonabile al campo evangelico in cui crescono insieme il grano e la zizzania fino al giudizio finale.
​Il rapporto tra Istituzione e Mistero
​Agostino distingue chiaramente tra la dimensione visibile e quella invisibile della Chiesa, articolando il rapporto in due concetti chiave:
​L’Istituzione visibile (Communio sacramentorum): È la struttura sacramentale e gerarchica aperta a tutti. Vi appartengono sia i veri credenti sia i malvagi, uniti solo dalla partecipazione esterna ai medesimi sacramenti e segni.
​Il Mistero invisibile (Societas sanctorum): È l’anima autentica della Chiesa (la Città di Dio durante il suo pellegrinaggio terreno). È composta unicamente da coloro che possiedono la carità genuina e sono predestinati alla salvezza.
​Per Agostino, l’istituzione visibile serve da strumento storico per veicolare la grazia dei sacramenti (la cui efficacia proviene da Cristo e non dalla santità del ministro), ma la coincidenza perfetta tra la Chiesa come istituzione e la Chiesa come mistero avverrà soltanto nell’eschaton, ovvero alla fine dei tempi.

*La Città di Dio* — _De Civitate Dei_ — è l’opera più importante di Sant’Agostino. L’ha scritta tra il 413 e il 426 d.C., dopo il sacco di Roma del 410. I pagani dicevano “è colpa dei cristiani”, e Agostino risponde con 22 libri.

L’idea centrale

Agostino divide la storia dell’umanità in 2 “città” che convivono, ma hanno origini e fini opposti:

*1. La Città di Dio: _Civitas Dei*_

– *Fondamento*: l’amore di Dio fino al disprezzo di sé

– *Cittadini*: chi vive secondo Dio, cerca la pace eterna

– *Fine*: la vita eterna con Dio

– Non è la Chiesa come istituzione. Ci sono “cittadini di Dio” anche fuori dalla Chiesa visibile, e viceversa.

*2. La Città Terrena: _Civitas Terrena*_

– *Fondamento*: l’amore di sé fino al disprezzo di Dio

– *Cittadini*: chi cerca potere, gloria, piaceri terreni

– *Fine*: le cose di questo mondo, che finiscono

Non sono 2 stati geografici. Sono 2 modi di amare che si mescolano in ogni persona e in ogni società. Fino al Giudizio Finale saranno intrecciate.

Perché l’ha scritta

Dopo il sacco di Roma la gente era nel panico. Agostino dice: smettetela di mettere la speranza in Roma, nell’impero, nella politica. Quelle cose crollano. L’unica “città” che non crolla è quella fondata su Dio.

Distingue anche 2 tipi di pace:

– *Pace terrena*: necessaria, ma temporanea. È l’accordo tra uomini per vivere insieme.

– *Pace eterna*: la vera meta, che si realizza solo nella Città di Dio.

3 concetti chiave da portarti a casa

1. *Storia come lotta*: La storia non è un caso. È il cammino di queste due città fino alla separazione finale.

2. *Libertà e Grazia*: L’uomo da solo tende alla Città Terrena. Per entrare in quella di Dio serve la Grazia.

3. *Critica al potere*: Ogni potere politico è “provvisorio”. Nessun impero è sacro. Questo ha cambiato per sempre il rapporto tra Chiesa e Stato in Occidente.

Curiosità

L’ha scritta in 13 anni. È lunghissima perché risponde a tutto: filosofia pagana, Bibbia, storia di Roma, angeli, demoni, resurrezione. È il primo tentativo di fare una “filosofia della storia” in Occidente.

*Formazione teologica e filosofica di Sant’Agostino d’Ippona (354-430)*

La sua formazione è un percorso a tappe, molto “umano”: parte dal retore pagano e arriva al vescovo cristiano. Si può dividere in 4 fasi.

*1. Formazione retorica e manichea – Cartagine, 370-383*
– *Studi*: A Cartagine studia retorica. Diventa un grande oratore. Legge Cicerone, in particolare l’_Hortensius_, che gli fa nascere “l’amore per la sapienza”.
– *Filosofia*: Entra a 19 anni nel manicheismo. Il manicheismo gli dà una risposta “razionale” al problema del male: bene e male come due principi in lotta. Però lo delude perché non spiega razionalmente la Bibbia.
– *Scetticismo*: Dopo 9 anni lascia i manichei perché troppo dogmatici e poco intellettuali.

*2. Scetticismo e Neoplatonismo – Milano, 383-386*
– *Studi*: Va a Roma e poi a Milano come professore di retorica. Legge gli scettici accademici: dubita che si possa conoscere la verità.
– *Svolta filosofica*: Legge i “libri dei platonici”, cioè le _Enneadi_ di Plotino tradotte da Mario Vittorino.
Qui trova 3 cose fondamentali:
1. *Dio è spirito, non materia*. Esce dal materialismo manicheo.
2. *La teoria della partecipazione*: tutto deriva dall’Uno. Gli dà una metafisica per pensare Dio.
3. *L’interiorità*: “Noli foras ire, in te redi” – “Non andare fuori, rientra in te stesso”.
Il neoplatonismo però non gli dà Cristo e non risolve il problema del peccato e della grazia.

*3. Conversione e formazione cristiana – 386-391*
– *Lettura della Bibbia*: A Milano conosce Ambrogio. Da lui impara a leggere la Scrittura in senso allegorico, non letterale. Questo gli sblocca l’Antico Testamento.
– *Battesimo 387*: Con la madre Monica. Inizia a studiare seriamente Paolo, soprattutto le Lettere ai Romani e ai Galati.
– *Monastero a Tagaste*: Dopo il battesimo torna in Africa e fonda una comunità monastica. Qui studia intensamente le Scritture, i Padri e inizia a scrivere: _De ordine, De libero arbitrio, De vera religione_.

*4. Formazione teologica da vescovo – Ippona, 391-430*
Da quando diventa prete e poi vescovo di Ippona, la sua teologia matura nello scontro con le eresie. È qui che diventa “Dottore della Chiesa”.

*Influenze teologiche chiave:*
1. *Bibbia*: Soprattutto Paolo e i Salmi. La grazia paolina diventa il centro.
2. *Ambrogio*: Esegesi e morale
3. *Padri greci e latini*: Basilio, Gregorio Nazianzeno, ma soprattutto la tradizione latina
4. *Polemica*:
– Contro i Manichei: elabora la dottrina del male come _privatio boni_
– Contro i Donatisti: ecclesiologia e sacramenti
– Contro i Pelagiani: dottrina della grazia, peccato originale, predestinazione
– Contro i Pagani: _De Civitate Dei_ – teologia della storia

*Sintesi del suo pensiero:*
Agostino unisce *Platonismo + Bibbia + Esperienza*.
La sua formula è: _crede ut intelligas_ – “credi per comprendere”. Fede e ragione non si oppongono. Parte dall’uomo interiore per arrivare a Dio: _De Trinitate, Confessiones_.

I 3 pilastri della sua teologia: *Dio, Uomo, Grazia*.

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