21 Ottobre 2007

QUANTO SONO AMABILI SALMO 83 MUSICHE DI G:CAMPANILE

Filed under: BIBBIA,CANTI RELIGIOSI — giacomo.campanile @ 00:10

“>.

20 Ottobre 2007

VIDEO SULLA BIBBIA TITOLI

Filed under: BIBBIA,Religione,Video — giacomo.campanile @ 22:12

1. CHI E’ GESU’. 2. GESU’ LEGGENDA O MITO. 3. IL RE ERODE. 4.GIOVANNIBATTISTA. 5. GESU’ E IL DIAVOLO. 6. IL TEMPIO DI GERUSALEMME. 7. LA MORTE DI GIOVANNI BATTISTA. 8. I PROFETI DELLA BIBBIA. 9. L’ARCA DELL’ ALEANZA. 10 LA PAROLA DI GESU’ NEL MONDO. 11. L’INSEGNAMENTO DI GESU’. 12. LA CONVERSIONE DI ZACCHEO. 13. I DEMONI NEL VANGELO. 14. GLI APOSTOLI DI GESU’. 15. AMARE IL NEMICO. LE PARABOLE DI GESU’. 16. I MIRACOLI DI GESU’. 17. IL REGNO DI DIO. 18. I FARISEI. 19. I SADDUCEI. 20. GETZEMANI. 21. L’ULTIMA CENA DI GESU’. 22. GESU’ E’ RISORTO. 23. LA RISURREZIONE DI GESU’. 24. LA CROCIFISSIONE. 25. LA CONDANNA DI GESU’.

17 Ottobre 2007

PROGRAMMA DI RELIGIONE CATTOLICA svolto 2007-08

Filed under: PROGRAMMAZIONE — giacomo.campanile @ 09:51

SETTEMBRE: 2007

1.VERIFICA COMPITI PER LE VACANZE. 2. QUESTIONARIO DI RELIGIONE: VERIFICA LE TUE CONOSCENZE SULLA BIBBIA. ABRAMO, ESAU’,GIACOBBE,MOSE’,GIOBBE,I PROFETI, VANGELI, PAOLO DI TARSO.

OTTOBRE 2007

3. ENIGMA. ABBIAMO SUONATO IL FLAUTO …LUCA 7,31. 4. PARABOLA DEI DEBITORI, IL MISTERO DEL PERDONO DIVINO LUCA 7,36-50. 5. GUARIGIONE DEI 10 LEBBROSI LUCA 17 . 6. DIO E’ AMORE. AMORE COME SALVEZZA, INTIMITA’,PASSIONE  O EROS, IMPEGNO PER IL PROSSIMO. 7. IL CONCILIO VATICANO II, I PAPI DEL 900′ . 8. S.FRANCESCO D’ASSISI +1226 VITA E MESSAGGIO. 9. LA TORRE DI BABELE Gn 11,1- PRESUNZIONE UMANA E SIGNIFICATO DELLA CONFUSIONE DELLE LINGUE. 10. CANTI RELIGIOSI E POPOLARI: INNO DEL MONTALE, LE NOZZE DI CANA, LA POTENZA, DOLCE SENTIRE, ALLELUJA DELLE LAMPADINE, OSANNA. IO VAGABONDO

novembre

11. SIGNIFICATO DELLA FESTA DI TUTTI I SANTI, COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI. 12. APOCALISSE, RIVELAZIONE E FINE DEL MONDO. ANTICRISTO, ARMAGEDDON, I 4 CAVALIERI. PAROUSIA CRISTO E GIUDIZIO UNIVERSALE. 13. GENESI 6,14 L’ARCA DI NOE’, CORRUZIONE E DILUVIO UNIVERSALE. 14. SANSONE E DALILA. FILISTEI E NAZIREI. 15.VISITA GUIDATA. BASILICA S.PIETRO, CUPOLA DI MICHELANGELO E GROTTE VATICANE. (CLASSI COINVOLTE 4C, 4 B, 4A,4P) VIDEO I TESORI DEL VATICANO. 16. VISITA GUIDATE ALLE CHIESE DI ROMA, PROGETTO “ROMA E IL CRISTIANESIMO” ARA CAELI, CHIESA DI S.MARCO, CHIESA DEL GESU’. CLASSE 5 C. 17. ALTRI MESSIA. AVVERSARI DI CRISTO.APOLLONIO DI TIANA, SIMONE IL MAGO, CULTO DELL’IMPERATORE, BAR COCBA. IL CULTO DI MITRA. 18. SANTI E MIRACOLI. 19. GLI ESSENI, LA COMUNITA’ DI QUMRAN.

DICEMBRE:

CANTI NATALIZI: HO HAPPY DAY, WHITE CHRISTMAS, TU SCENDI DALLE STELLE, VOLGITI A NOI, W GESU’, ADESTE FIDELES, ASTRO DEL CIEL.

SIGNIFICATO RELIGIOSO E TEOLOGICO DEL SANTO PRESEPIO, TRADIZIONE E DEVOZIONE POPOLARE. VEGLIARE, PREPARARE, GIOIRE RIFLESSIONI SUL NATALE.

COMMENTO ALLA NUOVA ENCICLICA DI PAPA BENEDETTO XVI “SPE SALVI”.COS’è LA SPERANZA E LA VITA ETERNA? CRITICA AL MATERIALISMO MARXISTICO. SPERANZA E SOFFERENZA. 

GENNAIO 2008

LA PARABOLA DEL FIGLIOL PRODIGO. LUCA 15. NUOVO VOLTO DI DIO – PADRE MISERICORDIOSO, NUOVO VOLTO DELL’UOMO FIGLIO AMATO CHE AMA E PERDONA.

LA PREGHIERA NELLE GRANDI RELIGIONI. DEVOZIONE POPOLARE, NOVENA, LITANIA, ROSARIO.

FEBBRAIO 08

150 ANNI APPARIZIONI MARIANE A LOURDES 1858 S.BERNADETTE. 7000 MIRACOLI AVVENUTI 70 RICONOSCIUTI UFFICIALI. “IO SONO L’IMMACOLATA CONCEZIONE”. IL MIRACOLO DELL’ACQUA.

LETTERA DEL PAPA BENEDETTO XVI AI ROMANI SULL’EMERGENZA EDUCATIVA. LIBERTA’, RESPONSABILITA’, AMORE, SOFFERENZA NELL’EDUCAZIONE. IMPORTANZA DI TRASMETTERE I VALORI.

MARZO 2008

ANGELI E DIAVOLI, INDULGENZE, IL SIGNIFICATO DEL MATRIMONIO CRISTIANO, I DICO E I PACS, EVANGELIZZAZIONE, RAPPORTO SCIENZA FEDE, L’EMBRIONE UMANO, AMORE E AGAPE.

W.A. Mozart – Requiem (KV 626) – Dies irae

SIGNIFICATO TEOLOGICO DELLA SETTIMANA SANTA

APRILE  2008

IL FILM “JESUS CHRIST SUPERSTAR” ROCK OPERA DEL 1973.

QUIZ SULLA BIBBIA, RICERCA MULTIMEDIALE TRAMITE INTERNET, ASCOLTO E COMMENTO CANTO “CRISTO NOSTRA PASQUA”

IL SACRAMENTO DELLA CRESIMA O CONFERMAZIONE, UNZIONE CON OLIO SANTO (CRISMA) DISCESA DELLO SPIRITO SANTO, TESTIMONE E SOLDATO DI CRISTO.

MAggio 2008

ASCOLTO SALMO 83 DI DAVIDE “QUANTO SONO AMABILI LE TUE DIMORE”

SALMO 130, IL BIMBO FELICE COMMENTO. IL MISTERO DELLA PENTECOSTE ATTI 2, I SIMBOLI DELLO SPIRITO SANTO. COMMENTO DI EPISODI DELLA VITA DI CRISTO DAL VANGELO. SANTUARI E DEVOZIONE MARIANE DEL POPOLO ITALIANO

15 Ottobre 2007

LA PAROLA DI GESU’ NEL MONDO

Filed under: BIBBIA,Religione — giacomo.campanile @ 20:22

“>. 

1.COS’E’ LA PENTECOSTE?

2.DOVE ANDARONO I DISCEPOLI DI GESU’?

3.COSA SCOPRIVANO GLI UOMINI A CUI ERA RIVOLTO IL VANGELO’

4. COS’E’ LA LEGGE DELL’AMORE?

5.COSA VUOL DIRE DIVENIRE CRISTIANO?

6.IN CHE CITTA’ I DISCEPOLI DI CRISTO FURONO CHIAMATI CRISTIANI?

S.Andrea al Quirinale. ROMA

Filed under: ARTE,CHIESE,Religione — giacomo.campanile @ 20:16

 

S.Andrea al Quirinale

La chiesa sorge in via del Quirinale, sull’area occupata dall’antica “S.Andrea de caballo” o “de equo marmoreo“, chiaro riferimento al gruppo marmoreo in piazza del Quirinale. Questa chiesa era già antica ed illustre nel 1400, poiché le sue origini risalgono all’XI secolo. Nel 1566 fu interamente rifatta a spese della duchessa di Tagliacozzo, quando l’area fu donata a S.Francesco Borgia. Accanto vi fu costruita la casa del noviziato per la Compagnia di Gesù. Nel XVII secolo il principe Camillo Pamphilj incaricò Gian Lorenzo Bernini di ricostruire la chiesa, che assunse, così, l’aspetto attuale soltanto nel 1662. Con questo edificio (1658-1671) Bernini ribaltò la concezione prevalente in fatto di architettura religiosa: la chiesa ha infatti una pianta ellittica, dove l’asse più lungo è quello orizzontale, mentre il più corto va dall’ingresso all’altare maggiore. La facciata, incassata in un proscenio ricurvo con un effetto di grande contrasto, è totalmente costituita da elementi dell’architettura classica (fregio con motivo greco consistente in un serrato alternarsi di forme ovali e piccoli parallelepipedi, colonne corinzie, triangoli e semicerchi romani), ma tutti sottoposti ad una compressione laterale che ne esalta la verticalità. Un’elegante scalinata curvilinea conduce al protiro (nella foto sotto il titolo), sorretto da due colonne ed ornato dal grande stemma cardinalizio del principe Camillo Pamphilj, committente dell’opera; due alte lesene sorreggono invece il grande timpano modanato. L’interno, da molti definito “la perla del Barocco”, è un gioco di luci e ombre che prelude al Rococò.

1 Cappella maggiore del Bernini

Splendida la cappella maggiore (nella foto 1) con altare in bronzo dorato e lapislazzuli, disegnata dallo stesso Bernini ed ornata da una bellissima raggiera dorata con angeli e cherubini di Antonio Raggi; al centro si trova una tela con la raffigurazione del “Martirio di S.Andrea”, opera del Borgognone. Verso l’alta cupola si slancia un gruppo scultoreo con un “S.Andrea Crocifisso” che sovrasta l’altare, volgendo lo sguardo all’immagine di se stesso nell’atto di ascendere in cielo.

1.COS’E’ LA PERSECUZIONE?

2.DOVE SI TROVA EMMAUS?

3.COSA MANGIA GESU’ RISORTO CON GLI APOSTOLI?

4.COME SI CHIAMO L’APOSTOLO INCREDULO?

5.MARANATHA – COSA SIGNIFICA?

S.Carlo alle Quattro Fontane. ROMA

Filed under: ARTE,CHIESE,Religione — giacomo.campanile @ 19:14

S.Carlo alle Quattro Fontane

La struttura originaria di questa chiesa risale ad una piccola cappella dedicata alla “Ss.Trinità ed a S.Carlo Borromeo” e costruita dai Trinitari Spagnoli su un terreno acquistato nel 1611 dalla famiglia Mattei. Soltanto alcuni anni dopo, nel 1635, dopo l’acquisto di alcune proprietà limitrofe, i Trinitari commissionarono a Francesco Borromini la costruzione di una nuova chiesa e di un convento. Per quanto vincolato dallo spazio ristretto che aveva a disposizione, il grande architetto riuscì ugualmente a creare un complesso funzionale, fornito di tutti gli ambienti richiesti dai religiosi. La costruzione della chiesa richiese molto tempo, tanto che fu completata dal nipote del Borromini nel 1667, lo stesso anno, cioè, in cui il grande artista si suicidò: per questo motivo la piccola cappella posta nella cripta, che venne a lui riservata, rimase vuota perché i Trinitari non accettarono di ospitarvi un suicida e così il Borromini venne sepolto nella chiesa di S.Giovanni dei Fiorentini. S.Carlo alle Quattro Fontane (nella foto in alto), dedicata alla “Ss.Trinità ed a Carlo Borromeo”, il cardinale milanese del XVI secolo canonizzato nel 1620, presenta una facciata alta e stretta, con un movimento di linee e curve assai caro al Borromini. Situata in via del Quirinale, ad angolo con via delle Quattro Fontane (donde il nome), la chiesa è detta popolarmente S.Carlino per le sue ridotte dimensioni, tanto che si dice che sia grande quanto un pilastro della cupola di S.Pietro. La facciata, a due ordini, presenta quattro grandi colonne ioniche che sorreggono gli aggetti e le rientranze dei cornicioni e la grande trabeazione con l’iscrizione dedicatoria: IN HONOREM SS TRINITATIS ET D(IVI) CAROLI MDCLXVII, ovvero “In onore della Ss.Trinità e di S.Carlo 1667″.

1 Ordine inferiore della facciata

L’ordine inferiore (nella foto 1) presenta un portale d’ingresso sovrastato da tre nicchie contenenti le statue di S.Giovanni De Matha (alla destra del portone), fondatore dell’Ordine dei Trinitari, di S.Felice di Valois (posto sulla sinistra), mentre al centro, incorniciata dalle ali di due angeli, si trova la statua tardo-seicentesca di S.Carlo Borromeo, opera di Antonio Raggi.

2 Ordine superiore della facciata

L’ordine superiore (nella foto 2) è costituito da un balconcino sul quale si affaccia un’edicola con cupolino, oltre la quale due angeli reggono una grande cornice ovale nella quale un tempo vi era l’affresco della Trinità. La cupola, a pianta ellittica e con ampi finestroni, sorregge una lanterna. Accanto alla facciata svetta il piccolo campanile del Borromini, poggiante su coppie di colonne e dalla cuspide a pagoda.

3 Convento

Accanto alla chiesa è situato il convento (nella foto 3), con un portale d’ingresso caratterizzato da un serafino di marmo posto tra il timpano e l’architrave, dove è anche inserito il seicentesco mosaico di Fabio Cristofari raffigurante “Cristo tra due schiavi liberati“. Sopra il portale è posto un finestrone sormontato a sua volta dal grande emblema dei Trinitari, nel quale campeggia la croce rossa e blu, sorretto da due angeli. Ai lati si susseguono tre finestre cieche rettangolari raccordate da un oblò centrale.

4 Chiostro

Da questo ingresso si può accedere al chiostro (nella foto 4, raggiungibile anche dalla chiesa), altro capolavoro del Borromini: a pianta ottagonale allungata, presenta l’ordine inferiore costituito da colonne doriche binate collegate da una cornice continua, motivo che si ripropone anche nell’ordine superiore ma con colonne più esili; al centro del cortile è situato un pozzo ottagonale.

PERCHE’ MARIA DI MAGDALA NON RICONOSCE GESU’?

COSA HA DETTO L’ANGELO ALLE DONNE?

COS’ E’ LA RISURREZIONE DI GESU’?

A QUANTE PERSONE APPARVE CONTEMPORANEAMENTE GESU’?

RISORGEREMO ANCHE NOI?

LA CROCIFISSIONE

Filed under: BIBBIA,Religione — giacomo.campanile @ 19:09

“>. 

1.COS’E’ LA CROCIFISSIONE?

2.A CRISTO  CROCIFISSO COSA OFFRONO I SOLDATI ROMANI?

3.QUALI SONO LE ULTIME PAROLE DI GESU’?

4.QUALE APOSTOLO ERA SOTTO LA CROCE?

5.HA CHE ORA MUORE GESU’?

6.COSA DICE IL CENTURIONE DI GESU’?

QUALE COMANDAMENTO GESU’ CI LASCIA?

 

 

S.Pietro in Vincoli. ROMA

Filed under: ARTE,CHIESE,Religione — giacomo.campanile @ 19:05

 

S.Pietro in Vincoli

La Basilica di S.Pietro in Vincoli deve il suo nome alle catene (dal latino vincula, catene) qui conservate e che, secondo la tradizione, furono utilizzate per legare S.Pietro durante la sua prigionia a Gerusalemme e nel Carcere Mamertino. Nel V secolo d.C. l’imperatrice Elia Eudocia, moglie dell’imperatore d’Oriente Teodosio II, ebbe in dono dal Patriarca di Gerusalemme, Giovenale, le catene con le quali, secondo il racconto degli Atti degli Apostoli, S.Pietro era stato imprigionato a Gerusalemme. L’imperatrice inviò le catene alla figlia, Licinia Eudossia, moglie dell’imperatore d’Occidente Valentiniano III, la quale volle donarle personalmente a papa Leone I, detto anche Leone Magno. La Chiesa era già in possesso delle catene utilizzate per la prigionia di S.Pietro nel Carcere Mamertino, cosicché, quando il pontefice accostò le due catene, queste si fusero miracolosamente per divenirne una soltanto.

1 Catene di S.Pietro

A ricordo e celebrazione perpetua del miracolo, nel 442 d.C. fu edificata la basilica di S.Pietro in Vincoli, anche grazie all’aiuto dell’imperatrice Licinia Eudossia (per cui la chiesa è conosciuta anche come Basilica Eudossiana) e qui furono custodite le catene, tuttora visibili sotto l’altare (nella foto 1). La chiesa fu ricostruita al posto di una preesistente denominata “Ecclesia Apostolorum” (ovvero “Chiesa degli Apostoli”) che andò distrutta per cause ignote. Negli anni 1956-1960, sotto la direzione di Antonio Maria Colini, il pavimento della navata centrale fu smantellato al fine di effettuare scavi archeologici che riportarono alla luce tutte le fasi precedenti al V secolo. Fu così che vennero rinvenuti una serie di edifici sovrapposti, appartenenti a “domus” aristocratiche di età repubblicana ed imperiale. Le strutture più superficiali furono in gran parte tagliate ed utilizzate come fondazioni per la realizzazione della chiesa. Gli strati più profondi restituirono resti di abitazioni medio-repubblicane (IV-III secolo a.C.), sopra le quali furono rinvenute due case della fine del II secolo a.C. con splendidi mosaici policromi figurati. Il livello più superficiale, fortemente danneggiato dalle sepolture e dai rifacimenti del pavimento della chiesa, restituì invece una grande domus databile inizialmente al periodo neroniano, della quale sono visibili tre bracci di un criptoportico che chiudeva un cortile rettangolare con una vasca centrale e giardini, probabilmente appartenente alla Domus Transitoria o alla Domus Aurea. Nel III secolo il cortile con giardino fu chiuso per ampliare la sala maggiore dell’edificio che acquistò così un ambiente quadrato con trifore sui tre lati liberi.

2 Mosé di Michelangelo

Successivamente a questo ambiente fu innestata un’abside, realizzando in tal modo una grande aula absidata di metri 34×10, per la quale non si può escludere una funzione cultuale, probabilmente una domus ecclesiae: il primo edificio ecclesiastico fu realizzato sfruttando proprio tali strutture. La basilica eudossiana del V secolo venne più volte restaurata, da papa Adriano nel 790 circa, da Sisto IV e da Giulio II: di questi ultimi due, rispettivamente zio e nipote, possiamo notare il simbolo araldico della famiglia della Rovere sui capitelli che ornano le quattrocentesche colonne del portico, opera di Meo del Caprino, che costituisce l’ingresso della basilica (nella foto in alto sotto il titolo). L’interno è a tre navate absidate, divise da colonne a capitello dorico: la navata centrale presenta il soffitto a cassettoni ornato dall’affresco con il miracolo delle catene. La navata destra conserva, al primo altare, la tela di “S.Agostino” del Guercino, mentre al secondo altare vi sono due ritratti attribuiti al Domenichino. La sacrestia custodisce un pavimento ad intarsi marmorei che si ritiene proveniente dalle Terme di Traiano, ma senza alcun dubbio il monumento per cui la chiesa è famosa in tutto il mondo è il famosissimo “Mosè” di Michelangelo (nella foto 2), destinato ad ornare il monumento funebre di Giulio II nella basilica di S.Pietro in Vaticano. Quando la tomba gli fu commissionata, nel 1505, Michelangelo trascorse otto mesi a Carrara alla ricerca di blocchi di marmo perfetti, ma, al suo ritorno, il papa aveva spostato il suo interesse alla volta della Cappella Sistina, a cui Michelangelo lavorò tra il 1508 ed il 1512, e quindi il progetto venne accantonato. Dopo la morte di Giulio II, nel 1513, e l’elezione di Leone X, il progetto fu ridimensionato e trasferito per la sua esecuzione nella chiesa di S.Pietro in Vincoli. Quando Michelangelo riprese il lavoro alla tomba, completò solo il “Mosè” ed i “Prigioni” prima che Clemente VII e Paolo III lo convinsero a lavorare al “Giudizio Universale” nella Cappella Sistina in Vaticano.

3 Monumento funebre di Giulio II

Il Mausoleo di Giulio II fu così terminato dagli allievi del Maestro e consiste in una semplice facciata con sei nicchie per le statue (nella foto 3), ben poca cosa rispetto all’originario progetto dell’artista che avrebbe voluto realizzare una tomba con 40 statue. I “Prigioni”, un gruppo di sei statue di figure incatenate in varie pose come prigionieri, oggi sono nella Galleria dell’Accademia a Firenze (i quattro non-finiti) ed al Museo del Louvre a Parigi (i due quasi-finiti). Fortunatamente però la bellissima scultura marmorea raffigurante “Mosè” è tuttora conservata in questa chiesa. Le curiose corna che adornano la testa della statua dovrebbero essere i raggi della Divina Sapienza, ma in seguito ad un’errata traduzione dal testo ebraico del Vecchio Testamento si sono tramutati in corna. Mosè, con lo sguardo accigliato e fiero, siede solennemente con le Tavole della Legge in mano. Su un ginocchio si potrà notare una lieve linea di frattura legata ad una famosissima leggenda secondo la quale Michelangelo avrebbe colpito la statua in quel punto con il mazzuolo gridandogli: “Perché non parli?“. Ai lati del Mosè vi sono le statue ritenute di Lia e Rachele, simboli della vita attiva e contemplativa, che Michelangelo fece completare da Raffaello di Montelupo. Sopra il Mosè vi è la statua giacente di Giulio II, a lungo attribuita a Maso del Bosco, anche se ultimamente, dopo i restauri del 2000, si ritiene possa essere opera dello stesso Michelangelo. Le restanti figure in alto sono, a sinistra, una Sibilla ed a destra un Profeta, anch’esse opera di Raffaello di Montelupo, mentre la scultura raffigurante una Madonna in piedi con il Bambino, quasi a vegliare sul corpo del pontefice defunto, fu realizzata da Scherano da Settignano.

4 Monumento funebre di Nicola Cusano

La navata sinistra conserva il monumento funebre di Mariano Vecchiarelli, raffigurato, con il gusto macabro tipico del barocco, tra due scheletri. Importante un’icona a mosaico del VII secolo dove S.Sebastiano, vestito da soldato, è raffigurato vecchio e barbato, secondo l’iconografia originale bizantina, diversa da quella successiva romana che lo trasformò invece in un bellissimo giovane. Segue l’altare con la “Deposizione dalla Croce” attribuita al Pomarancio e, alla fine della navata, il monumento funebre del cardinale Nicola Cusano (nella foto 4, opera di Andrea Bregno), dal 1448 al 1464 cardinale titolare della chiesa di S.Pietro in Vincoli. Cusano deriva dalla sua città di origine Cusa (Kues, ora Bernkastel-Kues, in Germania), ma il suo vero nome era Nikolaus Krebbs (da krebs, che in tedesco significa aragosta, da cui lo stemma cardinalizio che vediamo nella parte inferiore del monumento). Accanto alla chiesa si trovava il convento iniziato verso la metà del Quattrocento proprio per volere di Nicola Cusano. I lavori proseguirono con il cardinale Francesco della Rovere, futuro papa Sisto IV e nel 1489 fu affidato ai Canonici Regolari del Ss.Salvatore. All’altro pontefice della famiglia della Rovere, Giulio II, si devono gli ulteriori interventi che videro la definitiva sistemazione del convento e l’erezione del chiostro, attribuito tradizionalmente a Giuliano da Sangallo.

5 Chiostro

Dopo il 1870, con il pericolo incombente di vedersi confiscare il convento, secondo la nuova legislazione dello Stato Italiano, i Canonici Regolari escogitarono una finta vendita con la condiscendente famiglia milanese dei Vimercati. Scoperto l’inganno, però, le autorità competenti espropriarono l’intero convento ed obbligarono i Vimercati a lasciare la città. Il complesso divenne quindi proprietà dello Stato, che destinò la parte destra a Regia Scuola di Ingegneria ed affittò l’altra ala agli stessi Canonici: oggi è sede della Facoltà di Ingegneria Civile e Industriale. Il chiostro (nella foto 5) è situato all’interno della Facoltà: sui suoi lati, liberati dalle vetrate che un tempo li chiudevano per ospitare alcune aule, sono tornate a correre le arcate. Queste (otto nei lati lunghi e sette nei corti) sono sorrette da colonne con capitelli ionici che mostrano lo stemma della Rovere. Sotto i suoi portici non si aprono più i vari ambienti necessari alla vita monastica ma gli attrezzati istituti della facoltà.

6 Pozzo

A testimoniare l’originaria funzione è rimasto il caratteristico pozzo (nella foto 6, simbolo della Facoltà di Ingegneria), ancora al suo posto nel centro del cortile, inquadrato in un’edicola impostata su colonne binate ioniche che sostengono la trabeazione ed il timpano. Anche qui troviamo i riferimenti roveriani: il nome del cardinale Sisto, sotto il quale fu iniziato, e lo stemma sono posti sul timpano, mentre l’iscrizione sulla trabeazione ricorda il cardinale Leonardo con il quale fu terminato, probabilmente nel 1517. Il progetto è attribuito ad Antonio da Sangallo, che lo realizzò con la collaborazione di Simone Mosca.

7 Fontana

Il cortile ospita anche una piccola fontana (nella foto 7) costruita nel 1642, costituita da una vasca ottagonale a fior di terra, al centro della quale si erge una colonnina che sostiene il catino di forma circolare nel cui centro si eleva, da un piccolo petalo, un piccolo zampillo d’acqua. Le api presenti ai bordi della fontana non lasciano dubbi circa la famiglia che commissionò il lavoro, in quanto simbolo araldico dei Barberini. Infatti una lunga iscrizione inserita in una cornice molto elaborata, situata sotto i portici del chiostro, così recita: “DISCE HOSPES AQUAE HUIUS PERENNITATEM E SCATEBRA INEXAUSTA EA EST ANTONII CARDINALIS BARBERINI LIBERALITAS DISCE SUAVITATEM EAM APES PROFUNDUNT SAPOR IN AQUIS CAETERIS VITIUM IN HAC MEL ET NECTAR EST NULLA MELIOR INFLUAT IN HORTOS AQUA DUM APES PROPINANT MELLEAM FLORES USURAM BIBUNT – D THOMAS MENTIUS ABBAS GENERALIS GRATIAE REFERENDAE SITIENS A D MDCXLII”, ovvero “Sappiate stranieri che quest’acqua perenne che proviene da una fonte inesauribile è un dono del cardinale Antonio Barberini. Sappiate che tale dolcezza proviene dalle api che tolgono il sapore delle scorie nelle acque rimanenti e riversano in esso miele e nettare. Non c’è acqua migliore che si riversi nei giardini, finché le api offrono i fiori bevono il dolce beneficio. D.Thomas Menti Abate Generale Gratia Referenda Anno Domini 1642”.

1. COSA E’ IL SINEDRIO?

2.COSA PENSANO ERODE E PILATO DELLA CONDANNA DI GESU’?

3.CHI ERA BARABBA?

S.Prassede. ROMA

Filed under: ARTE,CHIESE,Religione — giacomo.campanile @ 18:57

 

S.Prassede. ROMA

La chiesa prende il nome dalla S.Prassede, sorella di S.Pudenziana e figlia del senatore romano Pudente, discepolo di S.Paolo. Un’antica leggenda narra che Prassede e Pudenziana sarebbero state uccise perché dedite a dare sepoltura ai martiri delle persecuzioni di Antonino Pio nei pozzi situati nel vasto terreno di proprietà del padre. La chiesa, fondata nel IX secolo da papa Pasquale I sull’antico “titulus Praxaedis” della fine del V secolo, subì vari restauri nei secoli XV, XVII e XIX, che ne alterarono alquanto il primitivo carattere. Tuttavia l’edificio conserva ancora la struttura medioevale nel protiro di accesso situato lungo via di S.Martino ai Monti, che immette, dopo una lunga scala, in un cortile nel quale si erge la semplice facciata in mattoni della chiesa (nella foto in alto), secondo il disegno originale voluto da Pasquale I. Il cortile conserva i resti di un colonnato con capitelli corinzi appartenuto probabilmente alla basilica del V secolo. L’accesso alla chiesa avviene anche attraverso un ingresso laterale su via di S.Prassede.

1 Pavimento cosmatesco con disco di porfido

L’interno era costituito da tre navate divise originariamente da 12 colonne di granito a trabeazione rettilinea; quindi sei di queste furono ridotte a pilastri, ai quali si appoggiano archi trasversali nelle navate minori. Nel centro del rifatto pavimento cosmatesco un disco di porfido (nella foto 1) ricopre il pozzo nel quale la santa raccolse i resti ed il sangue dei martiri: si parla di diverse migliaia e proprio per questo la chiesa è una delle più venerate di Roma. Artisti bizantini decorarono la chiesa di mosaici dorati: quelli nell’abside e nel coro raffigurano gli antenati in vesti bianche, gli eletti che guardano giù dall’alto dei cieli, agnelli dalle zampe sottili, palme dal bel ciuffo piumato e vivaci papaveri rossi. Nell’abside S.Prassede e S.Pudenziana stanno ai lati di Cristo, circondate dal paterno abbraccio di S.Paolo e S.Pietro. Nella cripta, all’interno di due sarcofagi strigilati, sono contenute le reliquie delle due Sante. A metà della navata destra si trova la Cappella di S.Zenone, uno dei più importanti monumenti bizantini in Roma, eretta da Pasquale I come mausoleo della madre Teodora. Le due colonne di granito nero e la ricca cornice curva sostengono un’urna cineraria con i resti di Zenone, sacerdote e martire; l’interno della Cappella, a volta, con colonne angolari, è interamente ricoperto da mosaici e così splendente da essere stato chiamato “il Giardino del Paradiso”. I mosaici rappresentano le figure del Cristo, della Madonna, di S.Prassede e dell’episcopa Teodora con il nimbo quadrato dei viventi.

2 Mosaico della Madonna con Bambino

Nella nicchia sopra l’altare vi è la raffigurazione, a mosaico, della “Madonna con il Bambino” (nella foto 2). Il pavimento è un antichissimo esempio di “opus sectile” a marmi policromi. In una nicchia a destra dell’ingresso è custodita una colonna portata a Roma da Gerusalemme dal cardinale Giovanni Colonna nel 1223: la tradizione vuole che sia un frammento della colonna alla quale fu legato Gesù per essere flagellato. La “Colonna della Flagellazione” (nella foto 3) è custodita in un reliquario di bronzo dorato e risulta variamente intagliata a causa dei piccoli frammenti utilizzati come reliquia nei tempi passati; alta cm 63 per un diametro di cm 40 alla base, di cm 20 alla sommità e di cm 13 nel punto più stretto, ha una forma conica che si restringe a tre quarti per poi riallargarsi verso l’alto.

3 Colonna della Flagellazione

Altre tradizioni legate a questa chiesa ci dicono che la lunga tavola di marmo posta a sinistra della navata serviva da letto alla santa che vi dormiva per penitenza, mentre l’urna posta sotto l’architrave d’ingresso racchiuda le ossa di S.Valentino, protettore degli innamorati. Notevoli anche le sepolture, fra le quali quella di mons. Santoni, il cui busto dicesi opera prima del Bernini, che lo avrebbe scolpito a soli dieci anni. Due belle gradinate di rosso antico portano all’altare maggiore, gradinate che colpirono il gusto degli emissari di Napoleone, che ordinò di rimuoverle e trasportarle a Parigi per divenire i gradini del suo trono imperiale: evidentemente, e per fortuna, il progetto andò in fumo. Bellissimo anche il campanile che sorge all’estremità meridionale del braccio sinistro del transetto della chiesa: la sua costruzione si colloca tra la fine dell’XI secolo ed i primi decenni del secolo successivo. Di forma rettangolare, la torre campanaria si innalza con un solo piano scandito da una coppia di bifore poggianti su colonnine marmoree e capitelli a stampella: all’interno funzionano due campane del 1621.

1.COSA SIGNIFICA GETSEMANI?

2.DOVE SI TROVA IL GETSEMANI?

3.PERCHE’ GESU’ SUDA SANGUE?

4.COSA SIGNIFICANO LE PAROLE DI GESU’:”ALLONTANA DA ME QUESTO CALICE”?

PERCHE’ PIETRO RINNEGA GESU’?

S.Maria in Trastevere

Filed under: ARTE,Religione — giacomo.campanile @ 18:33

Piazza di S.Maria in Trastevere

La Basilica di S.Maria in Trastevere (nella foto sopra), che sorge sulla omonima piazza, fu probabilmente il primo luogo ufficiale di culto cristiano edificato a Roma e sicuramente il primo dedicato al culto della Vergine. Secondo la leggenda la chiesa fu eretta da S.Giulio I nel 340 sull’oratorio fondato da papa Callisto I nel III secolo, quando il Cristianesimo non si era ancora diffuso, tanto che la chiesa fu chiamata “titulus Calixti” fino al VI secolo, quando poi fu dedicata a Maria. Un fatto antico e mistico la contraddistingue dalle altre chiese: S.Maria sorge sul luogo dove, nel 38 a.C., dal terreno fuoriuscì uno zampillo di olio minerale, la divina “fons olei“, poiché i cristiani vi videro il segno premonitore della venuta di Cristo, l’Unto del Signore (il punto dove sgorgò è ancora indicato su un gradino del presbiterio). La chiesa fu ricostruita quasi completamente da Innocenzo II nel XII secolo, in gran parte con i travertini ed i marmi provenienti dalle Terme di Caracalla. Nel 1702 papa Clemente XI incaricò Carlo Fontana della costruzione del portico esterno, costituito da cinque arcate inquadrate da due paraste e quattro colonne di granito, al di sopra delle quali una balaustra sorregge le statue di 4 pontefici: “S.Callisto”, “S.Cornelio”, “S.Giulio” e “S.Calepodio”. Nel portico, fino alla fine dell’800, si potevano vedere, a lato del “Crocifisso” del Cavallini, coltelli e spiedi (un’arma antica, poco più corta di una lancia) perché quando un “bullo” decideva di cambiare vita, appendeva l’arma del mestiere in S.Maria in Trastevere; oggi vi sono conservate una raccolta di epigrafi cristiane, frammenti di fregi, resti di plutei dell’antica basilica, sarcofagi, affreschi e pietre tombali.

1 Campanile

Bellissimo il campanile (nella foto 1) costruito nella prima metà del XII secolo, all’interno del quale vi sono quattro campane datate 1580, 1600, 1667 e 1772; la facciata custodisce invece un grande orologio risalente al XIX secolo e, sulla sommità, un tabernacolo con un mosaico raffigurante la “Vergine con il Bambino” (nella foto 2). La struttura è costituita da un alto basamento sul quale si impostano i quattro ordini superiori; di base quadrata, il campanile ha il primo piano scandito da trifore a pilastro, il secondo ed il terzo da doppie bifore su colonnine, il quarto da trifore su colonnine. Nel 1860 la chiesa fu restaurata per volontà di Pio IX dall’architetto Virginio Vespignani, il quale ricreò anche, sul pavimento interno, i mosaici pavimentali cosmateschi caratteristici del XIII secolo.

2 Mosaico della Vergine con Bambino

Notevoli i mosaici di Pietro Cavallini del XIII secolo: all’interno con le sei storie della “Vita di Maria”, ma, in particolare, all’esterno, sulla facciata (nella foto 3), dove è raffigurata “Maria in trono con il Bambino” e dieci donne recanti lampade: otto accese a simboleggiare la verginità e due spente, tra le mani di donne velate, forse vedove. L’interno, oltre ai mosaici già ricordati, è ricchissimo di opere d’arte e conserva sepolture illustri: i cardinali Pietro Stefaneschi, Osio e d’Alençon, parente di Carlo V, Altemps di Gallese, Armellini e anche quella di papa Innocenzo II, che Pio IX fece trasferire qui dal Laterano.

3 Facciata con mosaico

Degna di menzione è la Cappella Avila (nella foto 4), la quinta a sinistra dell’ingresso, che, seppure è stata definita “uno dei più complessi e singolari monumenti romani” viene a malapena menzionata nelle guide della città. Pietro Paolo Avila affidò, nel 1678, il compito di restaurare la cappella di famiglia al pittore reatino Antonio Gherardi, il quale, chissà per quale motivo, decise di improvvisarsi architetto. Sfruttando la conoscenza dei due principali protagonisti del barocco romano, Bernini e Borromini, realizzò qualcosa di straordinario: una sorta di “teatrino sacro” liberamente ispirato alle opere dei suoi maestri.

4 Cappella Avila

Al centro della parete di fondo collocò una specie di piccola galleria prospettica a mo’ di presbiterio, che ingigantisce il quadro di S.Girolamo, il santo a cui è dedicata la cappella, dipinto da lui stesso nel 1686. Le nicchie poste ai lati contengono gli eleganti sepolcri dei membri della famiglia, inseriti in edicole dalla struttura fortemente plastica, composte da coppie di colonne dai capitelli ionici. In cima, al centro del timpano, si trova un’aquila che tiene tra gli artigli due rami di palma incrociati, emblema degli Avila. Ma l’invenzione più incredibile è costituita dalla cupoletta al centro della volta, dalla quale fuoriescono quattro angeli che sembrano portare in volo una lanterna, composta da sottili colonnine di stucco, su cui posa un secondo cupolino, più alto, con al centro la colomba dello Spirito Santo. Questa volta ha la funzione di ottenere un effetto luminoso straordinario, creato dal contrasto tra la penombra della cappella e la luce naturale proveniente dall’esterno. Le 22 colonne in granito che inquadrano le tre navate della chiesa provengono probabilmente dalle Terme di Caracalla. Una curiosità è rappresentata da una piccola nicchia in fondo alla navata destra, dove vi sono conservati alcuni strumenti di morte e di tortura utilizzati per numerosi martiri, come catene, pesi di ferro e pietre, fra le quali, secondo la leggenda, anche quella che fu legata al collo di S.Callisto per annegarlo nel pozzo ancora conservato nella vicina chiesa di S.Callisto. A destra della basilica sorge la Casa dei Canonici di S.Maria in Trastevere, fatta costruire da Gregorio IV nell’828 per i canonici della chiesa. L’edificio subì numerose modifiche e fu completamente ristrutturato nel Seicento con tre piani di cinque finestre incorniciate ognuno e poggianti su mensole marcapiano. Al pianterreno apre un bel portale settecentesco sormontato da un timpano arcuato con due targhe, in una delle quali vi è l’iscrizione “FONS OLEI”, in riferimento alla fonte sopra menzionata.

5 Palazzo di S.Callisto

A sinistra della basilica è situato il Palazzo di S.Callisto (nella foto 5), costruito, secondo la leggenda, sulla casa romana di papa Callisto I, sorpreso in preghiera dai pagani romani all’epoca di Alessandro Severo e per questo motivo ucciso. Del palazzo si ha notizia sin dal Trecento, epoca in cui vi si tennero alcuni concistori, essendo residenza dei cardinali titolari della basilica. L’edificio fu ristrutturato sotto Eugenio IV nel 1434 e nel 1505 ad opera del cardinale Vigerio di Savona, il quale provvide anche ad unire al palazzo alcune case limitrofe. Ma fu Paolo V a dargli un nuovo assetto, quello attuale, intorno al 1618, secondo un progetto di Orazio Torriani, concedendo in quell’occasione l’edificio ai Benedettini. Restaurato ulteriormente nel 1854 sotto il pontificato di Pio IX, dopo il 1870 fu requisito dallo Stato Italiano che lo adattò a caserma. La Santa Sede ne rientrò in possesso nel 1907, quando fu nuovamente restaurato sotto il pontificato di Pio XI, in concomitanza alla costruzione del nuovo complesso del Palazzo delle Congregazioni. Fu sede del Vicariato tra il 1964 ed il 1967, prima del trasferimento di quest’ultimo al Laterano. La facciata sulla piazza apre al pianterreno con un grande portale ad arco bugnato, tra paraste anch’esse bugnate, finestre architravate ed inferriate; il portale è sovrastato da un balcone con la finestra centrale del piano nobile a timpano curvo spezzato con lo stemma di Pio XI Ratti, un’aquila e tre palle. I due piani presentano finestre bugnate e architravate, arricchite al piano nobile da capitelli ionici con volute e dall’emblema benedettino di S.Paolo, costituito da una mano che impugna la spada. A coronamento un cornicione con ovoli, dentelli, mensole e rosoni.

6 Fontana

Al centro della piazza sorge una fontana (nella foto 6) che, secondo la tradizione, è la più antica di Roma, risalente, nella forma originaria, all’epoca di Augusto (I secolo a.C.) e qui sistemata per volere di Niccolò V per il Giubileo del 1450, alimentata dall’Acqua Alsietina. Presenta una tipologia quattrocentesca tipica del viterbese e diffusa a Roma nel ‘500 (come anche la fontana di piazza Nicosia); il bordo della vasca è arricchito con quattro teste di lupo in bronzo (attribuite ad un intervento di Bramante del ‘500) e da un’iscrizione attestante che la vasca, nel 1591, fu alimentata dall’Acquedotto Felice, attraverso una nuova conduttura che dall’Esquilino giungeva qui attraversando il “ponte di S.Maria“. La fontana originaria però non si trovava nella posizione attuale, bensì all’estremità della piazza opposta alla chiesa: autore dello spostamento fu Gian Lorenzo Bernini nel 1658, il quale ne sostituì anche l’alimentazione con l’Acqua Paola proveniente dalla Fontana Paola. La fontana attuale è la conseguenza di una ricostruzione del 1692 ad opera di Carlo Fontana e per volontà di Innocenzo XII, che volle ristabilire la fontana “a forma più insigne per pubblica utilità“. Lo stato di pulizia delle fontane lo si può comprendere da un brano, bellissimo e degno di menzione, appartenente ad un editto del 1624 dal titolo “Editto per la conservatione et politezza delle fontane di Roma“, dove si legge: “Si prohibisce espressamente a ciascuno che nelle dette fontane di qualsivoglia sorte non possi notare, lavar panni, stracci, barilli, copelle, secchi, tavole et altre sorte di legnami, ovvero cani, gatti et altri animali“. Un ulteriore restauro si ebbe nel 1873 a cura del Comune di Roma.

Pagina successiva »
Powered by WordPress. Theme by H P Nadig