30 Aprile 2015

Religione e musica. M.Mengoni, Esseri umani.

Filed under: CANZONI,LEZIONI 2014-15 — giacomo.campanile @ 11:16

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Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui » (1 Gv 4, 16).

Deus caritas est

MARCO MENGONI

Esseri Umani – Testo

Oggi la gente ti giudica,
per quale immagine hai.
Vede soltanto le maschere,
e non sa nemmeno chi sei.

Devi mostrarti invincibile,
collezionare trofei.
Ma quando piangi in silenzio,
scopri davvero chi sei.

Credo negli esseri umani.
Credo negli esseri umani.
Credo negli esseri umani
che hanno coraggio,
coraggio di essere umani

Credo negli esseri umani.
Credo negli esseri umani.
credo negli esseri umani
che hanno coraggio,
coraggio di essere umani.

Prendi la mano e rialzati,
tu puoi fidarti di me.
Io sono uno qualunque,
uno dei tanti, uguale a te.

Ma che splendore che sei,
nella tua fragilità.
E ti ricordo che non siamo soli
a combattere questa realtà.

Credo negli esseri umani.
Credo negli esseri umani.
Credo negli esseri umani che hanno coraggio,
coraggio di essere umani.

Credo negli esseri umani.
Credo negli esseri umani.
Credo negli esseri umani che hanno coraggio,
coraggio di essere umani.

Essere umani.

L’amore, amore, amore
ha vinto, vince, vincerà.
L’amore, amore, amore
ha vinto, vince, vincerà.

L’amore, amore, amore
ha vinto, vince, vincerà.
L’amore, amore, amore,
ha vinto, vince, vincerà.

Credo negli esseri umani.
Credo negli esseri umani.
Credo negli esseri umani che
hanno coraggio,
coraggio di essere umani.

Credo negli esseri umani.
Credo negli esseri umani.
Cedo negli esseri umani che hanno coraggio,
coraggio di essere umani.

21 Aprile 2015

Il mistero della Santa Sindone

Filed under: LEZIONI 2014-15,Religione — giacomo.campanile @ 08:01

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La Sindone di Torino, nota anche come Sacra o Santa Sindone, è un lenzuolo di lino conservato nel Duomo di Torino, sul quale è visibile l’immagine di un uomo che porta segni interpretati come dovuti a maltrattamenti e torture compatibili con quelli descritti nella passione di Gesù. La tradizione cristiana identifica l’uomo con Gesù e il lenzuolo con quello usato per avvolgerne il corpo nel sepolcro.

Il termine “sindone” deriva dal greco σινδών (sindon), che indicava un ampio tessuto, come un lenzuolo, e ove specificato poteva essere di lino di buona qualità o tessuto d’India. Anticamente “sindone” non aveva assolutamente un’accezione legata al culto dei morti o alla sepoltura, ma oggi il termine è ormai diventato sinonimo del lenzuolo funebre di Gesù.

Le esposizioni pubbliche della Sindone sono chiamate ostensioni (dal latino ostendere, “mostrare”). Le ultime sono state nel 1978, 1998, 2000, 2010 e 2013. L’attuale ostensione è nel 2015, dal 19 aprile al 24 giugno

15 Aprile 2015

PREDICA AGLI UCCELLI – GIOTTO

Filed under: ARTE,LEZIONI 2014-15,LEZIONI DI RELIGIONE,Religione,Senza Categoria — giacomo.campanile @ 10:52

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La Predica agli uccelli è la quindicesima delle ventotto scene del ciclo di affreschi delle Storie di san Francesco della Basilica superiore di Assisi, attribuiti a Giotto.
Fu dipinta verosimilmente tra il 1295 e il 1299. Misura 270×200 cm, più breve delle altre scene perché si trova sulla controfacciata.
Questo episodio appartiene alla serie della Legenda maior (XII,3) di san Francesco: “Andando il beato Francesco verso Bevagna, predicò a molti uccelli; e quelli esultanti stendevano i colli, protendevano le ali, aprivano i becchi, gli toccavano la tunica; e tutto ciò vedevano i compagni in attesa di lui sulla via.”
Secondo la tradizione, la predica agli uccelli ebbe luogo sull’antica strada che congiungeva il castello di Cannara a quello di Bevagna[1]. Oggi il punto dove San Francesco d’Assisi fece il miracolo è segnalato da una pietra sita in località Piandarca nel Comune di Cannara in un’area ancora oggi incontaminata, raggiungibile attraverso un sentiero che inizia appena fuori il paese e si snoda attraverso i campi.

Giotto di Bondone, forse diminutivo di Ambrogio o Angiolo, conosciuto semplicemente come Giotto (Vespignano, 1267 circa — Firenze, 8 gennaio 1337). Venne affidato alla bottega di un pittore, Cenni di Pepi, detto Cimabue, iscritto alla potente Arte della Lana, che abitava nella parrocchia di Santa Maria Novella.
Il Vasari racconta come Giotto fosse capace di disegnare una perfetta circonferenza senza bisogno del compasso, la famosa “O” di Giotto.
Importante per la sua formazione fu il viaggio che intraprese a Roma prima di entrare a far parte del cantiere di Assisi.
Giotto è il protagonista delle decorazioni del registro inferiore della basilica di Assisi, dipinge un ciclo decorativo composto da 28 affreschi dedicati alla vista di San Francesco.
Giotto di pinge questo scene con uno stile tutto nuovo: basta con lo stile bizantino e le rappresentazioni bidimensionali, immette le scene in un mondo che diventa reale utilizzando i chiaroscuri per dare volume, la visione prospettica e armoniosa.

IL FESTINO DI BALTASSAR – REMBRANDT

Filed under: ARTE,LEZIONI 2014-15,LEZIONI DI RELIGIONE,Religione — giacomo.campanile @ 10:47

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Il Festino di Baltassar è un dipinto ad olio su tela di cm 167,6 x 209,2 realizzato nel 1636 circa dal pittore Rembrandt Harmenszoon Van Rijn.
È conservato alla National Gallery di Londra.

Leonardo Da Vinci. Un genio del Rinascimento. Religione, arte. Lezione maggio 2019

Filed under: ARTE,LEZIONI 2014-15,LEZIONI DI RELIGIONE,Religione,Senza Categoria — giacomo.campanile @ 10:37

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Leonardo Da Vinci. Un genio del Rinascimento. Religione, arte.

Leonardo Da Vinci. Un genio del Rinascimento. Religione, arte.

Breve biografia della vita e delle opere del genio universale Leonardo da Vinci

L’Annunciazione è un dipinto a olio e tempera su tavola (98×217 cm), attribuito a Leonardo da Vinci, databile tra il 1472 e il 1475 circa e conservato nella Galleria degli Uffizi di Firenze.

ULTIMA CENA – LEONARDO DA VINCI

L’Ultima Cena è un dipinto parietale a tempera grassa su intonaco di Leonardo da Vinci, databile al 1494-1498 e conservato nell’ex-refettorio rinascimentale del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano.

 

VERGINE DELLE ROCCE – LEONARDO DA VINCI

ULTIMA CENA – LEONARDO DA VINCI

 

VERGINE DELLE ROCCE – LEONARDO DA VINCIRisultati immagini per Vergine delle Rocce

La seconda versione della Vergine delle Rocce è un dipinto a olio su tavola di Leonardo da Vinci, conservato nella National Gallery di Londra.
La prima versione del dipinto, è invece al Museo del Louvre.
Il dipinto venne commissionato dai confratelli dell’Immacolata Concezione di Maria di Milano per il loro altare nella chiesa di San Francesco Maggiore, ma ci furono dei problemi e si arrivò a una seconda versione poi effettivamente esposta nella chiesa, ora scomparsa.

GIUDITTA DECAPITA OLOFERNE – ARTEMISIA GENTILESCHI

Filed under: ARTE,LEZIONI 2014-15,LEZIONI DI RELIGIONE,Religione — giacomo.campanile @ 10:34

Giuditta che decapita Oloferne è un dipinto ad olio su tela di cm 199 x 162,5 realizzato dalla pittrice italiana Artemisia Gentileschi
È conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze.

LA CONVERSIONE DI SAN PAOLO – PARMIGIANINO

Filed under: ARTE,LEZIONI 2014-15,Religione — giacomo.campanile @ 10:31

La Conversione di San Paolo è un dipinto del Parmigianino, soprannome di Girolamo Francesco Maria Mazzola, conservato nel Kunsthistorisches Museum a Vienna.
Racconta un episodio biblico tratto dagli Atti degli Apostoli: il romano Saulo persecutore dei Cristiani è sulla strada di Damasco, quando all’improvviso si squarcia il cielo e il Signore gli parla..
A seguito di questo episodio Saulo diventato cieco si convertirà e recupererà la vista a seguito del battesimo.


Girolamo Francesco Maria Mazzola, detto il Parmigianino (Parma, 11 gennaio 1503 — Casalmaggiore, 24 agosto 1540), è stato un pittore italiano, fondamentale esponente della corrente manierista; deve il soprannome alle sue origini.

ULTIMA CENA – LEONARDO DA VINCI

Filed under: ARTE,LEZIONI DI RELIGIONE — giacomo.campanile @ 10:27

ULTIMA CENA – LEONARDO DA VINCI

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L’Ultima Cena è un dipinto parietale a tempera grassa su intonaco di Leonardo da Vinci, databile al 1494-1498 e conservato nell’ex-refettorio rinascimentale del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano.

Il Cenacolo è un dipinto parietale ottenuto con una tecnica mista a secco su intonaco[1] (460×880 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1494-1498 e realizzato su commissione di Ludovico il Moro nel refettorio del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano.

Si tratta della più celebre rappresentazione dell’Ultima Cena, capolavoro di Leonardo e del Rinascimento italiano in generale. Nonostante ciò, l’opera – a causa della singolare tecnica sperimentale utilizzata da Leonardo, incompatibile con l’umidità dell’ambiente – versa da secoli in un cattivo stato di conservazione, cui si è fatto fronte, per quanto possibile, nel corso di uno dei più lunghi restauri della storia, durato dal 1978 al 1999 con le tecniche più all’avanguardia del settore. In oltre 17 anni, l’Olivetti (società finanziatrice del progetto dal 1982 al 1999) sostenne per il restauro un costo di circa 7 miliardi di lire.

« Dette queste cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Di’, chi è colui a cui si riferisce?». Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose allora Gesù: «È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. »   (Giovanni 13, 21-26 Gv13,21-Gv13,26)

Il dipinto si basa sul Vangelo di Giovanni 13:21, nel quale Gesù annuncia che verrà tradito da uno dei suoi apostoli. L’opera si basa sulla tradizione dei cenacoli di Firenze, ma come già Leonardo aveva fatto con l’Adorazione dei Magi, l’iconografia venne profondamente rinnovata alla ricerca del significato più intimo ed emotivamente rilevante dell’episodio religioso. Leonardo infatti studiò i “moti dell’animo” degli apostoli sorpresi e sconcertati all’annuncio dell’imminente tradimento di uno di loro

Appunti sulla composizione del Cenacolo

«Uno, che beveva, lascia la zaina nel suo sito, e volge la testa inverso il proponitore. Un altro tesse le dita delle sue mani insieme, e con rigide ciglia si volta al compagno; l’altro, colle mani aperte, mostra le palme di quelle, e alza la spalla inverso li orecchi, e fa la bocca della meraviglia. Un altro parla nell’orecchio all’altro, e quello che l’ascolta si torce inverso lui, e gli porge li orecchi, tendendo un coltello nell’una mano e nell’altra il pane, mezzo diviso da tal coltello. L’altro, nel voltarsi, tenendo un coltello in mano, versa con tal mano una zaina sopra della tavola. L’altro posa le mani sopra della tavola e guarda, l’altro soffia nel boccone, l’altro si china per vedere il proponitore, e fassi ombra colla mano alli occhi, l’altro si tira indirieto a quel che si china, e vede il proponitore infra ‘l muro e ‘l chinato.»

L’ambientazione e la figura di Cristo
Dentro la scatola prospettica della stanza, rischiarata da tre finestre sul retro e con l’illuminazione frontale da sinistra che corrispondeva all’antica finestra reale del refettorio, Leonardo ambientò in primo piano la lunga tavola della cena, con al centro la figura isolata di Cristo, dalla forma pressoché piramidale per le braccia distese. Egli ha il capo reclinato, gli occhi socchiusi e la bocca appena discostata, come se avesse appena finito di pronunciare la fatidica frase.

Linee prospettiche e compositive del Cenacolo.
Col suo gesto di quieta rassegnazione, Gesù costituisce l’asse centrale della scena compositiva: non solo delle linee dell’architettura (evidente nella fuga di riquadri scuri ai lati, forse arazzi), ma anche dei gesti e delle linee di forza degli apostoli. Ogni particolare è curato con estrema precisione e le pietanze e le stoviglie presenti sulla tavola concorrono a bilanciare la composizione.

Dal punto di vista geometrico l’ambiente, pur essendo semplice, è calibrato. Attraverso elementari espedienti prospettici (la quadratura del pavimento, il soffitto a cassettoni, gli arazzi appesi alle pareti, le tre finestre del fondo e la posizione della tavola) si ottiene l’effetto di sfondamento della parete su cui si trova il dipinto, tale da mostrarlo come un ambiente nell’ambiente del refettorio stesso, una sorta di raffinato trompe l’oeil. La luce proviene da sinistra, e in effetti in quel lato si aprono le uniche finestre che illuminano l’ambiente. Il chiarore illusorio proveniente dal fondo, invece, dona a Cristo un isolamento sovrannaturale e al tempo stesso determina un effetto di ‘controluce’.

Secondo uno studio recente, il paesaggio che si intravede dalle finestre potrebbe essere un luogo ben preciso, appartenente al territorio dell’alto Lario

Gli apostoli

Filippo apostolo.

Da sinistra: Bartolomeo, Giacomo Minore e Andrea.
Attorno a Cristo gli apostoli sono disposti in quattro gruppi di tre, diversi, ma equilibrati simmetricamente. L’effetto che ne deriva è quello di successive ondate che si propagano a partire dalla figura del Cristo, come un’eco delle sue parole che si allontana generando stati d’animo più forti ed espressivi negli apostoli vicini, più moderati e increduli in quelli alle estremità. Ogni singola condizione psicologica è approfondita, con le sue peculiari manifestazioni esteriori (i “moti dell’animo”), senza però compromettere mai la percezione unitaria dell’insieme.

Pietro (quarto da sinistra) con la mano destra impugna il coltello, come in moltissime altre raffigurazioni rinascimentali dell’ultima cena, e, chinandosi impetuosamente in avanti, con la sinistra scuote Giovanni chiedendogli “Di’, chi è colui a cui si riferisce?” (Gv. 13,24). Giuda, davanti a lui, stringe la borsa con i soldi (“tenendo Giuda la cassa” si legge in Gv. 13,29), indietreggia con aria colpevole e nell’agitazione rovescia la saliera. All’estrema destra del tavolo, da sinistra a destra, Matteo, Giuda Taddeo e Simone esprimono con gesti concitati il loro smarrimento e la loro incredulità. Giacomo il Maggiore (quinto da destra) spalanca le braccia attonito; vicino a lui Filippo porta le mani al petto, protestando la sua devozione e la sua innocenza.

La probabilità che certi particolari della composizione possano essere stati suggeriti dai domenicani (forse dallo stesso priore Vincenzo Bandello) è data dal fatto che questo ordine religioso dava grande importanza all’idea del libero arbitrio: l’uomo non sarebbe predestinato al bene o al male ma può scegliere tra le due possibilità.[27] Giuda infatti nel dipinto di Leonardo è raffigurato in modo differente dalla grande maggioranza delle ultime cene dell’epoca, dove lo si vede da solo, al di qua del tavolo. Leonardo raffigura invece Giuda assieme agli altri apostoli, e così aveva fatto pure il domenicano Beato Angelico, nell’Ultima Cena dell’Armadio degli Argenti esposta al Museo di San Marco a Firenze, lasciandogli l’aureola al pari degli altri. Altra evidente differenza tra l’opera di Leonardo e quasi tutte le ultime cene precedenti è il fatto che Giovanni non è adagiato nel grembo o sul petto di Gesù (Gv. 13,25) sebbene sia separato da lui, nell’atto di ascoltare la domanda di Pietro, lasciando così Gesù solo al centro della scena.

Che la scena raffigurata da Leonardo derivi dal quarto vangelo è intuibile, oltre che dal “dialogo” tra Pietro e Giovanni, dalla mancanza del calice sulla tavola. Diversamente dagli altri tre, detti vangeli sinottici, nel quarto non è descritta la scena che viene ricordata durante la Messa al momento della consacrazione: “Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati” (Matteo 26,27). Giovanni, dopo l’annuncio del tradimento, scrive invece così: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv. 13,34).

LO SPOSALIZIO DELLA VERGINE RAFFAELLO

Filed under: ARTE,LEZIONI 2014-15,LEZIONI DI RELIGIONE — giacomo.campanile @ 10:26

LO SPOSALIZIO DELLA VERGINE RAFFAELLO

Lo Sposalizio della Vergine è un dipinto a olio su tavola di Raffaello Sanzio, datato 1504 e conservato nella Pinacoteca di Brera a Milano. È firmato “Raphael Vrbinas” e datato “MDIIII”
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MADONNA SISTINA – RAFFAELLO SANZIO

Filed under: ARTE,LEZIONI 2014-15,Religione — giacomo.campanile @ 09:44

MADONNA SISTINA – RAFFAELLO SANZIO

La Madonna Sistina è un dipinto a olio su tela di Raffaello, databile al 1513-1514 circa e conservato nella Gemäldegalerie di Dresda.
L’opera venne dipinta per il convento di San Sisto a Piacenza, come conferma la presenza di due santi ivi particolarmente venerati.
Quest’opera è nota al grande pubblico fondamentalmente per i due angioletti posti sul parapetto della finestra che sono stati riprodotti in svariati gadget.

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