18 Giugno 2013

Gelosia. Caino e Abele. Lezione febbraio 2020

Filed under: LEZIONI DI RELIGIONE — giacomo.campanile @ 09:29

Gelosia.

Caino e Abele. Bernini e Borromini. Vulcano geloso. Medea e Giasone. Munch colore della gelosia verde. Veronese vs Tintoretto. Medusa e Atena .

Caino e Abele

I primi figli di Adamo ed Eva

La storia di Caino e Abele è narrata nella Bibbia, nel quarto capitolo della Genesi. Il nome Caino è fatto derivare dal verbo qanah (che significa “acquistare” un figlio) ma, poiché i discendenti di Caino sono tutti artigiani e inventori, è più probabile che si colleghi al termine semitico che significa “fabbro”. Abele vuol dire “vapore, nulla” e pare indicare che egli è destinato a morire. La vicenda di Caino, che uccide il fratello Abele per invidia, segna l’inizio di una progressiva decadenza dell’umanità

 

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Il mito di Efesto

Efesto fu concepito da sua madre Era solo per vendetta nei confronti del marito Zeus per tutte le sue amanti avute nel corso dei millenni. Appena lo vide Era lo lanciò dall’Olimpo, facendolo cadere giù. Efesto era piuttosto brutto ed era zoppo e deforme dalla nascita (sebbene alcune leggende dicono che questo fosse il risultato della sua caduta dall’Olimpo) e riusciva a camminare solo grazie all’aiuto di un bastone, (infatti le opere d’arte che lo ritraggono lo presentano spesso mentre fatica a reggersi e si appoggia sulla sua incudine). Nell’Iliade Efesto stesso racconta come continuò a cadere per molti giorni e molte notti per poi finire nell’oceano, dove venne allevato dalle Nereidi, in particolare da Teti ed Eurinome e che gli abbiano dato una grotta come fucina. Efesto si prese la sua vendetta su Era costruendo e donandole un magico trono d’oro che, non appena ella vi si sedette, la tenne imprigionata, non permettendole più di alzarsi. Gli altri dei pregarono Efesto di tornare sull’Olimpo e liberarla, ma egli si rifiutò più volte di farlo. Allora Dioniso fece in modo di ubriacarlo e lo riportò indietro legato sul dorso di un mulo. Efesto acconsentì a liberare Era, solo se lo avessero riconosciuto come dio. Tra Efesto ed Afrodite fu un matrimonio combinato e alla dea della bellezza, l’idea di essere sposata con il bruttissimo Efesto non piaceva affatto, quindi la dea, segretamente innamorata di Ares dio della guerra, più volte ha tradito il marito che, stanco di essere deriso dalla dea della bellezza, se ne tornò nella Terra, nelle viscere del monte Etna, e decise di lasciare l’Olimpo per sempre.

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Medea e Giasone.

Medea è una delle figure mitiche più note e presenti nell’immaginario e nelle testimonianze antiche: prigioniera della propria passione d’amore e vittima, al tempo stesso, del pregiudizio di chi la considera maga e straniera, Medea si macchia del crimine più orrendo che una madre può compiere, l’uccisione dei propri figli, divenendo il simbolo estremo di una femminilità negata

 

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