30 Settembre 2012

VATICANO. Il Paese più piccolo al mondo. 50 anni fa si apriva a Roma il Vaticano II

Filed under: Religione — giacomo.campanile @ 20:29

Il Paese più piccolo al mondo si trova dentro la città di Roma, ha una superficie di soli 0,44 kmq, meno di mille abitanti ed è governato dal Papa: stiamo parlando del Vaticano!

Città del Vaticano è uno Stato situato nel bel mezzo della Capitale italiana, sulla riva occidentale del fiume Tevere, e nonostante le sue piccolissime dimensioni, ha un’enorme importanza a livello mondiale.

Possiede propri mezzi di comunicazione, una sua bandiera, delle proprie istituzioni e anche forze di polizia. La cittadinanza vaticana è temporanea e in Vaticano abitano meno di mille abitanti.

All’interno della sua cinta muraria, di circa 5 km ed eretta a protezione del Colle Vaticano, si trovano alcuni dei luoghi più visitati al mondo come la Cappella Sistina, i Musei Vaticani e la Basilica di San Pietro.

Vediamo in questo nuovo video de “I Record della Terra” quando è nata e come funziona Città del Vaticano, perché si chiama così, chi comanda e altre curiosità sul Paese più piccolo al mondo.

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Il Concilio ecumenico Vaticano II è stato il ventunesimo e ultimo concilio ecumenico, ovvero una riunione di tutti i vescovi del mondo per discutere di argomenti riguardanti la vita della Chiesa cattolica.

Tre furono le nuove sessioni conciliari guidate dal successore di Giovanni XXIII, il cardinale Giovanni Battista Montini, divenuto papa il 21 giugno 1963 con il nome di Paolo VI, che provvide, fra l’altro, a nominare quattro moderatori, i cardinali Döpfner di Monaco, Lercaro di Bologna, Suenens di Malines-Bruxelles e il patriarca Agagianian di Propaganda Fide.

Papa Montini avrebbe concluso il concilio con il discorso del 7 dicembre 1965, sottolineandone il valore religioso e pastorale e la forte dimensione umanistica, per chi temesse relativismi, che «se nel volto di ogni uomo, specialmente se reso trasparente dalle sue lacrime e dai suoi dolori, possiamo e dobbiamo ravvisare il volto di Cristo e se nel volto di Cristo possiamo e dobbiamo ravvisare il volto del Padre celeste il nostro umanesimo si fa cristiane­simo e il nostro cristianesimo si fa teocentrico».

Sarebbe stato così possibile dire a un tempo che «per conoscere l’uomo bisogna conoscere Dio» e che «per conoscere Dio bisogna conoscere l’uomo» . Il concilio rappresentò secondo quasi tutti gli studiosi una svolta storica, che segnò la fine dell’epoca post-tridentina e introdusse prima nella dottrina e poi nella prassi — non senza lentezze, contraddizioni, «fughe in avanti» e regressioni — importanti innovazioni nei modi di porsi dei cristiani di fronte alla Parola di Dio, alla stessa Chiesa e alla vita di fede e di fronte all’uomo e al mondo.

La rivelazione non è più intesa come trasmissione di verità astratte, ma come manifestazione di Dio in modo vivo e personale, attraverso la storia del popolo d’Israele e della Chiesa di ieri e di oggi, che deve essere attenta ai «segni dei tempi», grazie soprattutto alla costituzione dogmatica Dei Verbum, definita dal cardinale Alexandre Renard «senza dubbio il capolavoro del Concilio per la sua profondità e concisione».

La Chiesa è intesa nella costituzione dogmatica Lumen Gentium anzitutto come mistero e come popolo di Dio, nel quale «vige fra tutti una vera uguaglianza riguardo alla dignità e al­l’azione comune a tutti i fedeli nell’edificare il Corpo di Cristo» e come «segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano», piuttosto che come società perfetta, gerarchicamente costituita.

La vita di fede e di preghiera è vista in modo meno individualistico, più aperta alla Parola di Dio e alla vita degli uomini, meno velata da misteri supplementari, che invece di rafforzare i grandi misteri della fede, rischiano di far perdere loro vigore e significato.

In particolare attraverso la Sacrosanctum Concilium tutte le lingue sono state ammesse — per dirla con Paolo VI, ad «esprimere liturgicamente la parola degli uomini a Dio e di Dio agli uomini».

La libertà è considerata presupposto fondamentale della dignità personale, per cui il diritto all’immunità da qualsiasi coercizione «perdura anche in coloro che non soddisfano all’obbligo di cercare la verità e di aderire ad essa». Si rivendica inoltre per tutte le comunità religiose il diritto alla libertà con un atteggiamento di Chiesa preoccupata più di difendere l’uomo che sé stessa (dichiarazione Dignitatis humanae, numeri 1 e 3). La chiesa si dichiara al concilio solidale con il mondo, con le sue sofferenze e conquiste, pronta a riconoscere l’autonomia delle realtà terrene, della cultura e della libera ricerca scientifica, in stretta collaborazione fra scienze sacre e profane, e pronta a sollecitare «in ogni popolo la capacità di esprimere secondo il modo proprio il messaggio di Cristo», promuovendo al tempo stesso «uno scambio vitale tra la Chiesa e le diverse culture dei popoli».

di Giacomo Campanile
redazione@vivereroma.org

http://www.vivereroma.org/index.php?page=articolo&articolo_id=373317

 La definizione di “Chiesa cattolica come società perfetta” è un concetto teologico e giuridico complesso che ha radici profonde nella storia della Chiesa.
Cosa significa “società perfetta”?
* Autonomia e indipendenza: La Chiesa, secondo questa visione, è una società autonoma e indipendente da qualsiasi altro potere temporale (Stato). Ha la propria struttura, leggi, e autorità spirituale.
* Pienezza di mezzi: Possiede tutti gli strumenti necessari per raggiungere il suo fine ultimo, ovvero la salvezza delle anime.
* Ordine giuridico completo: Ha un proprio ordinamento giuridico completo, che comprende leggi, tribunali e autorità per amministrarlo.
* Finalità soprannaturale: Il suo scopo trascende i limiti delle società terrene e mira alla realizzazione del Regno di Dio sulla terra.
Perché la Chiesa è considerata una “società perfetta”?
* Fondazione divina: La Chiesa è stata fondata da Gesù Cristo, e la sua autorità deriva direttamente da Dio.
* Missione universale: Ha il compito di portare la salvezza a tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro cultura o provenienza.
* Struttura gerarchica: La sua struttura gerarchica, con il Papa come vicario di Cristo, garantisce l’unità e la continuità della dottrina.
Implicazioni pratiche
* Relazioni Stato-Chiesa: La dottrina della Chiesa come società perfetta ha influenzato storicamente le relazioni tra la Chiesa e lo Stato, generando spesso tensioni e conflitti.
* Autonomia della Chiesa: Questa dottrina ha difeso l’autonomia della Chiesa di fronte alle ingerenze politiche.
* Universalità del messaggio cristiano: Ha sottolineato l’universalità del messaggio cristiano e la missione della Chiesa di evangelizzare tutti i popoli.
Critiche e dibattiti
* Separazione tra Chiesa e Stato: Nel corso dei secoli, si è sviluppato un dibattito sulla necessità di una netta separazione tra Chiesa e Stato.
* Relativismo culturale: Il concetto di “società perfetta” è stato criticato da coloro che sostengono un approccio più relativistico alla verità e alla morale.
* Ecumenismo e dialogo interreligioso: Il dialogo ecumenico e interreligioso hanno portato a ripensare alcuni aspetti della dottrina tradizionale.
In conclusione
La dottrina della Chiesa come società perfetta è un elemento fondamentale della teologia cattolica, ma la sua interpretazione e le sue implicazioni pratiche sono state oggetto di continui dibattiti nel corso della storia.
Vuoi approfondire qualche aspetto specifico di questo tema?
Potrei fornirti maggiori dettagli su:
* La storia del concetto di “società perfetta”
* Le implicazioni politiche e sociali di questa dottrina
* Le differenze tra la visione cattolica e quella di altre religioni
* Il ruolo della Chiesa nella società contemporanea

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