6 Marzo 2019

La città dei gatti di Lao She 1932

Filed under: 2020 LEZIONI — giacomo.campanile @ 10:24

“La città dei gatti” di Lao She (1932).

​È un romanzo di fantascienza distopica e satira politica. Un pilota terrestre naufraga su Marte e scopre una civiltà di uomini-gatto in totale declino. L’autore usa questa società corrotta e dipendente dalle “foglie di sogno” come una critica feroce alla Cina del suo tempo, denunciando ignoranza e caos sociale.

“La città dei gatti” di Lao She. Anche se scritto nel 1932, il legame con l’Occidente odierno è impressionante e quasi profetico.

​Ecco i punti di contatto principali:

Individualismo estremo: Proprio come i “gatti” del romanzo, che pensano solo al proprio interesse immediato portando la società al collasso, l’Occidente vive una crisi di coesione sociale dove il benessere del singolo prevale spesso su quello collettivo.

​Narcotizzazione sociale: La “foglia di nuvola” che intontisce la popolazione nel libro è una metafora perfetta per le moderne dipendenze digitali e l’intrattenimento di massa, usati per evadere da una realtà politica e sociale deludente.

Declino culturale: Lao She descrive un mondo che ha perso il rispetto per l’istruzione e la storia; oggi molti vedono un parallelo nella crisi dei sistemi educativi e nella semplificazione dei linguaggi tipica dei social media.

​Ipocrisia politica: La critica alla classe dirigente corrotta e ai falsi proclami di progresso risuona forte nelle attuali tensioni tra istituzioni e cittadini.

​In breve, il romanzo funge da specchio per una civiltà che, pur essendo tecnologicamente avanzata o convinta della propria superiorità, rischia la rovina a causa del disfacimento morale e civile.

Nel romanzo di Lao She, la foglia di nuvola (o l’erba di nuvola) è la droga che intorpidisce gli abitanti del pianeta Marte, portandoli alla rovina. Sui social media di oggi, l’algoritmo agisce in modo simile: crea una dipendenza da gratificazione istantanea che distrae dai problemi reali e anestetizza il pensiero critico.

​Entrambi offrono un’evasione tossica che premia l’apatia e l’apparenza a scapito della sopravvivenza della cultura

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