16 Settembre 2015

Scrittore musulmano invita il papa a convertirsi all’islam

Filed under: ISLAM,LEZIONI DI RELIGIONE,LEZIONI DI RELIGIONE 2015-16 — giacomo.campanile @ 09:25

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Scrittore musulmano invita il papa a convertirsi all’islam dalla pagina ufficiale della CNN

Scrittore musulmano invita il papa a convertirsi all’islam dalla pagina ufficiale della CNN

E io sono d’accordo con l’idea di fondo: ai musulmani piacerebbe avere qualcuno come lui

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24 Dicembre 2013

Mai tanti cristiani perseguitati nel mondo

Filed under: ISLAM — giacomo.campanile @ 14:50

Un morto ogni cinque minuti.

di Fiamma Nirenstein

Il Giornale, 24 dicembre 2013

E’ Natale, certo. I cristiani nel mondo sono più di due miliardi e in questi giorni cercano di sorridere al bambin Gesù, Natale dovrebbe essere una festa di gioia. Ma non lo è quest’anno: i cristiani sono in guerra, devono mettersi in giuoco perchè cessi la grande, nuova, persecuzione religiosa dei loro fratelli, le stragi di uomini donne e bambini, gli incendi delle chiese, le perquisizioni nelle case per scovare croci e vangeli e il conseguente essere trascinati in catene, l’orribile esperienza dello sg! uardo ass assino che pensa, sopprimendo i cristiani, di rispondere a una ragione superiore. In questi giorni è uscita laWorld Watch List del 2013, una analisi professionale compilata dagli analisti di Porte Aperte sulle persecuzioni nel mondo. Essa prende in considerazione 5 parametri della libertà dei cristiani di vivere liberamente la loro fede: nel privato, in famiglia, nelle comunità, nella chiesa, nella vita pubblica. C’è poi una sesta area che misura il grado delle violenze ricevute.

Le cifre sono enormi: si varia dai cento milioni di perseguitati valutati dall’OSCE ai duecento che denuncia il COMECE, ovvero il Commissariato degli Episcopati della Commissione Europea. Centocinquemila cristiani l’anno vengono assassinati per la loro fede, si afferma, ovvero uno ogni cinque minuti.&! nbsp;Porte Aperte afferma che sono 65 Paesi in cui i cristiani vengono perseguitati, e secondo il”Pew report”americano sono 111 i Paesi in cui devono affrontare restrizioni e ostilità. L’ inaspettato primato nei “top ten”, lo detiene la Corea del Nord: essa organizza orribili campi di prigionia in cui affondano fra i 50mila e i 70mila cristiani; basta avere a casa un libro, un’immagine e sei un traditore di Kim Jong Un, il nuovo leader. Molti cercano di fuggire, e in una caccia spietata vengono riacchiappati al confine con la Cina. Sui primi dieci Paesi persecutori,ovvero Arabia Saudita, Afghanistan, Iraq, Somalia, Maldive, Mali, Iran, Yemen, Eritrea, otto sono islamici. Il Mali e l’Eritrea per la prima volta in lista e l’Etiopia che sale dal 38esimo al 15esimo posto, ci parlano dell’islamizzazione estremista dell’Africa. La Libia sale dal 27esimo posto al 17esimo, la Tanzania che non era fra i primi 50 sale al 24esimo, ! la Nigeri a resta al 13esimo. Naturalmente la Siria, salita dal 36esimo all’11esimo posto, è un fuoco della tragedia in corso. Da quasi due milioni i cristiani sembrano già ridotti a 400mila.

Il mese di settembre è stato un mese tragicamente tipico, un mese di orrore: nella zona di Maloula, antica patria siriano- cristiana dove si parla aramaico, al Qaeda ha lanciato mortai e missili su almeno due antiche chiese prima di saccheggiarle; 80 cristiani che cercavano di difendere le loro case sono stati uccisi, altri sono stati minacciati di morte se non si convertivano all’Islam. Le parole di un cristiano prima di essere ucciso sono state: “Sono cristiano, se mi volete uccidere per questo non mi opporrò”. Una monaca presente al sacrificio ha detto: “E’ un martire nel pieno, antico senso della parola”. Su tre persone fermate a Thawrah, due musulmani sono stati rilasciati, il terzo, cristiano, è stato ammazzato. E’ stata distrutta la chiesa ortodossa di San Sergio; a Raqqah una! città n el nord della Siria bandiere di al Qaeda hanno preso il posto delle croci mentre venivano distrutte le statue della Madonna. Restando a questo settembre nero, in Pakistan a Peshawar la Chiesa di Tutti i Santi è stata fatta saltare mentre era zeppa di 550 fedeli, 90 sono morti, 120 sono stati feriti. In Egitto, terra dei Copti, popolazione più antica dell’Islam, i Fratelli Musulmani furiosi per l’espulsione di Morsi, hanno distrutto almeno 80 chiese e hanno preso a estorcere denaro dagli abitanti cristiani con la spiegazione che si tratta della “jizya”, il tributo che i dhimmi, i non islamici, devono pagare “con sottomissione volontaria e sentendosi soggetti” come dice il Corano. In Libia due giovani sono stati prima picchiati, poi richiesti di recitare la Shehada “non c’è altro Dio fuori di Allah e Mohammad è il suo profeta” e al loro rifiuto sono stati uccisi. In Nigeria cinque cristiani sono stati fatti scendere da un pulmino, fatti sdraiare per terra e uccisi con un ! colpo in testa… e questi racconti riguardano, e parzialmente, soltanto un mese. Anche in Iran la persecuzione è permanente, una donna in possesso di un Vangelo è stata accusata di sedizione. Dalla Turchia, i cristiani stanno andandosene, come anche dal Libano.

Che cosa ha incrudelito tanto la situazione di cristiani nel mondo arabo? Il loro antico ruolo era tuttavia spesso stato connesso, e anche con orgoglio, al tema della modernizzazione fosse essa socialista o nazionalista, o tutte e due le cose insieme. Un arabo cristiano è spesso un arabo progressista, capace di vivere con maggiore agevolezza le aperture del mondo moderno verso le donne e le ambizioni alla democrazia. Poi, è arrivato lo tsunami delle “primavere arabe”. Esse hanno molto peggiorato le sue precarie condizioni in una società tendenzialmente sospettosa e esclusiva. La primavera araba ha creato uno scontro micidiale fra sciiti e sunniti, ha esaltato le parti più estreme, quelle dei Fratelli musulmani, ! dei salaf iti, di Al Qaeda, di coloro che ritengono che nella Umma musulmana non ci sia spazio altro che per la propria fede, a meno di ridurre gli altri in condizione di dimmi. L’aggressività sunnita più estrema è caduta con odio e crudeltà sui luoghi in cui i cristiani sono sospettati di intelligenza col nemico sciita, come in Siria o in Libano.

“Anche noi palestinesi cristiani in Israele” -dice Padre Peter Mardos, sacerdote gerusalemitano, professore di teologia e scienze bibliche capo ufficio del centro pastorale biblico presso il Patriarcato latino, che negli anni ha sempre avuto il coraggio di testimoniare le sofferenze dei suoi correligionari e l’espulsione da Betlemme, la casa di Gesù, dove i cristiani sono ridotti dal 90 a 35 per cento- “abbiamo sofferto anche per l’accusa di aver perso la nostra identità palestinese, ma non è affatto vero, siamo patrioti palestinesi fedeli alla nostra storia. Ma questo non impedisce di lanciare un appello per la nostra salve! zza. La n ostra eliminazione dallo scenario Medio Orientale è profonda e definitiva, un pericolo per tutti. Guardi i libri di testo sia nelle scuole di lingua araba. I cristiani non esistono! Gesù non c’è! Né ci siamo noi che eravamo qui ben prima dell’Islam. I cristiani non sono parte della storia di questa terra, sono culturalmente uccisi. Nel manuale della sesta classe Gesù è citato a pagina 135 nel contesto dell’ occupazione romana, chiaramente per stabilire il diritto alla rivolta palestinese. Gli ebrei, con lo stesso scopo, sono citati come abitanti di questa terra solo nel 63 e nel 130 d.C. in occasione delle rivolte dei Maccabei e poi di Bar Kochba. Di nuovo, la parola cristiani torna quando si cita l’editto di Costantino nel 313 che permette la libertà di culto. Gli allievi cristiani subiscono una sistematica soppressione persino della parola “cristiano”, e io chiedo dunque di restituirci la nostra identità. Poiché è identità di pace, è quella di cui il Medio Ori! ente” -di ce padre Madros con evidente sofferenza -“ha maggiore bisogno. E lo dico per Natale”.

26 Giugno 2013

C’è vita per i cristiani nei Paesi islamici?

Filed under: ISLAM — giacomo.campanile @ 18:20

C’è vita per i cristiani nei Paesi musulmani? Vita normale e serena, intendiamo, come quella di tutti. O c’è solo precarietà, paura, magari martirio? E’ una domanda provocatoria, lo sappiamo, e certo ingiusta nei confronti di milioni di musulmani pacifici e tolleranti. Ma ancor più ingiusto sarebbe ignorare quanto accade ogni giorno in una galassia che, dal punto di vista geografico, si allarga invece di restringersi: un cristiano fucilato in Somalia dagli Shabaab proprio perché cristiano, un monaco cattolico ucciso in Siria da un gruppo estremista del fonrte degli insorti.

Quando papa Francesco dice che ci sono più martiri oggi che nei primi secoli del cristianesimo, proprio non esagera. Nel 2012, dicono gli studi più recenti, 105 mila cristiani sono stati uccisi nel mondo a causa della loro fede. Per la maggior parte in Paesi islamici: in Africa (Nigeria, Mali, Somalia), in Medio Oriente, in vaste regioni dell’Asia. Il problema non è l’islam ma l’islamismo. Che purtroppo, però, da molti decenni ormai detta, o condiziona pesantemente, il livello del dibattito politico e culturale in molti, troppi Paesi. Spetta certamente alla politica (internazionale e nazionale) affrontare e risolvere la questione. Nell’attesa di un domani migliore, resta la domanda: c’è, oggi, la possibilità di una vita normale per i cristiani nei Paesi musulmani?

18 Gennaio 2013

Come la stampa araba parla del mondo cattolico

Filed under: ISLAM — giacomo.campanile @ 08:53

Una tesi di dottorato presentata alla Pontificia Università della Santa Croce spiega cosa scrivono i giornali del mondo arabo sulla Chiesa e sui cristiani

ROMA, Thursday, 17 January 2013

Per la prima volta è stato studiato il rapporto tra la stampa araba e la Chiesa cattolica. La ricercatrice araba Samar Messayeh ha infatti presentato, lo scorso dicembre, alla Pontificia Università della Santa Croce, una tesi di dottorato dal titolo “La Chiesa nella stampa araba”. La tesi ha cercato di capire cosa scrivono i giornali dei paesi arabi sulla Chiesa e sui cristiani e in che modo presentano la Chiesa.

La ricerca è durata sei mesi, dal Novembre del 2007 fino all’Aprile del 2008, portando ad un risultato di 1371 testi. Dopo numerosi tentativi – dovuti alle difficoltà di trovare il materiale cartaceo sul mercato italiano – sono stati scelti 18 giornali dai 22 Paesi che fanno parte della Lega Araba. Sono stati esclusi quattro Paesi: Comore, Somalia, Gibuti e Libano.

Nei primi due capitoli, la ricercatrice ha offerto una panoramica sia della storia del Cristianesimo nella zona dell’attuale Mondo Arabo, sia della storia del giornalismo arabo.

In particolare, nel primo capitolo sul tema “Mondo Arabo e Cristianesimo”, si è posto l’accento sulle diversità tra i termini “arabo” e “musulmano” che non costituiscono l’uno il sinonimo dell’altro. Si è poi evidenziato che l’infanzia, l’adolescenza e la gioventù della Chiesa si sono trascorsi nella terra del Mondo Arabo.

Una buona parte è stata dedicata al complesso rapporto storico e teologico tra Cristianesimo e Islam. La storia ha fatto passare i cristiani da maggioranza a minoranza, e la tesi dimostra il perché di questa decadenza dei cristiani, che si può identificare nella “persecuzione nei confronti dei cristiani e nella debolezza di quest’ultimi”.

Samar Messayeh ha sottolineato, al contempo, l’importanza del ruolo dei cristiani nello sviluppo della cultura araba di cui fanno parte: nella lingua, nella letteratura, nelle tradizioni, nella medicina e anche nel nazionalismo arabo. La verità, poco conosciuta, che viene fuori è che quindi “la Chiesa fa parte della storia del Mondo Arabo”.

In effetti, quando si parla del Mondo Arabo se ne parla sempre come di Mondo islamico, quando invece ciò non corrisponde alla realtà. Basti pensare, ad esempio, che se la filosofia greca è arrivata in Europa attraverso l’Impero Arabo è grazie al ruolo cruciale svolto dai cristiani.

Anche le prime tipografie sono state introdotte dai cristiani nel 1610 e i libri stampati erano tutti di carattere religioso, come ad esempio i libri dei salmi. I musulmani arabi utilizzarono la stampa solo nel 1819 grazie a Muhammad Ali (fondatore del nuovo Egitto).

Il secondo capitolo si incentra proprio sul tema della “Introduzione alla stampa in lingua araba”. In esso, la ricercatrice ha evidenziato che la storia della nascita dei primi giornali arabi è poco chiara ed è difficile individuare con sicurezza il primo giornale arabo. È certo, però, che risale ai primi decenni del XIX secolo e che il primo arabo a fondare un giornale arabo fu proprio un cristiano.

Lo studio si concentra poi sulla situazione attuale del giornalismo arabo che rileva tante problematiche quali: la censura e l’auto-censura, la propaganda, l’oppressione, la mancanza di figure femminili e l’utilizzo negativo del giornalismo come strumento di potere.

Anche se in alcuni periodi e situazioni di libertà il giornalismo arabo ha visto una primavera (come ad esempio in Libano e in Egitto), in altri momenti, soprattutto nella seconda metà del XX secolo, i giornali arabi hanno attraversato una fase di oscurità. Nei nostri giorni i media digitali hanno dato la possibilità alle persone di esprimere i loro pensieri.

La TV satellitare ha cercato, con tante difficoltà, di denunciare alcune realtà, ma la strada ancora è lunga e piena di ostacoli. Il capitolo, infatti, si conclude con una speciale menzione del fenomeno di Al-jazeera, la prima TV araba considerata una fonte di notizie per il mondo.

Nel resto dei capitoli Samar Messayeh ha analizzato i testi secondo i tradizionali metodi di analisi giornalistica.“Nonostante il giornalista che lavora nei giornali analizzati utilizzi un buon registro linguistico – scrive la ricercatrice – il suo livello professionale è basso”, dal momento che “è evidente la mancanza di risorse e corrispondenti, e al giornalista manca il coraggio di scoprire la verità e di tradurla in parole”.

“Sarebbe auspicabile andare oltre alla diffusione di stereotipi – aggiunge – ogni giornalista ha una sua convinzione politica o religiosa; il problema è che non riesce ad andare aldilà delle sue posizioni e a descrivere la realtà così com’è senza essere influenzato dal potere politico e religioso. In numerosi testi si avverte che ancora è presente l’auto censura, imposta anche dalla proprietà del giornale”.

La studentessa si riferisce, in particolare, alla “ingiustizia” nella trattazione dei temi che riguardano la comunità cristiana. “Io sono figlia della mia terra martirizzata” afferma. “Conosco le difficoltà in cui i cristiani vivono oggi la loro fede. Personalmente ho vissuto la mia vita in una società araba dove domina l’Islam “in tempi che si considerano migliori di quelli di oggi”. Ho sperimentato la mancanza di diritti per le minoranze, la proibizione della libertà religiosa, la libertà di culto considerata come conquista in alcuni paesi fortunati”. Un giornalista, pertanto, “non può non vedere questa realtà e limitarsi scrivere che tutto va bene, e, eventualmente ricercare le cause degli eventi negativi solo all’esterno”.

In tanti casi, inoltre, “si offre un’immagine della Chiesa non corrispondente alla realtà”. “È facile lodare la costruzione di una Chiesa senza un segno esterno, nel deserto lontano e con la presenza di migliaia di cristiani operai” scrive. Non si pensa però “che l’evangelizzazione è un diritto della libertà religiosa e non un reato”.

“È facile parlare delle vignette e delle crociate – conclude Samar – ma non si ricorda la situazione dei cristiani in paesi come il Pakistan e la tragica storia dell’Impero Ottomano contro i cristiani. Ci sono pochi testi che sottolineano l’aspetto negativo del comportano dei musulmani verso i cristiani; non c’è neanche un testo che parli dei diritti delle minoranze o della mancanza della libertà religiosa. Sembra che tutto sia perfetto”.

5 Dicembre 2012

“Hanno mostrato il volto di Dio”, in Turchia censurati i Simpson

Filed under: ISLAM — giacomo.campanile @ 21:37

“Hanno mostrato il volto di Dio”. La Turchia bandisce i cartoni animati. A farne le spese sono “I Simpson”, colpevoli di aver offeso la religione e la sensibilità dei turchi in una puntata trasmessa in tv. L’emittente turca Cnbc è stata multata con un’ammenda di 23mila euro; a deciderlo è stata la Rtuk, l’Alto consiglio per la Rdio e la Televisione, che ha il compito di monitorare i palinsesti.

“Uno dei protagonisti sta abusando della fede religiosa di un altro per fargli commettere dei crimini. La Bibbia è data pubblicamente alle fiamme e in una scena Dio e il Diavolo sono ritratti in corpi umani”. Questo si legge nel rapporto dell’Rtuk. Si aggiunge, inoltre, che “la puntata offriva un pessimo esempio per i giovani invogliandoli a bere alcol la notte di Capodanno”.

D’altronde non è la prima volta che il governo di Ankara se la prende con i cartoni animati. In passato era addirittura stato radiato dalla tv il povero Winnie The Pooh, accusato di avere come amico il maialino Piglet, animale considerato impuro dalla religione islamica. Chi sarà il prossimo?

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