22 gennaio 2013

Il Papa. Le divisioni tra i cristiani deturpano il volto della Chiesa

Filed under: PAPA,articoli — giacomo.campanile @ 20:19
Il Papa. Le divisioni tra i cristiani deturpano il volto della Chiesa
immagineAll’Angelus il Papa invita i fedeli all’impegno spirituale per la Settimana di preghiera per l’unitàUna delle colpe più gravi “che deturpano il volto della Chiesa” è quella “contro la sua unità visibile”, in particolare “le storiche divisioni che hanno separato i cristiani e che non sono state ancora superate”. Lo ha detto il Papa all’Angelus di domenica 20 gennaio, in piazza San Pietro, parlando della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che si celebra dal 18 al 25 gennaio sul tema “Quello che esige il Signore da noi”, tratto da un’espressione del profeta Michea.
Per il Pontefice l’appuntamento ecumenico annuale rappresenta “un momento sempre gradito ai credenti e alle comunità, che risveglia in tutti il desiderio e l’impegno spirituale per la piena comunione”. In proposito Benedetto XVI ha ricordato la “significativa” esperienza della veglia di preghiera celebrata il 29 dicembre scorso in piazza San Pietro con migliaia di giovani di tutta Europa e con la comunità di Taizé: “un momento di grazia – lo ha definito – in cui abbiamo sperimentato la bellezza di formare in Cristo una cosa sola”.
“Incoraggio tutti a pregare insieme affinché possiamo realizzare “quello che esige il Signore da noi”" ha detto quindi rilanciando il tema della Settimana di preghiera. Un tema – ha spiegato – “proposto da alcune comunità cristiane dell’India, che invitano a impegnarsi con decisione verso l’unità visibile tra tutti i cristiani, e a superare, come fratelli in Cristo, ogni tipo di ingiusta discriminazione”. Da qui l’invito del Pontefice a unirsi a lui venerdì prossimo, 25 gennaio, festa della conversione di san Paolo apostolo, quando presiederà la celebrazione dei Vespri nella basilica di San Paolo fuori le mura, alla presenza dei rappresentanti di altre Chiese e comunità ecclesiali.
In conclusione, prima di rivolgere particolari espressioni di saluto ai diversi gruppi linguistici presenti alla preghiera, il Papa ha lanciato un appello alla pace, invitando i fedeli a pregare “perché, nei diversi conflitti purtroppo in atto, cessino le ignobili stragi di civili inermi, abbia fine ogni violenza, e si trovi il coraggio del dialogo e del negoziato”.

Fonte vaticana

20 gennaio 2013

Benedetto XVI. Dio ha deciso che il matrimonio è tra uomo e donna

Filed under: articoli — giacomo.campanile @ 08:40
Benedetto XVI. Dio ha deciso che il matrimonio è tra uomo e donna
immagineil Santo Padre nel discorso rivolto al Pontificio Consiglio Cor Unum: “La Chiesa ribadisce il suo grande sì alla dignità e bellezza del matrimonio come espressione di fedele e feconda alleanza tra uomo e donna. l no a filosofie come quella del gender si motiva per il fatto che la reciprocità tra maschile e femminile è espressione della bellezza della natura voluta dal Creatore’.”L’essere umano – continua il pontefice – non è nè individuo a sè stante nè elemento anonimo nella collettività, bensì persona singolare e irripetibile, intrinsecamente ordinata alla relazione e alla socialità”. “Di fronte a queste sfide epocali noi sappiamo – ha poi concluso incoraggiando i membri del dicastero presieduto dal cardinale africano Robert Sarah a proseguire con animo lieto e generoso il loro impegno – che la risposta è l’incontro con Cristo. In Lui l’uomo può realizzare pienamente il suo bene personale e il bene comune”

“Le ideologie – spiega il Santo Padre – che inneggiavano al culto della nazione, della razza, della classe sociale si sono rivelate vere e proprie idolatrie”. Lo ha ricordato Benedetto XVI nel discorso rivolto al Pontificio Consiglio Cor Unum. Per il Papa però “altrettanto si può dire del capitalismo selvaggio col suo culto del profitto, da cui sono conseguite crisi, disuguaglianze e miseria”. E il pericolo che sia ferita ancora “l’inalienabile dignità umana” è tutt’altro che superato, anche se su essa “si condivide sempre più un sentire comune”, con il riconoscimento di una “reciproca e interdipendente responsabilità” che va “a vantaggio della vera civiltà, la civiltà dell’amore”

18 gennaio 2013

Come la stampa araba parla del mondo cattolico

Filed under: ISLAM — giacomo.campanile @ 08:53

Una tesi di dottorato presentata alla Pontificia Università della Santa Croce spiega cosa scrivono i giornali del mondo arabo sulla Chiesa e sui cristiani

ROMA, Thursday, 17 January 2013

Per la prima volta è stato studiato il rapporto tra la stampa araba e la Chiesa cattolica. La ricercatrice araba Samar Messayeh ha infatti presentato, lo scorso dicembre, alla Pontificia Università della Santa Croce, una tesi di dottorato dal titolo “La Chiesa nella stampa araba”. La tesi ha cercato di capire cosa scrivono i giornali dei paesi arabi sulla Chiesa e sui cristiani e in che modo presentano la Chiesa.

La ricerca è durata sei mesi, dal Novembre del 2007 fino all’Aprile del 2008, portando ad un risultato di 1371 testi. Dopo numerosi tentativi – dovuti alle difficoltà di trovare il materiale cartaceo sul mercato italiano – sono stati scelti 18 giornali dai 22 Paesi che fanno parte della Lega Araba. Sono stati esclusi quattro Paesi: Comore, Somalia, Gibuti e Libano.

Nei primi due capitoli, la ricercatrice ha offerto una panoramica sia della storia del Cristianesimo nella zona dell’attuale Mondo Arabo, sia della storia del giornalismo arabo.

In particolare, nel primo capitolo sul tema “Mondo Arabo e Cristianesimo”, si è posto l’accento sulle diversità tra i termini “arabo” e “musulmano” che non costituiscono l’uno il sinonimo dell’altro. Si è poi evidenziato che l’infanzia, l’adolescenza e la gioventù della Chiesa si sono trascorsi nella terra del Mondo Arabo.

Una buona parte è stata dedicata al complesso rapporto storico e teologico tra Cristianesimo e Islam. La storia ha fatto passare i cristiani da maggioranza a minoranza, e la tesi dimostra il perché di questa decadenza dei cristiani, che si può identificare nella “persecuzione nei confronti dei cristiani e nella debolezza di quest’ultimi”.

Samar Messayeh ha sottolineato, al contempo, l’importanza del ruolo dei cristiani nello sviluppo della cultura araba di cui fanno parte: nella lingua, nella letteratura, nelle tradizioni, nella medicina e anche nel nazionalismo arabo. La verità, poco conosciuta, che viene fuori è che quindi “la Chiesa fa parte della storia del Mondo Arabo”.

In effetti, quando si parla del Mondo Arabo se ne parla sempre come di Mondo islamico, quando invece ciò non corrisponde alla realtà. Basti pensare, ad esempio, che se la filosofia greca è arrivata in Europa attraverso l’Impero Arabo è grazie al ruolo cruciale svolto dai cristiani.

Anche le prime tipografie sono state introdotte dai cristiani nel 1610 e i libri stampati erano tutti di carattere religioso, come ad esempio i libri dei salmi. I musulmani arabi utilizzarono la stampa solo nel 1819 grazie a Muhammad Ali (fondatore del nuovo Egitto).

Il secondo capitolo si incentra proprio sul tema della “Introduzione alla stampa in lingua araba”. In esso, la ricercatrice ha evidenziato che la storia della nascita dei primi giornali arabi è poco chiara ed è difficile individuare con sicurezza il primo giornale arabo. È certo, però, che risale ai primi decenni del XIX secolo e che il primo arabo a fondare un giornale arabo fu proprio un cristiano.

Lo studio si concentra poi sulla situazione attuale del giornalismo arabo che rileva tante problematiche quali: la censura e l’auto-censura, la propaganda, l’oppressione, la mancanza di figure femminili e l’utilizzo negativo del giornalismo come strumento di potere.

Anche se in alcuni periodi e situazioni di libertà il giornalismo arabo ha visto una primavera (come ad esempio in Libano e in Egitto), in altri momenti, soprattutto nella seconda metà del XX secolo, i giornali arabi hanno attraversato una fase di oscurità. Nei nostri giorni i media digitali hanno dato la possibilità alle persone di esprimere i loro pensieri.

La TV satellitare ha cercato, con tante difficoltà, di denunciare alcune realtà, ma la strada ancora è lunga e piena di ostacoli. Il capitolo, infatti, si conclude con una speciale menzione del fenomeno di Al-jazeera, la prima TV araba considerata una fonte di notizie per il mondo.

Nel resto dei capitoli Samar Messayeh ha analizzato i testi secondo i tradizionali metodi di analisi giornalistica.“Nonostante il giornalista che lavora nei giornali analizzati utilizzi un buon registro linguistico – scrive la ricercatrice – il suo livello professionale è basso”, dal momento che “è evidente la mancanza di risorse e corrispondenti, e al giornalista manca il coraggio di scoprire la verità e di tradurla in parole”.

“Sarebbe auspicabile andare oltre alla diffusione di stereotipi – aggiunge – ogni giornalista ha una sua convinzione politica o religiosa; il problema è che non riesce ad andare aldilà delle sue posizioni e a descrivere la realtà così com’è senza essere influenzato dal potere politico e religioso. In numerosi testi si avverte che ancora è presente l’auto censura, imposta anche dalla proprietà del giornale”.

La studentessa si riferisce, in particolare, alla “ingiustizia” nella trattazione dei temi che riguardano la comunità cristiana. “Io sono figlia della mia terra martirizzata” afferma. “Conosco le difficoltà in cui i cristiani vivono oggi la loro fede. Personalmente ho vissuto la mia vita in una società araba dove domina l’Islam “in tempi che si considerano migliori di quelli di oggi”. Ho sperimentato la mancanza di diritti per le minoranze, la proibizione della libertà religiosa, la libertà di culto considerata come conquista in alcuni paesi fortunati”. Un giornalista, pertanto, “non può non vedere questa realtà e limitarsi scrivere che tutto va bene, e, eventualmente ricercare le cause degli eventi negativi solo all’esterno”.

In tanti casi, inoltre, “si offre un’immagine della Chiesa non corrispondente alla realtà”. “È facile lodare la costruzione di una Chiesa senza un segno esterno, nel deserto lontano e con la presenza di migliaia di cristiani operai” scrive. Non si pensa però “che l’evangelizzazione è un diritto della libertà religiosa e non un reato”.

“È facile parlare delle vignette e delle crociate – conclude Samar – ma non si ricorda la situazione dei cristiani in paesi come il Pakistan e la tragica storia dell’Impero Ottomano contro i cristiani. Ci sono pochi testi che sottolineano l’aspetto negativo del comportano dei musulmani verso i cristiani; non c’è neanche un testo che parli dei diritti delle minoranze o della mancanza della libertà religiosa. Sembra che tutto sia perfetto”.

Benedetto XVI. Umiltà e preghiera per raggiungere il traguardo dell’unità

Filed under: PAPA,articoli — giacomo.campanile @ 08:31
Benedetto XVI. Umiltà e preghiera per raggiungere il traguardo dell’unità
immagineLe parole di Benedetto XVI durante l’Udienza alla delegazione ecumenica finlandese, in occasione della festa di sant’Enrico.
Alle ore 12 del 17 January 2013, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza una Delegazione Ecumenica della Chiesa Luterana di Finlandia in occasione dell’annuale Pellegrinaggio ecumenico a Roma, per celebrare la Festa di Sant’Enrico, patrono del Paese. Riportiamo di seguito le parole di saluto che il Papa ha rivolto ai presenti.

Eminenza, Eccellenze, Cari Amici,

Ancora una volta sono lieto di accogliere la vostra Delegazione Ecumenica in occasione della sua annuale visita a Roma per la festa di sant’Enrico, patrono della Finlandia. È appropriato che il nostro incontro si svolga alla vigilia della Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani, il cui tema, quest’anno, è tratto dal libro del profeta Michea: «Quel che il Signore esige da noi» (cfr. 6, 6-8).

Il profeta, naturalmente, spiega ciò che il Signore esige da noi: «praticare la giustizia, amare la pietà, camminare umilmente con il nostro Dio» (cfr. 6, 8). Il tempo del Natale, appena celebrato, ci ricorda che è Dio che, sin dall’inizio, ha camminato con noi e che, nella pienezza dei tempi, si è fatto carne per salvarci dai nostri peccati e per guidare i nostri passi sul cammino della santità, della giustizia e della pace.

Il camminare umilmente alla presenza del Signore, nell’obbedienza alla sua parola salvifica e con fiducia nel suo disegno generoso, è un’immagine eloquente non solo della vita di fede, ma anche del nostro percorso ecumenico sulla via verso l’unità piena e visibile di tutti i cristiani. In questo cammino di discepolato, siamo chiamati ad avanzare insieme sulla stretta via della fedeltà alla volontà sovrana di Dio, affrontando qualsiasi difficoltà od ostacolo che possiamo incontrare.

Per procedere sulle vie della comunione ecumenica è, dunque, necessario che siamo sempre più uniti nella preghiera, sempre più impegnati nella ricerca della santità e sempre più coinvolti nei campi della ricerca teologica e della cooperazione al servizio di una società giusta e fraterna.

Su questo cammino di ecumenismo spirituale, davvero procediamo con Dio e gli uni con gli altri nella giustizia e nell’amore (cfr. Mic 6, 8), poiché, come afferma la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione, «noi siamo accettati da Dio e riceviamo lo Spirito Santo, il quale rinnova i nostri cuori, ci abilita e ci chiama a compiere le buone opere» (n. 15).

Cari amici, è mio auspicio che la vostra visita a Roma aiuti a rafforzare le relazioni ecumeniche tra tutti i cristiani in Finlandia. Ringraziamo Dio per quanto è stato realizzato finora, e preghiamo affinché lo Spirito di verità guidi i discepoli di Cristo nel vostro Paese verso un amore e un’unità sempre più grandi, mentre cercano di vivere alla luce del Vangelo e di portare tale luce nelle grandi questioni morali che le nostre società devono affrontare oggi!

Camminando insieme con umiltà sulla via della giustizia, della misericordia e della rettitudine che il Signore ci ha indicato, i cristiani non solo dimoreranno nella verità, ma saranno anche fari di gioia e di speranza per tutti coloro che stanno cercando un punto di riferimento sicuro nel nostro mondo in rapido mutamento.

All’inizio di questo Nuovo Anno, vi assicuro la mia vicinanza nella preghiera. Su tutti voi invoco di cuore la sapienza, la grazia e la pace di Gesù Cristo nostro Redentore.

1 gennaio 2013

Festa di Maria Madre di Dio

Filed under: SANTI,articoli — giacomo.campanile @ 15:22

Nell’ottava del Natale del Signore e nel giorno della sua Circoncisione, solennità della santa Madre di Dio, Maria: i Padri del Concilio di Efeso l’acclamarono Theotókos, perché da lei il Verbo prese la carne e il Figlio di Dio abitò in mezzo agli uomini, principe della pace, a cui fu dato il Nome che è al di sopra di ogni nome.Theotókos (in greco Θεοτόκος; in latino Deipara o Dei genetrix) è un titolo della Beata Vergine Maria. Letteralmente significa colei che genera Dio e spesso viene reso in italiano con Madre di Dio.
Fu proclamato dogma dopo la controversia teologica causata dai nestoriani. Nestorio (381-451), Patriarca di Antiochia, aveva affermato infatti che Maria non aveva titolo per essere definita «madre di Dio», ma solo «madre di Gesù». La controversia tra Alessandria ed Antiochia fu risolta in un concilio ecumenico.

L’assise si tenne ad Efeso, in Asia Minore, nel 431. Il concilio ribadì che Maria è Madre di Dio. Secondo il concilio, infatti, Gesù Cristo, pur essendo contemporaneamente Dio e uomo – come già aveva affermato in precedenza il concilio di Nicea – , è un’unica persona: le due nature, divina e umana, sono inseparabili, e perciò Maria può essere legittimamente chiamata “Madre di Dio”

http://www.vivereroma.org/index.php?page=articolo&articolo_id=386750

MASSIME GENNAIO 2013

Filed under: MASSIME — giacomo.campanile @ 09:56

massimelode

E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio. Gal 4,7

non potremo dare tutto a Jesus se non crediamo che Lui ci ha dato tutto.

con Cristo non ci sono perdite, ma solo quadagni

Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Mc 16,15-18

“La Chiesa è l’evento dell’amarsi a vicenda”. San Bonaventura da Bagnoregio (al secolo Giovanni Fidanza, 1217/1221 circa – 1274)

carità, pazienza, ottimismo profondo

se non riesci a colpire il bersaglio la colpa non è del bersaglio.

Le ideologie – spiega il Santo Padre – che inneggiavano al culto della nazione, della razza, della classe sociale si sono rivelate vere e proprie idolatrie altrettanto si può dire del capitalismo selvaggio col suo culto del profitto, da cui sono conseguite crisi, disuguaglianze e miseria.

Mc 2,1-12

Il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra.

Solo se sappiamo perdonare siamo figli di Dio

Che cosa avviene nel Battesimo? Siamo uniti per sempre a Gesù, rinati ad una nuova vita

Battesimo di Giovanni, battesimo di Gesù, battesimo dei cristiani.
Spiega le differenze.

“Puoi imparare dai tuoi figli più di quanto essi imparano da te. Attraverso te essi conoscono un mondo ormai passato, tu in loro ne scopri uno nuovo che sta nascendo”.
Johann Michael Friedrich Ruckert (1788 – 1866)

La mancanza di fede è il grande male del nostro tempo

1Gv 4,11-18
Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi.
Benedetto XVI: «Non abbiate paura di precedere l’aurora per lodare Dio»

Giovani, voi siete la luce!

“Le stelle sono piccole fessure attraverso le quali fuoriesce la luce dell’infinito” Confucio (551 a.C. – 479 a.C.)

“Tutti amano chi ama. L’unico modo per farti un amico è essere un amico”.
Ralph Waldo Emerson (1803-1882)

1Gv 3,1-2.21-24
Siamo chiamati figli di Dio, e lo siamo

Tieni i piedi a terra, il cuore intensamente fisso alle stelle; e la mente tra i due”.

Mario Vassalle 1928

Tolkien afferma: «Il Signore degli Anelli è fondamentalmente un’opera religiosa e cattolica; all’inizio non ne ero consapevole, lo sono diventato durante la correzione. Questo spiega perché non ho inserito, anzi ho tagliato, praticamente qualsiasi allusione a cose tipo la “religione”, oppure culti e pratiche, nel mio mondo immaginario. Perché l’elemento religioso è radicato nella storia e nel simbolismo. Tuttavia detto così suona molto grossolano e più presuntuoso di quanto non sia in realtà. Perché a dir la verità io consciamente ho programmato molto poco: e dovrei essere sommamente grato per essere stato allevato (da quando avevo otto anni) in una fede che mi ha nutrito e mi ha insegnato tutto quel poco che so.» (lettera al padre gesuita Robert Murray).

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