21 giugno 2011

San Luigi Gonzaga

Filed under: Religione,SANTI,articoli — giacomo.campanile @ 11:41
immagineLuigi Gonzaga, religioso, che, nato da stirpe di principi, lasciato al fratello il principato, si unì a Roma alla Compagnia di Gesù, ma, logorato nel fisico dall’assistenza da lui data agli appestati, andò ancor giovane incontro alla morte.
A 10 anni Luigi aveva deciso che la sua strada era un’altra: quella che attraverso l’umiltà e una vita dedicata al prossimo l’avrebbe condotto a Dio. A 12 anni ricevette la prima comunione da san Carlo Borromeo, in visita a Brescia. Decise poi di entrare nella compagnia di Gesù e per riuscirci dovette sostenere due anni di lotte contro il padre. Libero ormai di seguire Cristo, rinunciò al titolo e all’eredità ed entrò nel Collegio romano dei gesuiti, dedicandosi agli umili e agli ammalati, distinguendosi soprattutto durante l’epidemia di peste che colpì Roma nel 1590. In quell’occasione, trasportando sulle spalle un moribondo, rimase contagiato e morì. Era il 1591, aveva solo 23 anni.

6 giugno 2011

Adversus Epicuro:Cristianesimo ed Epicureismo in Clemente di Alessandria

Filed under: Religione,Teologia,articoli — giacomo.campanile @ 10:06
immagineMentre approfondivo “Stromati, note di vera filosofia” un interessante testo di Clemente Alessandrino, noto teologo cristiano del III secolo fui colpito dalla stima e dalla riverenza che il grande Padre della Chiesa portava per la filosofia greca. Il platonismo e la filosofia ellenica in generale erano considerati come uno strumento positivo e valido per conoscere la verità. La S. Teologia e la filosofia erano considerate in modo allegorico come due personaggi della Genesi. Sara ed Agar (St. I/5,32). Sara, prima moglie legittima di Abramo, è il simbolo della Teologia e Agar, serva di Sara che unendosi con il Patriarca gli aveva dato una discendenza, è simbolo della filosofia.
 

Clemente afferma: “La filosofia ha come compito l’indagine sulla verità e sulla natura del reale. È d’altra parte la cultura preparatoria al riposo in Cristo, esercita la mente e sveglia l’intelligenza, ingenerando la sagacia nella ricerca attraverso la vera filosofia. È la filosofia che posseggono gli iniziati: l’hanno scoperta, o meglio, l’hanno ricevuta dalla verità stessa” (St. I/5,32.4).
In questo testo la teologia e la filosofia sono fuse e sovrapposte a vicenda; la filosofia appare la più autentica vita religiosa, o avvicinamento ad essa (riposo in Cristo, la possiedono gli iniziati).
Questo alto concetto della filosofia non era condiviso da altri importanti Padri della Chiesa (vedi Taziano e in modo particolare Tertulliano).
Clemente, mentre aveva buona considerazione la filosofia e i grandi esponenti delle diverse scuole, aveva un atteggiamento molto critico verso Epicuro e le sue idee. Perché?
Lo scopo di questo breve studio è soltanto di capire perché Clemente ha parole d’elogio e d’ammirazione per i filosofi e disprezza in modo quasi indegno la filosofia di Epicuro. Il pensiero d’Epicuro è incompatibile con la dottrina cristiana?
Cominciamo il nostro studio andando ad analizzare i testi in cui Clemente cita le opere e le idee d’Epicuro. Già nella prima pagina degli Stromati si legge: “Epicuro, corifeo d’ateismo” (St. I/1,2).
La prima affermazione su Epicuro è un’accusa d’ateismo. La seconda critica è ancora più pesante: è quella di sopprimere la provvidenza e divinizzare il piacere. “S’intende della filosofia non nel suo complesso, ma in quella di Epicuro di cui pure fa menzione Paolo negli Atti degli Apostoli, rimproverandoli di sopprimere la provvidenza e di divinizzare il piacere” (St. I/11,50.6).
Questa critica, specifica Clemente, non è rivolta alla filosofia perché tale, ma alla filosofia di Epicuro, fonte di menzogna e immorale. Contro gli epicurei afferma: “E quelli che pongono come principio gli atomi: poveri uomini senza fede, schiavi dei piaceri, che si rivestono del nome di filosofi” (St. I/11, 53.4). qui l’attacco è rivolto a tutti quelli che condividono le idee di Epicuro, tutti falsi filosofi, peccatori, atei e immorali.
Ancora: “Ed esso persuade anche Epicuro a porre come sommo fine del filosofo il piacere” (St. II/20,119.5).
Incredibile, il fine dell’uomo non è is sommo bene, ma il piacere, ciò non può essere nemmeno tenuto in considerazione, è un’idea assurda per un filosofo serio.
Afferma su Epicuro: “Egli finisce con il divinizzare lo stabile equilibrio della carne e la fiducia circa questa” (ivi). Ciò che Clemente considera dissolutezza, per Epicuro è il principio fondante della filosofia. Clemente chiede aiuto ad altri filosofi per confermare la sua critica: “Diogene scrive espressamente in una tragedia: ‘ . quelli che sono saturati nel cuore, ad opera dei piaceri, della mollezza effeminata, insudiciata di sterco, che non vogliono faticare, nemmeno un poco.’ Con le parole che seguono dette in modo da far vergogna, ma degno dei voluttuari” (St. II/20,119,5-6; cfr. Diog. L.VI 80).
Il capitolo 21 degli Stromati, è dedicato alla filosofia e al sommo bene, anche in questo frangente clemente inizia con una critica feroce ad Epicuro: “Epicuro riponeva la felicità nel non aver fame, non aver sete, non aver freddo. Pronunciò la celebre frase: ‘Felicità che rende uguale agli dei’, ma in modo empio perché proprio in questo sosteneva di poter rivaleggiare con Zeus, come se stabilisse la beata superiorità di porci che mangiano escrementi, non di uomini ragionevoli e filosofi. Di quelli che pongono come principio il piacere cirenaici ed epicurei” (St. II/21,1-2).
La felicità dell’uomo è vivere per il piacere. Solo il piacere diviniza l’uomo. Questa dottrina che Clemente condanna senza appelli, è molto attuale. Di fronte alla rivelazione la filosofia, secondo Clemente, è come un dono di Dio. Essa è stata data da Dio ai greci come un testamento che servisse di base alla filosofia cristiana. Ma nella filosofia greca fu seminata la zizzania dal diavolo (cfr. la parabola Mt 13,25-30). Come nel cristianesimo le eresie crescono insieme al grano buono, così nell’ambiente filosofico: “L’empietà di Epicuro e la teoria del piacere e tutte le altre proposizioni disseminate nella filosofia greca contrariamente alla retta ragione, costituiscono i frutti spuri della cultura concessa da Dio ai greci” (St. VI/8,67.2).
La dottrina del piacere di Epicuro viene paragonata da Clemente Alessandrino all’erba cattiva nel campo della filosofia, Epicuro viene definito uomo empio, la sua filosofia va contro la retta ragione e contro la legge di Dio.

Conclusione
Negli “Stromati, note di vera filosofia”, c’è secondo Clemente una contrapposizione estrema tra teologia cristiana e filosofia epicurea in quanto questa filosofia aveva assunto nella storia quasi la forma di una religione laica contrapposta alla religione cristiana.
In questa religione laica l’uomo poteva raggiungere la felicità da solo, solo confidando nelle sue capacità naturali, non gli ha bisogno dei o mediatori soprannaturali, per arrivare alla pace non ha bisogno neanche di beni materiali e ricchezze, o di vita politica e istituzioni. L’uomo è perfettamente autartico. Ciò non può essere condiviso da un teologo cristiano che vede la salvezza e la redenzione umana come un dono di Dio. Le accuse d’ateismo rivolte da Clemente sono pertinenti giacché la dottrina epicurea è una fede nell’al-di-qua, negatrice d’ogni trascendenza e radicalmente legata alla dimensione del “naturale” e del “fisico”, in questo contesto la metafisica platonica e aristotelica sono negate.
L’attualità del pensiero di Epicuro
In un certo senso oggi siamo in un’epoca epicurea, la galoppante secolarizzazione, la eccessiva fiducia nella capacità dell’uomo di realizzare una pace mondiale, la società impostata in modo edonistico.
In effetti, soddisfare ogni tipo di piacere è il principio della nostra società consumistica. Oggi il criterio per discriminare il “bene” e il “male” non è la verità, ma il piacere e il dolore, così che essi diventano le regole del nostro agire. Un agire morale fondato sul principio del piacere è profondamente amorale, condividiamo la posizione di Clemente a riguardo in quanto il piacere non può essere un principio metafisico.
Anche a livello gnoseologico Epicuro è attuale. Il primato della sensazione per l’oggettività rende la filosofia di Epicuro moderna. Il soggetto con le sue sensazioni diventa il protagonista della conoscenza oggettiva, dimenticando ogni tipo di conoscenza metafisica.
Gli studiosi recenti sostengono che il piacere concepito da Epicuro riguarda l’aspetto spirituale dell’anima. Ciò che deve cercare ogni uomo è la tranquillità dell’anima (atarassia). L’uomo deve cercare la pace, per questo bisogna fuggire dal caos di una vita sociale frenetica e a volte solo esteriore. Nella famosa frase di Epicuro: “Ritirati in te stesso, soprattutto quando sei costretto a stare tra la folla” sembra di sentire l’eco del Vangelo.
Un altro pregio della filosofia epicurea è quello di considerare l’uomo non solo come essere politico, in rapporto con lo stato, ma come individuo che ha un valore in sé. Anche qui notiamo una sfumatura che avvicina la filosofia epicurea all’antropologia cristiana.
Un’altra tematica molto vicina alla dottrina evangelica è quella dell’amicizia, Gesù Cristo chiama i suoi discepoli amici”Non vi chiamo più servi,.ma vi ho chiamati amici” (Gv. 15,15). Epicuro sostiene che l’amicizia deve essere l’unico legame veramente importante nelle relazioni umane perché è un legame che presuppone la libertà

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5 giugno 2011

Ascensione di Gesù

Filed under: Religione,articoli — giacomo.campanile @ 18:03

 

immagineL’evento dell’ Ascensione è l’ultimo episodio della vita terrena di Gesù, quaranta giorni dopo la sua morte e risurrezione, è asceso al cielo.

Secondo il racconto biblico (vangeli e Atti degli Apostoli ) Gesù salì al cielo con il suo corpo, alla presenza dei suoi apostoli, per unirsi fisicamente al Padre, per non comparire più sulla Terra fino alla sua Seconda venuta (parusìa). I vangeli non si dilungano molto su tale episodio. Marco scrive:
« Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. » (Marco 16,19)

La festività dell’Ascensione è molto antica e viene attestata a partire dal IV secolo: Agostino la descrive come solennità diffusa già al suo tempo.

Durante il Concilio di Elvira (ca. 300-313) fu discussa la data in cui celebrare l’Ascensione, e fu deciso che non andasse commemorata né nel giorno di Pasqua, né in quello di Pentecoste. Poiché infatti secondo il racconto degli Atti degli Apostoli, l’ascensione di Gesù è avvenuta 40 giorni dopo la Pasqua, ogni anno i cristiani celebrano la festività dell’Ascensione generalmente in tale data. Poiché la Pasqua è una festa mobile, nel senso che la sua data varia di anno in anno, di conseguenza anche la data della festività dell’Ascensione varia.

L’Ascensione di Gesù al Cielo, è la grandiosa conclusione della permanenza visibile di Dio fra gli uomini, preludio della Pentecoste, inizia la storia della Chiesa e apre la diffusione del cristianesimo nel mondo.

L’immagine è del pittore umbro Pietro Perugino: Ascensione di Cristo.

di Giacomo Campanile
redazione@vivereroma.org

Questo è un articolo pubblicato sul giornale del 05/06/20110 letture – 0 commenti

Visitazione di Maria

Filed under: BIBBIA,Religione,articoli — giacomo.campanile @ 17:38
immagineLa Visitazione della Beata Vergine Maria è una festa liturgica della Chiesa cattolica che si celebra il 31 maggio. E’ la festa del ‘Magnificat’, la Visitazione prolunga ed la gioia messianica della salvezza. Maria, arca della nuova alleanza, è ‘teofora’ e viene salutata da Elisabetta come Madre del Signore.

La Visitazione è l’incontro fra la giovane madre, Maria, l’ancella del Signore e l’anziana Elisabetta simbolo degli aspettanti di Israele. La premura affettuosa di Maria, esprime insieme al gesto di carità anche l’annunzio che i tempi si sono compiuti. Giovanni che sussulta nel grembo materno inizia già la sua missione di Precursore. Il calendario liturgico tiene conto della narrazione evangelica che colloca la Visitazione entro i tre mesi fra l’Annunciazione e al nascita del Battista.

Il video è tratto dal brano Deposuit dal Magnificat di J.S. Bach

La pala d’altare di Federico Barocci, del 1586, raffigura la “Visitazione ed era particolarmente cara a san Filippo Neri. Si trova nella quarta cappella della navata sinistra, della Chiesa Nuova d Roma.

di Giacomo Campanile
redazione@vivereroma.org

Questo è un articolo pubblicato sul giornale del 31/05/201194 letture – 0 commenti

Santa Giovanna d’Arco

Filed under: Religione,SANTI,articoli — giacomo.campanile @ 17:36

 

immagineFiglia di contadini, analfabeta, lasciò giovanissima la casa paterna per seguire il volere di Dio, rivelatole da voci misteriose, secondo il quale avrebbe dovuto liberare la Francia dagli Inglesi. Presentatasi alla corte di Carlo VII, ottenne dal re di poter cavalcare alla testa di un’armata e, incoraggiando le truppe con la sua ispirata presenza, riuscì a liberare Orleans.

Lasciata sola per la diffidenza della corte e del re, Giovanna non potè condurre a termine, secondo il suo progetto, la lotta contro gli Anglo-Borgognoni; fu dapprima ferita alle porte di Parigi e nel 1430, mentre marciava verso Compiegne, fatta prigioniera dai Borgognoni, che la cedettero agli Inglesi. Portata a Rouen davanti a un tribunale di ecclesiastici, dopo estenuanti interrogatori fu condannata per eresia ed arsa viva. Fu riabilitata nel 1456. Nel 1920 Benedetto XV la proclamava santa.

di Giacomo Campanile
redazione@vivereroma.org

Questo è un articolo pubblicato sul giornale del 30/05/201145 letture – 0 commenti

Santa Rita da Cascia

Filed under: Religione,SANTI,articoli — giacomo.campanile @ 17:34

Santa Rita da Cascia

immagineSanta Rita, religiosa, che, sposata con un uomo violento, sopportò con pazienza i suoi maltrattamenti, riconciliandolo infine con Dio; in seguito, rimasta priva del marito e dei figli, entrò nel monastero dell’Ordine di Sant’Agostino a Cascia in Umbria, offrendo a tutti un sublime esempio di pazienza e di compunzione. 

Rita da Cascia, al secolo Margherita Lotti (Roccaporena, 1381 – Cascia, 22 maggio 1457), monaca agostiniana nella regione di Cascia (PG), fu proclamata santa da papa Leone XIII nel 1900. Rita si ritirò nel locale monastero delle Agostiniane di Santa Maria Maddalena. Qui condusse una santa vita con una particolare spiritualità in cui veniva privilegiata la Passione di Cristo. Durante un’estasi ricevette una speciale stigmata sulla fronte, che le rimase fino alla morte. La sua esistenza di moglie di madre cristiana, segnata dal dolore e dalle miserie umane, è ancora oggi un esempio

di Giacomo Campanile
redazione@vivereroma.org

Questo è un articolo pubblicato sul giornale del 21/05/2011211 letture – 0 commenti

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