28 novembre 2010

Bibbia per tutti.Vegliate Mt 24,37-44

Filed under: Religione,articoli — giacomo.campanile @ 20:58
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Vegliate“. Ma che cosa significa vegliare? Può significare semplicemente stare svegli, non addormentarsi. Oppure essere vigili, come le sentinelle, che spingono lo sguardo lontano, oltre il buio della notte.

Con il tempo dell’Avvento iniziamo un nuovo anno liturgico. “Avvento” significa “venuta”, la venuta del Signore, la venuta di Dio. Il tempo dell’Avvento è il tempo dell’attesa, del desiderio che il Signore venga. L’anno liturgico si apre con l’attesa futura della venuta del Signore. “Marana thà!” dicevano i cristiani della prima ora. Il tempo di Avvento, poi, ci aiuta ad avere sempre presente nel cuore la certezza che il Signore tornerà ancora, tornerà di nuovo e allora la gioia sarà senza misura!
 Noi siamo sicuri che il Signore e Maestro tornerà ancora: l’ha promesso agli apostoli dopo la resurrezione. Noi non sappiamo quando verrà di nuovo Gesù, ma siamo sicurissimi che verrà e perciò lo aspettiamo. Quando aspettiamo un amico, qualcuno a cui vogliamo bene, di solito cosa facciamo? Ci prepariamo. In modi diversi, a seconda delle situazioni, ci prepariamo sempre, quando sappiamo che deve venire qualcuno a casa nostra.
Noi, come lo vogliamo aspettare il ritorno del Signore Gesù?
 È una domanda impegnativa, sapete, specialmente se rileggiamo quello che ci dice l’evangelista Matteo: “Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa”il Vangelo di oggi, l’arrivo del Signore Gesù sarà imprevisto, come quando in una casa giungono i ladri, di notte, e rubano tutto. I ladri prima di andare a rubare, avvertono il padrone di casa? No! Arrivano quando uno non se lo aspetta, per cogliere la gente di sorpresa. e parole dell’evangelista Matteo possono risuonare serie e preoccupanti, ma possono diventare anche piene di gioiosa speranza: “Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.”
Un bel giorno, quando magari non ce lo aspettiamo, il Signore Gesù ci farà questa splendida, meravigliosa, fantastica sorpresa di tornare e restare per sempre!

di Giacomo Campanile
redazione@vivereroma.org

Questo è un Articolo pubblicato sul giornale del 27/11/2010

http://www.vivereroma.org/index.php?page=articolo&articolo_id=271984

24 novembre 2010

Benedetto XVI con Peter Seewald e il libro: Luce del mondo

Filed under: Religione,articoli — giacomo.campanile @ 11:42

 

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“Luce del mondo. Il Papa, la Chiesa, i segni dei tempi”, il libro di Benedetto XVI con Peter Seewald, è stato presentato stamane, martedì 23 novembre, nella Sala Stampa della Santa Sede

Il libro è uno strumento per la nuova evangelizzazione:”Viviamo un’epoca nella quale è necessaria una nuova evangelizzazione. Un’epoca nella quale l’unico Vangelo deve essere annunciato nella sua razionalità grande e immutata, ed insieme in quella potenza che supera quella razionalità, in modo tale da giungere in modo nuovo al nostro pensare e alla nostra comprensione… È importante intendere la Chiesa non come un apparato che deve fare di tutto, bensì come organismo vivente che proviene da Cristo stesso” (pagine 193-194).

Il raggio d’azione su cui verte l’intervista è vasto, sembra che nulla sfugga alla curiosità di Peter Seewald che vuole entrare fino nelle pieghe della vita personale del Papa, nelle grandi questioni che segnano la teologia del momento, le diverse vicende politiche che accompagnano da sempre le relazioni tra diversi Paesi e, infine, gli interrogativi che spesso occupano gran parte del dibattito pubblico.

Ciò che emerge dal quadro complessivo di queste pagine, invece, è la visione di una Chiesa chiamata ad essere Luce del mondo, segno di unità di tutto il genere umano – per usare una nota espressione del concilio Vaticano ii – e strumento per cogliere l’essenziale della vita

L’impressione che si ricava è quella di un Papa ottimista sulla vita della Chiesa, nonostante le difficoltà che l’accompagnano da sempre: “La Chiesa cresce ed è viva, è molto dinamica. Negli ultimi anni il numero dei sacerdoti è aumentato in tutto il mondo e anche il numero dei seminaristi” (pagina 28). cf giacomocampanile.it 

di Giacomo Campanile
redazione@vivereroma.org

22 novembre 2010

Santa Cecilia

Filed under: Religione,SANTI,articoli — giacomo.campanile @ 18:12
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Santa Cecilia (Roma, II secolo – Roma, III secolo) è stata una santa romana. Il suo culto è molto popolare poiché Cecilia è la patrona della musica, dei musicisti e dei cantanti.

Secondo la tradizione, Cecilia sarebbe nata da una nobile famiglia a Roma. Sposata al nobile Valeriano, gli avrebbe comunicato il suo voto di perpetua verginità. La prima notte di nozze infatti ella gli disse: «Nessuna mano profana può toccarmi, perché un angelo mi protegge. Se tu mi rispetterai, egli ti amerà, come ama me». Valeriano accettò e si convertì al cristianesimo (in seguito anche il fratello di lui, Tiburzio, si convertì al cristianesimo), divenendo, come la moglie, un fedele di papa Urbano I. Ma la persecuzione verso i cristiani infuriava e i due vennero decapitati, probabilmente ad opera del Prefetto della città, Almachio. Cecilia venne sepolta nelle catacombe di San Callisto. Nell’821 le sue reliquie furono fatte trasportare da papa Pasquale I nella Basilica di Santa Cecilia in Trastevere.

Nel 1599, durante i restauri della basilica ordinati dal cardinale Paolo Emilio Sfondrati in occasione del prossimo Giubileo del 1600, venne ritrovato un sarcofago con il corpo di Cecilia in ottimo stato di conservazione.

Il cardinale allora commissionò a Stefano Maderno (1566-1636) una statua che riproducesse l’aspetto e la posizione del corpo di Cecilia così com’era stato trovato, statua che oggi si trova sotto l’altare centrale della chiesa. (cf www.giacomocampanile.it)

di Giacomo Campanile
redazione@vivereroma.org

Questo è un Articolo pubblicato sul giornale del 22/11/20101066 letture

20 novembre 2010

Cristo Re dell’universo

Filed under: Religione,SANTI,articoli — giacomo.campanile @ 15:28
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Questa festa fu introdotta da papa Pio XI, con l’enciclica “Quas primas” dell’11 dicembre 1925, a coronamento del Giubileo che si celebrava in quell’anno.
Nell’enciclica “Quas primas”, egli dimostrava che la regalità di Cristo implica il dovere per i cattolici di fare quanto in loro potere per tendere verso l’ideale dello Stato cattolico: “Accelerare e affrettare questo ritorno [alla regalità sociale di Cristo] coll’azione e coll’opera loro, sarebbe dovere dei cattolici”. Dichiarava, quindi, di istituire la festa di Cristo Re, spiegando la sua intenzione di opporre così un rimedio alla scristianizzazione della società.
Tale festività coincide con l’ultima domenica dell’anno liturgico, con ciò indicandosi che Cristo Redentore è Signore della storia e del tempo, a cui tutti gli uomini e le altre creature sono soggetti. Egli è l’Alfa e l’Omega, come canta l’Apocalisse (Ap 21, 6). Gesù stesso, dinanzi a Pilato, ha affermato categoricamente la sua regalità. Alla domanda di Pilato: “Allora tu sei re?”, il Divino Redentore rispose: “Tu lo dici, io sono re” (Gv 18, 37).
Pio XI insegnava che Cristo è veramente Re. Il suo regno, spiegava ancora Pio XI, “principalmente spirituale e (che) attiene alle cose spirituali”, è contrapposto unicamente a quello di Satana e delle potenze delle tenebre. Il Regno di cui parla Gesù nel Vangelo non è, dunque, di questo mondo, cioè, non ha la sua provenienza nel mondo degli uomini, ma in Dio solo; Cristo ha in mente un regno imposto non con la forza delle armi (non a caso dice a Pilato che se il suo Regno fosse una realtà mondana la sua gente “avrebbe combattuto perché non fosse consegnato ai giudei”), ma tramite la forza della Verità e dell’Amore.
Gli uomini vi entrano, preparandosi con la penitenza, per la fede e per il battesimo, il quale produce un’autentica rigenerazione interiore. Ai suoi sudditi questo Re richiede, prosegue Pio XI, “non solo l’animo distaccato dalle ricchezze e dalle cose terrene, la mitezza dei costumi, la fame e sete di giustizia, ma anche che essi rinneghino se stessi e prendano la loro croce”.
Tale Regno, peraltro, già mistericamente presente, troverà pieno compimento alla fine dei tempi, alla seconda venuta di Cristo, quando, quale Sommo Giudice e Re, verrà a giudicare i vivi ed i morti, separando, come il pastore, “le pecore dai capri” (Mt 25, 31 ss.). Si tratta di una realtà rivelata da Dio e da sempre professata dalla Chiesa e, da ultimo, dal Concilio Vaticano II, il quale insegnava a tal riguardo che “qui sulla terra il Regno è già presente, in mistero; ma con la venuta del Signore, giungerà a perfezione” (costituzione “Gaudium et spes”).
Con la sua seconda venuta, Cristo ricapitolerà tutte le cose, facendo “cieli nuovi e terra nuova” (Ap 21, 1), tergendo e consolando ogni lacrima di dolore e bandendo per sempre il peccato, la morte ed ogni ingiustizia dalla faccia della terra. Sempre il Concilio scriveva che “in questo regno anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per partecipare alla gloriosa libertà dei figli di Dio” (costituzione dogmatica “Lumen Gentium”).
Per questo i cristiani di ogni tempo invocano, già con la preghiera del Padre nostro, la venuta del Suo Regno (“Venga il tuo Regno”) ed, in modo particolare durante l’Avvento, cantano nella liturgia “Maranà tha”, cioè “Vieni Signore”, per esprimere così l’attesa impaziente della parusia (cfr. 1 Cor 16, 22).
Anche papa Leone XIII, nell’enciclica “Annum sacrum” del 25 maggio 1899, aveva scritto in effetti che “il dominio di Cristo non si estende soltanto sui popoli cattolici, o a coloro che, rigenerati nel fonte battesimale, appartengono, a rigore di diritto, alla Chiesa, sebbene le errate opinioni li allontanino da essa o il dissenso li divida dalla carità; ma abbraccia anche quanti sono privi di fede cristiana, di modo che tutto il genere umano è sotto la potestà di Gesù Cristo”.
L’uomo, misconoscendo la regalità di Cristo nella storia e rifiutando di sottomettersi a questo suo giogo che è “dolce” ed a questo carico “leggero”, non potrà trovare alcuna salvezza né troverà autentica pace, rimanendo vittima delle sue passioni, inimicizie ed inquietudini. È Cristo soltanto la “fonte della salute privata e pubblica”, diceva Pio XI. “Né in alcun altro vi salvezza, né sotto il cielo altro nome è stato dato agli uomini, mediante il quale dobbiamo essere salvati” (At 4, 12).
Ed il XX secolo non ha mancato di fornirne dei tragici esempi con i vari regimi autoritari, comunisti e nazista (che la Chiesa ha condannato vigorosamente), riproponendo, per l’ennesima volta, il duro scontro tra Regno di Cristo e regno di Satana, che durerà sino alla fine dei tempi.
Con l’enciclica “Mit brennender Sorge”, del 14 marzo 1937 – tra i cui estensori vi era pure il cardinale segretario di Stato e futuro papa Pio XII, Eugenio Pacelli – il Pontefice romano disapprovava il provocante neopaganesimo imperante in Germania (il nazismo), il quale rinnegava la Sapienza Divina e la sua Provvidenza, che “con forza e dolcezza domina da un’estremità all’altra del mondo” (Sap. 8, 1), e tutto dirige a buon fine; deplorava anche certi banditori moderni che perseguono il falso mito della razza e del sangue; biasimava, infine, le liturgie del Terzo Reich tedesco, veri riti paganeggianti, qualificate come “false monete”.
In Messico, “totalmente infeudato dalla massoneria”, dove gli Stati Uniti avevano favorito – in nome dei loro interessi economici – la nascita di uno Stato dichiaratamente anticlericale ed anticristiano, furono promulgate pesanti leggi restrittive della libertà della Chiesa cattolica, stabilendo l’espulsione dei sacerdoti non sposati, la distruzione delle chiese e la soppressione persino della parola “adios”. Si costituì allora un esercito di popolo, i “cristeros”, i quali combattevano al grido di “Viva Cristo Re! Viva la Vergine di Guadalupe! Viva il Messico!”. Con le stesse parole sulle labbra versavano il loro sangue in quella terra anche numerose schiere di martiri, mentre i loro carnefici esclamavano, riempiendo ceste di vimini con le teste mozzate dei cattolici, “Viva Satana nostro padre”. Si trattò di un vero “olocausto” passato sotto silenzio ed ignorato. Alcuni dei valorosi martiri cristiani messicani, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, hanno raggiunto la gloria degli altari, come il gesuita Miguel Agustin Pro, fucilato senza processo. Le sue ultime parole furono giusto “Viva Cristo Re!”.
Questa grave situazione di persecuzione religiosa fu riprovata da Pio XI con le encicliche “Nos Es Muy Conocida” del 28 Marzo 1937 ed “Iniquis Afflictisque” del 18 novembre 1926.
Qui, il governo repubblicano socialista di Manuel Azaña Y Díaz proclamò che “da oggi la Spagna non è più cristiana”, mirando a “laicizzare” lo Stato. La nuova costituzione vanificava ogni potere della Chiesa, la religione cattolica era ridotta al rango d’associazione, senza sostegno finanziario da parte statale, senza scuole, esposta agli espropri; con il decreto 24 gennaio 1932 era dichiarata l’estinzione della compagnia di Gesù e se ne confiscavano i beni; era introdotto, nel 1932, il divorzio e il matrimonio civile ed abolito il reato di bestemmia; circa seimila religiosi furono massacrati. Pio XI reagì duramente con l’enciclica “Dilectissima Nobis” del 3 giugno 1933.
Dice il Papa nell’Enciclica: « E perché più abbondanti siano i desiderati frutti e durino più stabilmente nella società umana, è necessario che venga divulgata la cognizione della regale dignità di nostro Signore quanto più è possibile. Al quale scopo Ci sembra che nessun’altra cosa possa maggiormente giovare quanto l’istituzione di una festa particolare e propria di Cristo Re. »
(Pio XI, Quas primas)
di Giacomo Campanile

15 novembre 2010

Cristiani aumentano fedeli trucidati nel mondo

Filed under: Religione,articoli — giacomo.campanile @ 20:22

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Gli atti di violenza cieca non si fermano davanti a niente, è venuto ormai meno il rispetto per la religione cristiana.

Ogni giorno che passa, il terrorismo internazionale ha un obiettivo esplicito: la conquista islamica del mondo e, all’interno di questo obiettivo, qualcosa di più immediato cioè la distruzione del cristianesimo in Terra Santa, nel Medio Oriente. Dopo la strage di Bagdad, solo in Irak sono stati ben 864. E in Turchia e in Egitto il clima peggiora. Parla il vescovo: “Torna la paura, siamo in prima linea”

«Il Corano ordina di imporre la religione con la spada e dà al musulmano il diritto di uccidere i cristiani con la guerra santa». Lo aveva scritto nel suo intervento al Sinodo il vescovo libanese Raboula Antoine Beylouni, chiedendo agli islamici una riforma che contestualizzi certi passaggi coranici e ne impedisca l’uso violento.. Proprio nei luoghi che hanno visto il cristianesimo nascere e convivere per secoli con altre religioni, i casi di fedeli cristiani assassinati soltanto perché la domenica hanno partecipato alla messa. Berthold Pelster, ricercatore dell’associazione «Aiuto alla Chiesa che soffre», ha dichiarato di recente ad Avvenire che tra il 75 e l’85 per cento degli atti contro una religione nel mondo avvengono contro i credenti di Cristo. Anche nel «laico» Egitto il fondamentalismo è in crescita. Fino a qualche tempo fa si diceva che l’unico problema nel Paese era l’eventuale volontà di cambiare religione, cioè di abbandonare l’islam per farsi cristiani, dato che il proselitismo è vietato. Poco meno di un anno fa, a Natale, sette cristiani copti erano stati uccisi a Nag Hammadi, villaggio egiziano nel governatorato di Qena, vicino al sito archeologico di Luxor. Stavano uscendo dalla chiesa di Anba Basaya, dopo la messa di mezzanotte.

Così come sono tristemente noti a tutti i problemi che esistono in Turchia, Paese dove i cristiani sono nel mirino: don Andrea Santoro è stato ammazzato dentro la sua chiesa nel 2006, mentre è del maggio scorso il brutale assassinio del vescovo Luigi Padovese, che ha avuto la testa quasi recisa dal suo autista al grido di «Allah è grande». Il coraggioso vicario apostolico di Smirne, l’arcivescovo Ruggero Franceschini, due settimane fa al Sinodo sul Medio Oriente aveva parlato di «omicidio premeditato», denunciando l’«oscura trama di complicità tra ultranazionalisti e fanatici religiosi».

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11 novembre 2010

San Martino di Tours

Filed under: Religione,SANTI,articoli — giacomo.campanile @ 12:29
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Nasce in Pannonia (oggi in Ungheria) a Sabaria da pagani. Viene istruito sulla dottrina cristiana ma non viene battezzato. Figlio di un ufficiale dell’esercito romano, si arruola a sua volta, giovanissimo, nella cavalleria imperiale, prestando poi servizio in Gallia.

È in quest’epoca che si colloca l’episodio famosissimo di Martino a cavallo, che con la spada taglia in due il suo mantello militare, per difendere un mendicante dal freddo. Lasciato l’esercito nel 356, già battezzato forse ad Amiens, raggiunge a Poitiers il vescovo Ilario che lo ordina esorcista (un passo verso il sacerdozio). Dopo alcuni viaggi Martino torna in Gallia, dove viene ordinato prete da Ilario. Nel 361 fonda a Ligugé una comunità di asceti, che è considerata il primo monastero databile in Europa. Nel 371 viene eletto vescovo di Tours. Per qualche tempo, tuttavia, risiede nell’altro monastero da lui fondato a quattro chilometri dalla città, e chiamato Marmoutier. Si impegna a fondo per la cristianizzazione delle campagne. Muore a Candes nel 397.

di Giacomo Campanile
redazione@vivereroma.org

3 novembre 2010

Fede e domande su Dio sono temi ricorrenti nei Simpson

Filed under: Religione,articoli — giacomo.campanile @ 12:36
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Homer e Bart sono cattolici. A dirlo è L’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede. Secondo il giornale del Vaticano, la serie animata di Matt Groening è tra i pochi programmi televisivi per bambini nei quali la fede cristiana, la religione, e le domande su Dio sono temi ricorrenti.

Insomma, per l’Osservatore, le umiliazioni inflitte da Homer a Ned Flanders, gli scherzi di Bart in Chiesa e le lamentele di Homer la domenica prima di andare a Messa sono da considerare in maniera positiva. Il quotidiano pone in evidenza il fatto che la famiglia Simpson recita le preghiere prima dei pasti e, in una peculiare sua maniera, crede nella vita dopo la morte.

L’Osservatore riprende, in particolare, un articolo uscito sull’ultimo numero di Civiltà Cattolica, la rivista dei Gesuiti. L’articolo, nello specifico, cita la battuta “Il cattolicesimo è mitico”, pronunciata da Homer nell’episodio “Padre, Figlio e Spirito Pratico” (trasmesso due settimane dopo la morte di Giovanni Paolo II), nel corso del quale Bart si converte al cattolicesimo dopo aver incontrato a scuola padre Sean. Anche Homer, sulla scia della decisione del figlio, decide di convertirsi, facendo preoccupare la moglie Marge, il reverendo Lovejoy e il vicino di casa Ned Flanders.

I Simpson” sono un inno alla famiglia, in un’epoca in cui si vorrebbe vedere la famiglia distrutta. Ogni episodio si conclude con l’amore della famiglia: la famiglia è un ritrovo, un nido. Alla sera i Simpson tornano a casa e trovano i loro cari, che non sono perfetti, ma sono lì, in un rapporto conflittuale, ma sempre pronti ad accogliersi e perdonarsi.

Nella serie è valorizzato il senso religioso, ed è valorizzato il luogo in cui esso può essere scoperto e vissuto: la famiglia è nel cuore della Chiesa cattolica, e la Chiesa cattolica non cessa di ricordarci la centralità del nido familiare, dove l’amore può essere vissuto senza moralismo.

di Giacomo Campanile
redazione@vivereroma.org

Questo è un Articolo pubblicato sul giornale del 28/10/2010120 letture – 0 commenti

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PERCHE’ I SIMPSON POSSONO DIRSI CATTOLICI?

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